Extracted PDF page text
ERITREA - GLI ANNI DIFFICILI
Machine-extracted derivative; not a transcript or translation. Reading order, spacing and characters have not been editorially verified. PDF page numbers are file positions, not printed page labels. No OCR has been added.
Open unchanged original PDF · Download unchanged PDF
Extraction status: extracted-unverified.
PDF page 1
View this page in original PDF
1
ERITREA
1941 - 1951
GLI ANNI DIFFICILI
A cura di Eros ChiasseriniA cura di Eros ChiasseriniA cura di Eros ChiasseriniA cura di Eros ChiasseriniA cura di Eros ChiasseriniPDF page 2
View this page in original PDF
2PDF page 3
View this page in original PDF
3
In memoria delle vittime innocenti
di quel triste periodo.
(Eros Chiasserini)PDF page 4
View this page in original PDF
4
INDICE DELLE ABBREVIAZIONI
A.O.I. Africa Orientale Italiana
B.A.E. British Administration Eritrea
B.M.A. British Military Administration
C.R.I.S. Comitato Rappresentativo Italiani in Eritrea
FF.EE. Ferrovie Eritree
I.N.F.A.I.L.. Istituto Nazionale Fascista Assicurazioni Infortuni Lavoro
N.A.A.F.I. Navy, Army and Air Force Istitution.
N.U. Nazioni Unite
O.E.T.A. Occupied Enemy Territory Administration
O.N.U. Organizzazione Nazioni Unite
P.A.I. Polizia Africa Italiana
S.A.B.A. Stabilimenti africani Bevande Affini
S.A.T.A.E. Società anonima Trasporti Automobilistici EritreaPDF page 5
View this page in original PDF
5
L’ 11 giugno 1940, il giorno successivo all’ini-
zio delle ostilità, avvenne il primo bombardamento
aereo di Asmara. Nei primi giorni di guerra gli obiet-
tivi della RAF furono essenzialmente militari ed i
danni abbastanza contenuti. Le operazioni iniziali
coinvolsero quasi esclusivamente il personale mi-
litare dislocato nei vari settori dell’Impero e, a par-
te il richiamo alle armi dei civili abili al servizio e
lo spostamento logistico di qualche famiglia del
personale, la popolazione soffrì solo marginalmente
le conseguenza della guerra appena iniziata.
In altre città dell’Eritrea le incursioni aeree fu-
rono subito martellanti, continue ed indiscrimina-
te. Ne fecero le spese Assab, con le prime vittime
civili già dal settembre 1940, poi Massaua e Che-
ren dove, da li a poco, sarebbe iniziata l’epopea dei
nostri soldati nello strenuo tentativo di arginare il
dilagare in Eritrea delle truppe britanniche.
Il 31 gennaio iniziò la battaglia di Cheren, una
delle più cruente dell’intero conflitto, che vide im-
pegnate allo stremo tutte le nostre truppe fino a quel
tragico 27 marzo che di fatto segnò la perdita com-
pleta dell’Eritrea.
Negli ultimi mesi precedenti alla resa, Asmara
fu sottoposta a continui bombardamenti e non più
esclusivamente su obiettivi militari ma lanciati in-
discriminatamente sulle varie zone della città come
per intimidire e fiaccare l’ormai esausta popolazione
civile e di riflesso per minare la volontà di resisten-
za delle truppe impegnate tra le montagne di Che-
ren.
Per le continue inevitabili perdite di aerei ed
infine con la tragica morte dell’eroico Mario Vi-
sintini, anche la nostra caccia non rappresentò più
un ostacolo per le forze aeree britanniche che in-
tensificarono le loro azioni. Il bombardamento del
28 febbraio causò numerosi danni nel centro citta-
dino, la morte di 18 civili ed il ferimento di altri 64.
Il mese di marzo fu caratterizzato da incursioni
a cadenza giornaliera. L’ultima, il 30 del mese,
quando ormai il destino dell’Eritrea appariva se-
gnato, causò altri 12 morti e 35 feriti fra la popola-
zione civile.
La notte tra il 31 marzo ed il 1 aprile vide le
strade di Asmara percorse da nutrite bande di sban-
dati che si abbandonarono a violenze e saccheggi
sia dei depositi militari che di civili abitazioni, spa-
racchiando e lanciando bombe a mano. Le zone
maggiormente interessate furono quelle dei merca-
ti indigeni ed il quartiere di Ghezzabanda minac-
ciati da ex ascari, per lo più etiopici dell’Hamara,
affluiti dai campi di battaglia. Fortunatamente le
ancora presenti forze di polizia riuscirono ad argi-
nare efficacemente le scorrerie e ripristinare una
accettabile calma.
Il 1 aprile 1941, con l’ingresso delle truppe bri-
tanniche in Asmara e, nei giorni immeditamenten-
te dopo con la caduta di Decameré e di Massaua,
iniziò l’occupazione militare dell’Eritrea.
Da quella data e fino agli anni ‘50, ebbe inizio e
si protrasse la tragica sequenza delle aggressioni e
degli omicidi a danno di italiani che pagarono un
alto tributo di sangue e di dolore. La massima vi-
rulenza si raggiunse nel periodo in cui si dovettero
decidere le sorti dell’Eritrea la cui popolazione era
fortemente divisa sulla via da scegliere soprattutto
per l’intervento di forti pressioni esterne che pre-
mevano per indirizzare le decisioni dell’ONU ver-
ANNI 1941 - 1942PDF page 6
View this page in original PDF
6
ASMARA - Corriere Eritreo - Anno XIX nr. 52 - 1 Marzo
1941
ASMARA - 23 marzo 1941, gli inglesi bombardano Asmara perché le famiglie convincano gli eroici difensori di
Cheren ad arrendersi. Cominciano i bombardamenti: ecco come è stata ridotta Via Sacconi (tra Largo Camperio e
Viale Mazzini) dalle bombe esplosive ed incendiarie inglesi. (Da “Candido”)PDF page 7
View this page in original PDF
7
so la soluzione a loro più gradita.
Il prologo di quanto sarebbe avvenuto durante
il periodo dell’occupazione - durata dal 1 aprile
1941 al 15 settembre 1952 - si ebbe già con la pro-
paganda di guerra che aizzava i nativi contro le
altre popolazioni immigrate, ed in particolare con-
tro gli italiani, illudendoli con la promessa che a
guerra finita ogni proprietà terriera ed immobiliare
sarebbe passata automaticamente di diritto agli eri-
trei.
Quale frutto di questa insensata propaganda, già
nei primi mesi, si ebbero numerosi episodi di inva-
sione e devastazione di concessioni agricole con-
dotte da italiani oltre a saccheggi di negozi di pro-
prietà di commercianti arabi, episodi che l’Ammi-
nistrazione Militare Britannica non sempre riuscì a
reprimere, pur impiegando la forza, suscitando co-
munque la reazione e la sorpresa dei nativi che si
sentirono traditi e defraudati.
Prima del conflitto in Asmara e negli altri centri
dell’Eritrea in generale, gli episodi di rapina, bri-
gantaggio o terrorismo erano rarissimi ma, una volta
venuta a mancare l’autorità del Governo Italiano
incominciarono a verificarsi sempre più frequente-
mente atti criminali a danno sia di italiani che di
eritrei che sfociarono anche in sanguinose vendet-
te, aggressioni ed assassinii nello stesso centro cit-
tadino.
Agli inizi di aprile iniziarono ad affluire al For-
te Baldissera numerose colonne di autocarri cari-
chi di prigionieri italiani. Poco dopo presero il via
i rastrellamenti per le strade cittadine, nei pubblici
locali e gli arresti a sorpresa di notte nelle abita-
zioni.
Il periodo tra il 1941 ed il 1943 fu caratterizzato
anche dalla creazione dei campi profughi, dei cam-
pi di concentramento, dal trasferimento nei campi
di prigionia nelle varie colonie inglesi di militari e
civili - come quello funesto legato all’affondamen-
to del trasporto “Nova Scotia”, silurato da un in-
consapevole U-boot tedesco nelle acque di Loren-
co Marques il 28 novembre del 1942, che costò la
vita, tra gli altri, a 651 italiani - dalla disintegrazio-
ne di migliaia di famiglie, dall’inizio dei rimpatri
con le “Navi Bianche” per decine di migliaia di
donne, bambini, vecchi ed infermi e dallo smantel-
lamento sistematico delle più importanti infrastrut-
ture dell’economia del paese con il solo evidente
scopo di ridurre al minimo possibile la presenza
degli italiani in Eritrea.
I primi omicidi di nostri connazionali, essenzial-
mente a scopo di rapina, avvennero il 5 aprile 1941
presso il villaggio di Acrur non distante da Saga-
neiti, nell’Acchelé Guzai. Ne furono vittime i te-
nenti della PAI Fernando Lauriti, Edoardo San-
gue ed il vicebrigadiere Giuseppe Faenzi uccisi
da alcuni abitanti del villaggio sobillati dal parroco
copto e dal rappresentante della comunità locale.
I tre militari, dopo il collasso delle forze italia-
ne, percorrendo zone non conosciute stavano ten-
tando di raggiungere Asmara ed avevano richiesto
una guida che li accompagnasse. Dopo poche ore
di marcia furono attirati in una imboscata ed uccisi
dal lancio di bombe a mano e da colpi di fucile.
Rapinati di tutti i loro averi e spogliati degli abiti
furono frettolosamente sepolti. Le salme, riesuma-
te qualche tempo dopo, mostrarono segni di inau-
dita crudeltà, una era stata decapitata ed un’altra
aveva subito l’amputazione di una mano.
Il 21 aprile iniziarono le prime scorribande e le
prime devastazioni sui terreni dei coltivatori italia-
ni messe a segno da parte di contadini eritrei nelle
concessioni di Emilio Fareri e degli Eredi Cicoria
nella zona di Hametzì, presso Medrizien.
Nella notte del 23 dello stesso mese, sempre per
rapina, avvenne l’assassinio di Luigi Favro per
mano di due ladri che riuscirono ad introdursi fur-
tivamente all’interno della sua baracca situata nel
campo autotrasporti De Gradi, nella zona di Go-
daif. Svegliato da rumori sospetti ingaggiava una
collutazione con gli aggressori ma veniva colpito
mortalmente alla testa con una sbarra di ferro e de-
cedeva poco dopo.
Il primo assassinio, legato al possesso di terre-
ni, avvenne il 6 maggio nella zona di Asmara in
località Addi Gombolò dove i nativi del villaggio,
ASMARA - Aprile 1941 - Italiani in attesa di ottenere il “Bollo di Sicurezza” grazie al quale gli occupanti garanti-
vano la libera circolazione. Chi non otteneva il “Bollo” veniva arrestato e deportato in India, nel Sudan, nel
Kenia.(Candido)PDF page 8
View this page in original PDF
8
memori della promesse della propaganda britanni-
ca, ritenendo decaduti i diritti di proprietà della sua
azienda agricola e per impadronirsene a forza, uc-
cisero il concessionario Raul Di Gioacchino di 48
anni. L’aggressione avvenne alle prime luci dell’al-
ba. Mentre Di Gioacchino ed il mezzadro Pietro
Greco stavano compiendo una visita nell’azienda
alcuni nativi, appostati nei pressi, li fecero segno
del lancio di bombe a mano e colpi di fucile che
raggiunsero il concessionario al braccio sfracella-
doglielo e causandogli varie ferite alla gamba sini-
stra. Malgrado la mutilazione riusciva, assieme al
mezzadro, a raggiungere l’abitazione e barricarsi.
In soccorso degli aggrediti intervennero alcuni mi-
litari indiani in transito. Di Gioacchino, ricoverato
all’Ospedale Regina Elena di Asmara, vi decedeva
il giorno dopo per la grave emorragia subita. A se-
guito del grave episodio l’azienda venne abbando-
nata.
Di questi iniziali episodi di violenza, legati alla
ingannevole propaganda britannica sulle proprie-
tà, sovente si riuscì ad individuarne i responsabili
che subirono pesanti condanne.
La comunità italiana serrò i ranghi difendendo-
si come possibile ma, soprattutto, confidando nel
mantenimento dell’ordine, nella difesa della pro-
pria incolumità e dei propri diritti da parte delle
autorità britanniche e delle Forze di Polizia prepo-
ste. Fiducia che purtroppo andò sempre più affie-
volendosi.
Agli inizi di maggio eminenti personalità eri-
tree costituirono una associazione denominata Mah-
ber Fecrì Hagher (Associazione Amor Patrio) con
intenti essenzialmente nazionalistici che riuniva sia
i musulmani che i cristiani eritrei, al solo scopo di
difenderne gli interessi, senza alcun particolare fine
politico o che considerasse eventuali future suddi-
visioni o destinazioni territoriali.
Intanto anche le aziende agricole di Merara, nella
zona delle Pendici Orientali, iniziarono a subire
invasioni e devastazioni ad opera dei paesani nati-
vi sempre più convinti di poter acquisire automati-
camente le proprietà degli italiani. La prima aggres-
sione armata prese di mira la concessione di Um-
berto Viganò che a stento salvò la vita. Seguirono a
breve distanza di tempo quelle ai danni dei terreni
di Carlo Granzotti, Paolo Springolo, Guido Rossi,
Mario Torriani e Gaetano Vuerich.
Estremamente preoccupati per la situazione di
pericolo venutasi a creare in tutta la zona gli im-
prenditori italiani reclamarono un deciso interven-
to dell’autorità britannica che provvide ad inviare
un reparto della 10^ Brigata che sembrò, in un pri-
mo tempo, ristabilire l’ordine e la legalità. Purtrop-
po solo alcuni giorni dopo le invasioni ed i furti
ripresero con immutato vigore così come le minac-
ASMARA - Donne eritree al funerale di un italiano ucciso dagli scifta. (Candido)PDF page 9
View this page in original PDF
9
ce di morte all’indirizzo dei concessionari per nul-
la disposti ad abbandonare le loro proprietà.
Al fine di chiarire ai nativi la legalità del pos-
sesso e della conduzione da parte dei concessionari
italiani, furono decise delle visite nei vari paesi della
zona da parte del commissario Angelo Lauro e di
un ufficiale inglese per informare e spiegare che
tutte le leggi italiane sulla proprietà erano tuttora
valide ed in vigore e tutti erano tenuti a rispettarne
le disposizioni. A seguito dell’azione intrapresa se-
guì un periodo di relativa calma senza eccessivi
disordini.
ANNO 1943
Pur non essendo ancora iniziato il periodo più
cruciale degli attentati e delle violenze terroristi-
che avvennero altre aggressioni ed uccisioni di no-
stri connazionali.
La notte del 10 ottobre del 1943 avvenne in
Asmara l’assassinio dello studente diciassettenne
Francesco Sorrento. Un nativo cercò di introdur-
si all’interno del chiosco del “Bar Oriani” per com-
piervi un furto ma i rumori dello scasso svegliaro-
no la proprietaria che urlando diede l’allarme. Il
malvivente reagì sparando due colpi di pistola for-
tunatamente andati a vuoto. Francesco, uno dei fi-
gli della proprietaria, per nulla intimorito, insegui-
va l’aggressore ed ingaggiava una collutazione nel
corso della quale venne esploso un terzo colpo che
lo colpiva mortalmente. Ricoverato d’urgenza al-
l’ospedale poco distante, malgrado le cure, vi de-
cedeva qualche ora dopo.
Un’aggressione di insolita ferocia avvenne la
sera del 19 ottobre, ad opera di una ben organizza-
ta banda di nove scifta, ai danni del “Bar Topoli-
no”, situato al km 29 della camionale Asmara-De-
cameré, ed alla corriera della S.A. Salvati in servi-
zio tra le due località.
Nella sala del bar erano presenti i due camerieri
Antonio D’Antonio e Enrico Bendin, Gastone Sbol-
ci, un commesso della ditta di alimentari “3 A” e
Luigi Del Monte proprietario della “Anonima Au-
totrasporti” di Decameré.
Mentre conversavano udirono una forte deto-
DECAMERE’ - C’era una volta una popolata e prospera cittadina commerciale, ora è una città di fantasmi.
(Da Epoca)PDF page 10
View this page in original PDF
10
nazione nei pressi del locale che venne contempo-
raneamente investito da una nutrita serie di colpi di
fucile. Tutti si gettarono a terra cercando rifugio
sotto i tavolini ma Luigi Del Monte venne raggiun-
to da una pallottola che lo uccideva all’istante.
Dopo alcuni minuti sopraggiunse la corriera che
si fermò regolarmente sul piazzale del bar. Sia l’au-
tista, Gaetano Vetraino, che i passeggeri non si re-
sero conto del pericolo ed iniziarono a scendere per
ristorarsi durante la breve sosta. Fu in quel momento
che gli scifta ripresero a sparare questa volta con-
tro il gruppo appena giunto. Il sub-inspector della
Eritrea Police, Vlahopoulos Eustache, comandato
quale scorta alla corriera, rispose al fuoco con la
sua pistola ma rimase immeditamente ferito ad una
spalla. I passeggeri risalirono precipitosamente sul
mezzo che riuscì ad allontanarsi a gran velocità ver-
so Decameré. All’arrivo uno dei passeggeri, Or-
lando Prati di 28 anni, venne rinvenuto ormai ca-
davere sul fondo della corriera. Risultarono feriti,
più o meno gravemente, oltre al sub-inspector, an-
che i passeggeri Gino Romanini, Piera Pompini,
Luigi Marchetto, Eurelio Calabrese, Quintino Cic-
carelli ed Enrico Brioni.
ANNO 1944
Dopo alcuni mesi trascorsi in apparente tran-
quillità, le aggressioni ripresero all’inizio del 1944.
L’11 marzo degli scifta appostati al km 136 del-
la camionale Asmara-Addis Abeba, nel tratto Se-
nafé-Addi Caieh, nella zona Amba Terica, tesero
un’imboscata alle auto in transito. Il primo a so-
praggiungere fu un camioncino guidato dal proprie-
tario Farneti che viaggiava in compagnia di Um-
berto Vitrò, residente in Addi Caieh, dove gestiva
il “Bar Dopolavoro” . Il mezzo fu fatto segno da
numerosi colpi di arma da fuoco uno dei quali rag-
giunse alla fronte Umberto Vitrò. Farneti riuscì for-
tunosamente ad invertire la marcia ed a rientrare a
Senafé dove il compagno di viaggio, ormai ago-
nizzante, decedeva poco dopo per la grave ferita
riportata.
Il mese di giugno vide l’inizio di una nuova fase
del terrorismo che prese di mira per la prima volta
le aziende agricole condotte da italiani. La sera del
17, nella concessione Cazzagon di Addi Finin nei
pressi di Debaroa, erano presenti a cena i soci che
la conducevano a mezzadria: Mario Beltramo, Chi-
no Alessandri ed Ernesto Discardi, la moglie di
Beltramo, Teresa, il figlio di due anni e mezzo Vit-
torio, l’operaio Pasquale Tiberi e l’amico Righini.
Le finestre della sala da pranzo, illuminata dal “Pe-
tromax”, erano aperte ed il gruppo degli italiani
conversava serenamente.
All’improvviso avvertirono un colpo di arma da
fuoco che mandò in frantumi il lume e, in rapida
successione, altre fucilate. Rimasero subito feriti
Discardi, al quale una pallottola aveva quasi tron-
cato il braccio sinistro, il piccolo Vittorio e, in
maniera più lieve, l’amico Righini. Gli altri riusci-
rono in qualche modo a mettersi al riparo. Dal vici-
no paese di Addi Finin, uditi gli spari, accorsero
alcuni paesani che costrinsero alla fuga gli assali-
tori. Ernesto Discardi ed il piccolo Vittorio venne-
ro immediatamente ricoverati all’ospedale di Addi
Ugri. Al primo si dovette amputare il braccio ed il
secondo, dopo lunga degenza, riuscì a sopravvive-
re. Malgrado le assidue cure il povero Discardi ces-
sava di vivere il giorno successivo per sopraggiun-
ta embolia.
Aveva così inizio la lunga e dolorosa serie delle
aggressioni, omicidi e vandalismi ai danni delle
aziende agricole e minerarie degli italiani sul suolo
eritreo. Aggressioni che avrebbero irrimediabilmen-
te messo in ginocchio l’economia del settore per
quasi dieci anni.
Intorno alla metà del 1944, in un articolo sul
settimanale in lingua tigrina “Eritrean Weekly
News” pubblicato a cura del “British Information
Service” e firmato “Un Eritreo”, veniva descritto
ASMARA - CHEREN - Ad ogni svolta della strada si attende un attacco degli scifta. Le corriere hanno a bordo una
scorta di soldati indigeni comandata da un carabiniere italiano. E’ proibito viaggiare se non in convogli scortati.
(da Candido)PDF page 11
View this page in original PDF
11
un futuribile progetto di spartizione del territorio
della ex colonia.
Secondo l’articolista il Bassopiano Occidenta-
le, abitato in prevalenza da popolazione musulma-
na, avrebbe dovuto essere incorporato al Sudan
Anglo-Egiziano mentre il rimanente territorio, ag-
gregato al tigrai etiopico, avrebbe dato vita ad un
nuovo stato con capitale Asmara ed essere quindi
posto sotto l’amministrazione fiduciaria di una po-
tenza europea per un periodo di 25 anni.
L’autore dell’articolo venne facilmente identi-
ficato nell’allora Amministratore Capo dell’Eritrea,
il brigadiere S.H. Longrigg e di conseguenza ap-
parve a tutti chiaro che la potenza europea che
avrebbe dovuto prendersi cura dell’amministrazio-
ne fiduciaria non poteva essere altro che la Gran
Bretagna.
A Decameré viveva Gabriele Tartaglione, un
giovane di 35 anni che da alcuni mesi aveva preso
in gestione il forno di proprietà di Emma Gandol-
fo. Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi
quando la notte del 7 luglio qualcuno bussava alle
imposte della sua abitazione in Via Lombardia .
Malgrado l’ora insolita il fornaio si alzava ed apri-
va la finestra; non aveva neanche il tempo di ren-
dersi conto di quanto stava succedendo che veniva
raggiunto da un colpo di pistola al petto sparato da
uno dei due aggressori che si allontanavano imme-
diatamente verso il quartiere nativo. Gabriele Tar-
taglione decedeva nel pomeriggio dello stesso gior-
no. Da 5 anni residente nella cittadina era cono-
sciuto e stimato da tutti per la sua operosità e cor-
rettezza.
Ripresero intanto le incursioni dei banditi nelle
aziende agricole degli italiani.
Pietro Zino, un agricoltore di Savona, era pro-
prietario di una concessione in Mai Ghindì presso
Addi Ugri. La sera del 28 agosto si trovava nella
sua abitazione in compagnia dell’amico Gianfran-
co Cuturi, un meccanico che era andato a passare
alcuni giorni di vacanza nell’azienda agricola, e
della
signora Corinna Verdina, sua ospite. Intorno alle
21 uno sparo ruppe il silenzio della notte ed un se-
condo colpo raggiungeva la porta di ingresso. Era
un attacco degli scifta che chiedevano con insistenza
denaro ed altri oggetti di valore.
Gianfranco Cuturi tentò di ridurre alla ragione
gli assalitori promettendo di consegnare ogni cosa
purché smettessero di sparare. Aperta con cautela
la porta veniva immeditamente raggiunto da un
colpo di fucile alla faccia che l’uccideva all’istan-
te. Anche Pietro Zino cercava di calmare gli assali-
tori promettendo di assecondare ogni loro richie-
sta. Non fece in tempo a terminare la frase che un
colpo di fucile sparato a bruciapelo lo raggiungeva
al torace freddandolo.
Corinna Verdina, approfittando del trambusto,
riusciva nel frattempo a sottrarsi all’aggressione
fuggendo verso il vicino paese di Mai Ghindì dove
chiedeva soccorso ma, per i due italiani, non c’era
più niente da fare.
Dei quattro aggressori, presumibilmente nativi
del luogo, non fu mai trovata traccia.
Una eloquente conferma del progetto di sparti-
zione dell’Eritrea, enunciato per la prima volta nel-
l’articolo pubblicato sull’ “Eritrean Weekly News”
qualche mese prima, si ebbe il 5 novembre di quel-
l’anno quando lo stesso Brigadiere S.H. Longrigg
pronunciò il discorso inaugurale in occasionale del-
l’apertura della prima Mostra Agricola Zootecni-
ca di Addi Caieh. Rivolgendosi alla popolazione
convenuta, ma in particolare ai vari capi e notabili
eritrei, li sollecitava a riflettere su quello che avreb-
be potuto essere il futuro territoriale della ex colo-
nia invitandoli inoltre ad esprimere senza indugio
ASMARA - Soldati dei reparti anti-scifta davanti all’ufficio del col. Rose. I reparti sono costitutiti da duemilatrecen-
to uomini, dei quali centottanta sono italiani. Seicento soldati inglesi costituiscono le truppe di occupazione.
Recentemente, per intensificare la lotta contro i banditi, hanno preso stanza in Asmara cinquecento sudanesi.
(La Settimana Incom)PDF page 12
View this page in original PDF
12
il loro parere in proposito considerando che la guer-
ra stava volgendo al termine e la decisione finale
era ormai prossima.
In buona sostanza veniva chiaramente proposto
che tutta l’opera di aggregazione compiuta fino al-
lora, ottenuta superando differenze di razza, reli-
gione, cultura e che aveva consentito un lunghissi-
mo periodo di pace e di concordia, doveva essere
cancellata con il solo intento di favorire l’attuazio-
ne
delle mire britanniche sul territorio eritreo e con
la sua spartizione fra Sudan Anglo-Egiziano ed Etio-
pia.
Sintomatica e rivelatrice la parte finale del suo
discorso: “Quelli nelle cui mani, dopo la guerra,
sarà posta la decisione finale, vorranno, senza dub-
bio considerare accuratamente la storia politica,
razziale e culturale dell’Africa Orientale in gene-
rale e dell’Eritrea in particolare. Essi considere-
ranno la diversità di razze, di religioni e di linguag-
gio entro il territorio che il Governo Italiano unifi-
cò in una singola colonia; essi considereranno le
relazioni e le affinità che questo territorio, o parti
speciali di esso, hanno con i territori vicini attra-
verso i confini dell’Eritrea”.
Il seme della discordia era stato gettato e non
tarderà a dare i suoi malefici frutti.
Pochi giorni dopo, nel pomeriggio del 9 novem-
bre 1944, una decina di banditi armati bloccavano,
presso Dongollo, l’autocorriera in servizio tra Mas-
saua ed Asmara. I due poliziotti eritrei di scorta fu-
rono uccisi prima ancora di poter ingaggiare una
difesa mentre i passeggeri, costretti a scendere, fu-
rono privati di ogni loro avere. Due italiani venne-
ro feriti con armi da taglio. Nel corso della rapina
sopraggiunse su un camioncino l’italiano Emanue-
le Arena, dipendente dell’Amministrazione Britan-
nica di Massaua. Sfortunatamente si accorse in ri-
tardo del pericolo ma tentò ugualmente una repen-
tina inversione di marcia. Mentre eseguiva la ma-
novra fu colpito da una fucilata che lo uccise sul
colpo. L’indagine che seguì dimostrò che quasi si-
curamente gli autori di quell’ennesima aggressio-
ne furono gli stessi componenti della banda capeg-
Una fornace in rovina abbandonata dagli italiani per gli scifta (Epoca)PDF page 13
View this page in original PDF
13
giata dall’eritreo Ghebré Tesfazien già colpevole
dei fatti accaduti al “Bar Topolino” e che continuò
nelle sue imprese banditesche, principalmente sul-
le camionali a danno delle autocorriere, ancora per
più di un anno prima di rifugiarsi in Etiopia.
ANNO 1945
Intorno alla metà del 1945 vi furono altre ag-
gressioni a scopo di rapina nell’ambito cittadino.
Il nuovo episodio accadde la mattina del 1 giu-
gno nel rione di Mai Cioet. Biagio Pavone di 43
anni, mentre si apprestava ad iniziare la giornata di
lavoro nella sua piccola fabbrica di sapone, fu sor-
preso alle spalle e colpito alla testa con una spran-
ga di ferro che ne causò la morte. Gli aggressori,
trasportato il cadavere in un locale adiacente, lo de-
predarono del portafoglio contenente il ricavato
della vendita di una casa avvenuta il giorno prima
e richiusero la porta assicurandola con un lucchet-
to. Il sospetto di questo assassinio e susseguente
rapina ricadde su tre giovani dipendenti etiopici che
dal giorno del delitto si erano eclissati.
Sempre nel rione di Mai Cioet, il 14 novembre,
venne assassinato il 41enne Luigi Romano impie-
gato come contabile presso la ditta di autotrasporti
Fratelli Piazzardi di Asmara. Il cadavere fu rinve-
nuto spogliato di ogni avere mentre le circostanze
dell’assassinio, compiuto con un colpo di arma da
fuoco, non furono mai chiarite.
Verso la fine del 1945 la compattezza dell’asso-
ciazione “Mahber Fecrì Hagher” iniziò ad incrinarsi
e si manifestarono le prime controversie tra
musulmani e copti a causa soprattutto delle interfe-
renze estranee alla popolazione eritrea ed in parti-
colare dal folle progetto dell’ex amministratore
capo, brigadiere S.H. Longrigg, sostituito nel frat-
tempo dal brigadiere generale C.D. Mc Carthy, che
auspicava la spartizione della ex colonia tra il Sudan
Anglo-Egiziano e l’Etiopia.
ANNO 1946
Nella zona periferica dell’Amba Galliano, il 6
gennaio 1946, avvenne l’assassinio di Carmine
Chiapparone un 42enne che gestiva una fornace
di mattoni di proprietà dell’Avv. Carlo De Crescen-
zio. L’omicidio, a scopo di rapina, fu opera di due
giovanissimi eritrei uno dei quali suo dipendente.
Intorno alle 23 l’italiano si era recato alla fornace
per controllare l’andamento del fuoco. Mentre era
Zona dell’Hamasien - Un gruppo di scifta partecipano alla festa di San Michele. Il secondo da sinistrea, in piedi, è
Tesfauchiel Oghé il quale dopo aver commesso decine e decine di rapine ed omicidi è riparato in Etiopia.
(Candido)PDF page 14
View this page in original PDF
14
chino alla bocca del forno uno dei due aggressori
lo colpi ripetutamente alla testa con un bastone poi
i due complici tentarono di bruciarne il corpo in-
troducendolo nel forno. Le indagini della Polizia
italiana consentirono di identificare ed arrestare i
due autori del delitto che, nel febbraio dello stesso
anno, vennero condannati dalla Corte di Assise di
Asmara alla pena capitale.
Nel breve volgere di una settimana, tra il 22 giu-
gno ed il 1 luglio, avvennero tre nuove aggressioni
ad opera di una banda di teppisti nativi che aveva
preso ad operare nella parte periferica settentriona-
le della città. La prima rapina a mano armata fu
compiuta ai danni di Pietro Guarascio nel rione
dell’Amba Galliano. Circondato dai malviventi non
riuscì a difendersi e venne raggiunto da tre pugna-
late e spogliato di ogni avere. Accompagnato al-
l’Ospedale Regina Elena da alcuni passanti vi de-
cedeva il giorno dopo a causa delle gravi ferite ri-
portate.
Sempre ad opera della stessa banda, la sera del
26 in zona Abba Sciaul, fu aggredito Ignazio Sapo-
rito il quale, malgrado le ferite causate da quattro
pugnalate, riuscì a sfuggire ai suoi aggressori.
Il 1° luglio infine veniva assalito a colpi di ba-
stone, sempre a scopo di rapina, nella zona del Ca-
ravanserraglio l’italiano Benvenuto Toscani che
riuscì fortunatamente a sottrarsi all’aggressione.
Si acuirono nel frattempo i dissensi tra la popo-
lazione locale ed il 15 agosto avvenne un primo
sanguinoso scontro tra i copti Zenadeglé ed i
musulmani Teroà, nella zona dell’Acchelé Guzai,
quando si affrontarono per una disputa sorta sulla
proprietà di alcune terre. Al termine della giornata
si contarono 12 vittime tra i musulmani e 2 tra i
copti.
Il giorno dopo, 16 agosto, per le vie di Asmara
iniziò una guerriglia urbana tra militari sudanesi
delle forze di occupazione, di religione
mussulmana, ed eritrei copti. I soldati accorsi in
gran numero e dotati di armi da guerra non esitaro-
no a farne uso ed in poche ore uccisero 40 cittadini
copti.
Nel tentativo di ricompattare le file dell’Asso-
ciazione “Mahber Fecrì Hagher” ed eliminare i
dissensi tra musulmani ed il resto della popolazio-
ne, nel novembre del 1946 alcuni dei dirigenti po-
litici più in vista organizzarono un convegno a Bet
Gherghis proponendo una generale pacificazione.
L’incontro non portò ad alcun risultato positivo anzi
la frattura tra le due fazioni divenne più profonda
tanto che nel giro di alcuni mesi i dissidenti diede-
ro vita a nuovi partiti ed associazioni.
La prima a nascere fu la “Lega Musulmana del-
l’Eritrea”, favorevole all’indipendenza, che vide
la luce a Cheren il 1 Dicembre del 1946.
ASMARA - Il Dottor Vincenzo Di Meglio, Presidente del Comitato Rappresentativo degli Italiani in Eritrea (C.R.I.E.),
mentre parla ai connazionali. Gli italiani d’Eritrea hanno superato momenti difficilissimi.
(Candido)PDF page 15
View this page in original PDF
15
Dopo un solo mese, il 1 gennaio 1947, il
“Mahber Fecrì Hagher” prese un deciso atteggia-
mento favorevole all’annesione con l’Etiopia e si
trasformò in “Partito Unionista” adottando il motto
“Eritrea con Etiopia, una Etiopia”.
Il 18 febbraio il movimento politico liberale
progressista, attivo fin dal 1944, assunse la nuova
denominazione di “Partito Liberale Progressista”
con il motto: “Eritrea agli Eritrei”.
Cresceva intanto la comprensibile preoccupazio-
ne degli italiani d’Eritrea che sentendosi totalmen-
te abbandonati dal governo di Roma e circondati
dalle ostili nascenti nuove forze politiche fondava-
no nel febbraio del 1947 il ”Comitato Rappresen-
tativo Italiani dell’Eritrea” (CRIE), un ente
apolitico che si proponeva di difendere gli interessi
degli italiani. La presidenza venne affidata al me-
dico coloniale Dottor Vincenzo Di Meglio che la
mantenne fino al suo scioglimento avvenuto il 21
dicembre del 1951.
Il 28 febbraio si costituiva l’ “Associazione Italo-
Eritrei”con il proposito di aggregare quella parte
di popolazione nativa che per vari motivi si senti-
va ancora legata agli italiani e, qualche tempo dopo,
anche una ”Associazione V eterani” formata da mi-
gliaia di ex ascari.
La British Military Administration (BMA), pre-
occupata dalla nascita di partiti che dimostravano
di essere in aperto contrasto con i progetti e le mire
di Londra sull’Eritrea, mise in atto ogni possibile
divieto per arginarne la diffusione ostacolando in
modo particolare ogni idea in favore di una possi-
bile amministrazione fiduciaria da assegnarsi all’Ita-
lia pur sotto l’egida dell’ONU agevolando nel
contempo le correnti filobritanniche, ben rappre-
sentate dai nuovi notabili nominati dalle forze di
occupazione, per cui nel bassopiano occidentale
sostenne l‘azione della “Lega Musulmana”, trasfor-
mata poi in “Lega Liberale” , orientata verso l’in-
dipendenza da raggiungersi attraverso un’ammini-
strazione fiduciaria britannica mentre, per
l’altopiano, agevolò il “Partito Unionista” deci-
samente propenso all’unione incondizionata con
l’Etiopia.
Dopo un lungo periodo di pressanti richieste,
malgrado la violenta reazione del “Partito
Unionista” e le poco dissimulate angherie e diffi-
coltà frapposte dalla BMA, quest’ultima fu costretta
ad autorizzare la costituzione del “Partito Eritrea
pro Italia” che vide la luce il 29 settembre del 1947
e che in poco più di un mese raccolse oltre 200
mila iscritti.
Le prime azioni terroristiche, di chiaro stampo
politico, iniziarono a metà del 1947 e coinvolsero
i rappesentanti eritrei del “Partito Liberale
Progressista” dei cristiani dell’altopiano e quelli
della “Lega Musulmana” del bassopiano.
Fu in questo rapporto di forti contrasti tra la po-
polazione e nel clima avvelenato che si era venuto
a creare tra le varie fazioni che prese il via anche il
sanguinoso periodo del terrorismo anti-italiano.
Il 13 luglio, mentre percorrevano la camionale
Nefasit-Decameré caddero in una imboscata e ven-
nero feriti Ugo Bellesio e Pietro Cortese.
Ad Asmara iniziò la triste catena delle aggres-
sioni e delle intimidazioni a carico degli italiani.
La prima vittima fu Orazio Zumbo reso inabile dalle
percosse subite la sera del 10 agosto.
A Cheren, la sera del 30 ottobre, alcuni facino-
rosi unionisti lanciarono dalla sede del loro partito
una bomba a mano all’indirizzo di un gruppo di
italiani che transitavano per la piazza centrale.
I rappresentanti del CRIE si attivarono
immeditamente facendo pervenire una lettera di
vibrante proteste al segretario capo della BMA chie-
dendone l’intervento deciso e fattivo per stroncare
sul nascere queste attività criminose. Purtroppo le
azioni di repressione da parte della polizia non ven-
nero eseguite nella maniera auspicata anzi, se pos-
sibile, parvero dimostrare condiscendenza ed indif-
ferenza alla montante marea del terrorismo anti-ita-
liano.
Il 12 novembre giunse in Eritrea la Commissio-
ne Quadripartita d’Inchiesta con il compito di son-
dare le aspettative della popolazione nativa circa il
futuro assetto politico ed economico del territorio.
Nei 53 giorni della sua permanenza, cioè fino al 3
gennaio 1948, effettuò numerose visite nei centri
abitati più importanti del paese ascoltando, valu-
tando ed annotando quanto riferirono i rappresen-
tanti dei vari distretti.
Fu soprattutto durante quel periodo che si veri-
ficarono numerosi incidenti a Teramnì, presso Adi
Ugri, Cheren, Agordat, Decameré causati quasi
esclusivamente dalle forze unioniste che cercarono
in ogni maniera di influenzare i giudizi finali della
Commissione al grido di “Etiopia o morte”!
Atti vandalici avvennero il 16 dicembre a
Massaua dove attivisti del “Partito Unionista” de-
vastarono i locali del “Lido” ed aggredirono citta-
dini italiani e nativi simpatizzanti per l’Italia.
Anche sulle camionali tra i vari centri dell’Eri-
trea ripresero le aggressioni. Una delle prime coin-
volse l’autista Luigi Chiatti mentre la sera del 30
dicembre transitava con il suo automezzo sulla
camionale Senafé-Adigrat. Giunto in prossimità di
Solcotom, subì un assalto da parte di alcuni scifta
che lo ferirono e rapinarono.
ANNO 1947PDF page 16
View this page in original PDF
16
Manifestazione degli Habab pro Italia.
(Candido)PDF page 17
View this page in original PDF
17
Ancora una volta il CRIE espresse proteste ed
appelli alla BMA e per conoscenza ne riferì alla
Commissione Quadripartita senza ottenere tutta-
via alcun concreto risultato.
ANNO 1948
Il 2 gennaio alcuni banditi assalirono e rapinaro-
no nelle loro abitazioni in Acria, presso Asmara,
Guido Denadaio e Cesare Mariani.
Il pomeriggio del 5 gennaio ebbe inizio la deva-
stante attività terroristica ai danni delle aziende agri-
cole, industriali e minerarie condotte da italiani. Una
numerosa banda di scifta agli ordini di Hagos
Temnuò compì una vasta razzia nella concessione
dei fratelli Felice e Filippo Casciani in Elaberet sulla
strada per Cheren. Gli impianti, gli uffici e le abita-
zioni subirono la quasi totale devastazione con in-
cendi, saccheggi e furto di bestiame.
Una nuova lettera di vibrante protesta venne in-
dirizzata dal CRIE alle autorità britanniche ponen-
do inoltre in evidenza il timore espresso dai con-
cessionari agricoli italiani che da quel momento si
ritennero in imminente pericolo di razzie terroristi-
che contro le quali chiedevano adeguata protezio-
ne.
L’8 marzo 1948 riprese con vigore l’attività del
terrorismo politico nelle campagne e nei centri abi-
tati indirizzata essenzialmente contro chi tentava
di opporsi o era contrario all’unione dell’Eritrea con
l’Etiopia siano essi italiani che nativi. Negli anni
che seguirono l’azione del terrorismo e del
banditismo colpì sistematicamente ogni attività
agricola e mineraria, paralizzò i traffici e gli scam-
bi commerciali, ridusse in ginocchio l’economia del
paese fino a ridurlo ad una condizione di miseria
mai conosciuta in precedenza.
La prima vera vittima di questa nuova fase di
terrore e di sangue fu Silvio Conzada che la sera
dell’ 8 marzo, a bordo di una vettura condotta da
Pietro Tezze, sulla quale erano anche Onelia Bof in
Scopel con la figlia Eva ed Erminia Menegaz in
Simola con i figli Graziella e Ninì, percorreva la
camionale Nefasit-Decameré.
La comitiva rientrava a Decameré dopo una gita
a Nefasit. Verso l’imbrunire, giunti ad una curva in
prossimità del km 21,5, venivano aggrediti da una
banda di scifta che a fucilate riuscivano a fermare
l’auto. Il gruppo scese a terra per ripararsi da altri
eventuali colpi mentre Silvio Conzada, 39 anni,
estraeva alcune banconote mostrandole agli
assalitori invitandoli a non sparare per non mettere
Componenti della Commissione Quadripartita d’Inchiesta a bordo di una “Littorina” durante una trasferta
verso il Bassopiano Occidentale. Si trattenne in Eritrea dal 12 novembre 1947 al 3 gennaio 1948.
(Collezione Carlo Di Salvo)PDF page 18
View this page in original PDF
18
in pericolo la vita delle donne e delle bambine. Per
tutta risposta furono sparate altre tre fucilate e lan-
ciata una bomba a mano che colpiva i due uomini
ferendo gravemente Conzada asportandogli la mano
che teneva il denaro. Per vie diverse le donne, le
bambine e Pietro Tezze, benché ferito ad una spalla
ed in altre parti del corpo, riuscirono a porsi in sal-
vo e dare l’allarme al posto di polizia di Nefasit. Il
cadavere di Silvio Conzada, recuperato il giorno
dopo, presentava oltre all’asportazione della mano
sinistra, altre numerose ferite e due colpi di accetta
una al cranio e l’altra alla fronte che ne avevano
causato la morte. Di queste sevizie erano state ter-
rorizzate testimoni anche le due bambine.
Qualche giorno dopo, 11 marzo, una banda di
scifta assaliva il “Bar Baggi” al km 11 della
camionale Asmara-Cheren e quale sfida alla poli-
zia e sicuri dell’impunità, lasciavano scritti i loro
nomi sul luogo della rapina.
Questi due nuovi atroci episodi di terrorismo
sollevarono le risentite proteste del CRIE che indi-
rizzava una nuova lettera al t.c. J.C. Crawford, re-
sponsabile della segreteria politica della BMA, ri-
ferendo inoltre che, secondo alcune informazioni
riportate da viaggiatori provenienti dall’Etiopia, nu-
merosi abitanti del Tigrai erano stati riforniti di armi
con l’evidente scopo di utilizzarle per minacciare
gli italiani e le imprese italiane dell’Eritrea.
Nella risposta fatta pervenire al CRIE il t.c. J.C.
Crawford assicurava che: “Io personalmente vi ga-
rantisco che l’Amministrazione Britannica farà
ogni cosa in suo potere per provvedere alla prote-
zione della comunità italiana” mentre l’ammini-
stratore capo dell’Eritrea, brig. F.G. Drew, ammet-
teva che: “esistevano obiettive difficoltà nel con-
trollo della situazione ed il mantenimento della si-
curezza poiché il territorio eritreo per la sua con-
formazione era particolarmente favorevole ai ra-
pidi movimenti delle numerose bande di scifta men-
tre le forze a disposizione dell’Amministrazione
erano limitate ed inadeguate al contenimento de-
gli atti terroristici”.
Il 16 marzo apparve sul “Quotidiano Eritreo”
un articolo intitolato: “E piantatela”, a firma di un
non meglio identificato “Osservatore” che inizia-
va con queste parole: ”Ci riferiamo a quei signori,
per loro fortuna non identificati, che con la loro
fantasia malata si divertono ad inventare false no-
tizie, le quali si diffondono rapidamente e creano
l’allarme fra la popolazione. . . .”. come a voler
dimostrare che le notizie degli assassinii, degli at-
tentati e delle azioni terroristiche fossero frutto del-
l’immaginazione di fomentatori di malcontento.
La sera del 25 faceva la sua apparizione sulla
sanguinosa scena del terrorismo quella che sareb-
be diventata la tristemente famosa banda dei fratel-
li Berhé e Uoldegabriel Mosasghì. Debuttarono con
l’assalto ad una azienda agricola di Mai Gurà,
presso Decameré. Giuseppe Catena di 50 anni,
Camionale Asmara - Cheren : Una scritta indirizzata alla Commissione Quadripartita (Internet)PDF page 19
View this page in original PDF
19
persona stimatissima, già alle dipendenze di vari
concessionari delle Pendici Orientali, quali Costa e
Michele Pollera, si era trasferito da breve tempo
nella nuova azienda prendendo a mezzadria la con-
cessione di Giacomo Garelli di Mai Gurà ritenen-
do tale zona più sicura. Terminata la giornata di
lavoro stava leggendo sdraiato sulla brandina al-
l’interno della sua baracca quando udì bussare alla
porta. Credendo si trattasse di un amico nativo apri-
va senza alcun sospetto consentendo così l’ingres-
so degli aggressori che lo colpivano ripetutamente
al capo con dei bastoni lasciandolo esamine al suo-
lo. Si rivolsero quindi alla domestica, Letehaimanot
Teglesghì, che sotto la minaccia di un coltello fu
costretta a rivelare dove erano custoditi i soldi che
i banditi rapinarono assieme agli indumenti ed altri
oggetti. Giuseppe Catena fu soccorso ed accompa-
gnato al vicino ospedale di Decameré e quindi, date
le sue precarie condizioni per le varie fratture al
cranio, venne tentato il trasferimento all’Ospedale
Regina Elena di Asmara dove però giunse senza
vita.
Dopo questo nuovo efferato delitto il CRIE pre-
sentò immeditamente una nota di vibrata protesta
al t.c. J.C. Crawford ribadendo le preoccupazioni
della comunità italiana più che mai convinta che
l’amministrazione non fosse assolutamente in gra-
do di garantire la sicurezza sul territorio. Furono
suggerite ulteriori proposte per il mantenimento del-
l’ordine tra le quali il ripristino dei 22 posti di poli-
zia attivi durante il governo italiano.
Quale unica e tiepida risposta il giorno 27 ap-
parve sul “Quotidiano Eritreo”, a firma dell’ am-
ministratore capo brig. F.G . Drew, un avviso che
minacciava gli scifta ed i loro fiancheggiatori di
severe punizioni mentre benignamente prometteva
ricompense in denaro a tutti colori che avessero col-
laborato con le autorità per la cattura dei banditi.
La mattina del 12 aprile presso la stazione fer-
roviaria di Anfutat, sulla linea Cheren-Agordat,
venne assassinato a scopo di rapina Giuseppe
Bacchetta un 47enne piemontese che aveva in con-
cessione una zona boscosa per il taglio della legna
nei pressi di Agordat. Di buon mattino era sceso
alla stazione di Anfutat assieme a due suoi dipen-
denti nativi per iniziare il lavoro. Giunti nei pressi
del torrente Carobel uno dei due, l’etiope Ghebré
Meressà, lo colpiva a tradimento con un colpo d’ac-
cetta e lo stesso faceva il secondo dipendente, l’eri-
treo Uoldenchile Temmanà. Compiuto l’omicidio
si impadronirono del poco denaro del loro datore
di lavoro e si allontanarono indisturbati.
Fu abbastanza facile per la polizia individuare e
catturare gli autori del delitto che nel luglio dello
stesso anno furono condannati dalla Corte Britan-
nica a 20 e 15 anni di reclusione rispettivamente.
MASSAUA - 1948 - Manifestazioni Pro - Italia - (Collezione Amelia Mimmina Bancalari)PDF page 20
View this page in original PDF
20
L’estendersi delle azioni dei banditi, che ormai
erano in grado di spadroneggiare indisturbati in
sempre più vaste regioni del paese senza che la po-
lizia potesse in qualche modo prevenirle o contra-
starle, rese indispensabile l’utilizzo delle forze mi-
litari britanniche che effettuarono alcuni rastrella-
menti riuscendo, talvolta, ad ingaggiare veri e pro-
pri combattimenti con gli scifta.
Malgrado ciò la situazione peggiorava di gior-
no in giorno ed i delitti, le aggressioni e le
devastazioni contro gli italiani assunsero sempre
più i contorni di un’azione politica tendente a di-
mostrare alla III Sessione dell’Assemblea delle Na-
zioni Unite, riunita in quel periodo, l’avversità del-
la popolazione eritrea alla concessione di un’am-
ministrazione fiduciaria all’Italia o a qualsiasi altra
soluzione che non fosse l’unione federata con
l’Etiopia.
Nella notte fra il 4 ed il 5 maggio fu aggredito
nella sua concessione mineraria di Ducambia, nei
pressi di Barentù, l’italiano Armando Montanti che
venne sorpreso nel sonno da un ladro munito di
pugnale. La sua pronta reazione gli consentì di schi-
vare i fendenti ed immobilizzare l’assalitore con-
segnandolo quindi alla polizia. Il delinquente, affi-
dato alla vigilanza di un poliziotto nativo, venne
inopinatamente mal custodito e riuscì ad eclissarsi.
Come altri concessionari, Armando Montanti,
denunciando il pericolo ormai palese ed incomben-
te, richiese alle autorità di Agordat la concessione
di armi da difesa che però gli vennero negate in
considerazione del fatto che a “dieci chilometri di
distanza dalla miniera era operante un posto di po-
lizia”.
Sull’argomento intervenne nuovamente il CRIE
per ribadire decisamente la necessità che gli italia-
ni che vivevano in località isolate o comunque pe-
ricolose fossero adeguatamente armati e che le au-
torità militari considerassero l’opportunità di resti-
tuire ai legittimi proprietari le armi sequestrate al-
l’atto dell’occupazione.
L’accorato appello venne finalmente accolto e
con lettera del 1 giugno, il t.c. J.C. Crawford, sosti-
tuto segretario capo della BMA, annunciava la de-
cisione positiva dell’amministrazione alla conces-
sione di armi da fuoco per la difesa personale.
Per nulla intimoriti dagli avvisi fatti pubblicare
sui giornali dalle autorità, ammesso che li avessero
letti, gli scifta ripresero indisturbati le aggressioni
sulle rotabili.
Il 1 giugno 1948 tre banditi assalirono e rapina-
rono Eugenio Marsico a Mai Ainì nei pressi di
Decameré. La notte dell’11 giugno tra Addi Quala
e Addi Ugri, al km 5, dieci banditi spararono con-
tro l’autocarro di Sebastiano Caruso costringendo-
lo a fermarsi. Obbligato a scendere dal mezzo ven-
ne malmenato e rapinato di ogni suo avere assieme
ai due suoi passeggeri. Sulla stessa camionale, il 6
Scifta alla macchia - Una rara foto presa durante una festa in onore di Tesfauchiel (il primo da sinistra) un
bandito responsabile di molte rapine e grassazioni.- (Candido)PDF page 21
View this page in original PDF
21
di luglio, fu compiuta una rapina ai danni dell’auti-
sta Luigi Grappi ed il successivo 7 luglio, in locali-
tà Addi Bil, nella zona di Ghenafenà nel Seraé, uno
scifta con fucile e bombe a mano aggrediva e rapi-
nava Alfredo Dini e Nello Cambi.
Anche alla periferia della città si rinnovarono
aggressioni e ruberie. La notte del 19 luglio, al Vil-
laggio Genio, cinque scifta armati di scimitarra ir-
ruppero nell’abitazione dell’italiano Cecconi de-
predandolo.
La mattina del 5 agosto nuova impresa della
banda capeggiata da Hagos Temnuò che con i suoi
accoliti assaltava, al km 30 della linea Asmara-
Cheren, la “Littorina” condotta da Giovanni Balardi
che restò ferito da alcune schegge di vetro dei fine-
strini frantumati per il lancio di una bomba a mano.
Accelerando l’andatura riusciva a sottrarsi all’as-
salto inseguito dalla fucileria della banda. Nei pressi
era al lavoro una squadra di operai che uditi gli scop-
pi e gli spari ed intuendo il pericolo di una probabi-
le aggressione, si misero a correre in direzione del-
la vicina stazione di Dem Sebai ma dopo pochi metri
anche loro venivano fatti segno da colpi di fucile.
Mario Miceli, 37 anni, veniva colpito mortalmen-
te al torace e si accasciava sulla scarpata mentre
Giovanni Curreli, 57 anni, restava colpito alle
gambe, raggiunto dai banditi veniva finito a pugna-
late. Il corpo, recuperato qualche ora dopo, recava
nella mano un biglietto in lingua tigrina dove veni-
vano espresse minacce e la rivendicazione dell’at-
tentato da parte di Hagos Temnuò.
Il 27 agosto nuove imprese della banda di Hagos
Temnuò che attaccava la concessione dell’Avvo-
cato Carlo Matteoda a Savur nella zona delle Pen-
dici Orientali. Furono brutalmente percossi il figlio
del proprietario, Alberto Matteoda, la guardia
forestale Felicetti ed il fattore Quattrocchi. L’azien-
da fu completamente depredata delle armi e di ogni
oggetto di valore. Prima di allontanarsi i terroristi
minacciarono di ritornare entro breve tempo se loro
e tutti i concessionari delle Pendici Orientali non
avessero pagato con regolarità mensile l’importo
di 200 sterline ognuno per rimanere ad operare nella
zona.
La banda si spostava quindi verso l’azienda agri-
cola Giannavola, anche questa in Savur, dove sor-
prendeva il mezzadro Nino Benedetto, la moglie
con i due figli, la signora Cutrufo e figlia in visita
agli amici. Anche questa azienda venne saccheg-
giata di armi, denaro, biancheria e quanto altro
asportabile. Prima di allontanarsi i banditi percos-
sero Benedetto ed il figlio maggiore ed intimarono
di lasciare per sempre
la concessione minac-
ciandoli di morte.
Poche ore dopo,
nella zona di Filfil, la
banda assaliva l’azien-
da agricola degli Ere-
di Natale Pratò e poi
ancora in Salomonà
quella degli Eredi Gio-
vanni Pitzulu che al
pari delle altre subiro-
no saccheggi.
Gli attacchi alle
concessioni della zona
divennero una triste
consuetudine accom-
pagnati sempre da
taglieggiamenti e
devastazioni. Le flori-
de aziende operanti
nelle Pendici Orienta-
li attirarono sempre
più numerose bande di
scifta che in poco tem-
po ridussero in cenere
anni ed anni di appas-
sionato ed intenso la-
voro.
Nel pomeriggio di
quello stesso 27 ago-
sto si consumava an-
che l’assassinio di
Ecco Martin Brans, capitano della polizia inglese, detto il “re degli scifta”. Con
la scusa di trattare la rersa dei banditi alla macchia, Brans é stato l’animatore
ed il fornitore d’armi delle bande che trucidarono tanti italiani. Ci sono le
testimonianze degli stessi scifta a provare quanto si dice in Asmara sul capita-
no Brans.(Candido)PDF page 22
View this page in original PDF
22
Emilio Barbieri, 33 anni, sorpreso alla guida del
suo autocarro al km 55,3 della camionale Asmara-
Cheren in località Abrocangua. Una numerosa ban-
da di scifta, che operava abitualmente nella valle
dell’Anseba, aveva preparato un agguato alla cor-
riera proveniente dalla capitale nell’intento di de-
predare i numerosi mercanti di bestiame del
bassopiano occidentale che rientravano dopo aver
effettuato le loro vendite ad Asmara. Purtroppo,
mezz’ora prima del loro passaggio, si trovò a tran-
sitare l’autocarro guidato da Emilio Barbieri che
trasportava i prodotti agricoli della concessione di
Luigi Ertola. Gli scifta decisero l’assalto sparando
numerosi colpi di fucile che colpirono le gomme
costringendo l’autista ad arrestare la marcia. Men-
tre era chino per tirare il freno a mano veniva rag-
giunto da un colpo in piena fronte che lo uccideva.
Il cadavere fu depredato di ogni avere compresi i
pantaloni ed una coperta.
L’autocorriera, allertata in tempo, riuscì a sven-
tare l’aggressione.
La sera del 9 settembre un gruppo di una decina
di scifta assaliva l’azienda di Pietro Falletta a Tzada
Cristian, 8 km da Asmara, dove raziarono 11 bovi-
ni. Il 13 novembre fu la volta della fattoria di
Valentino Tega di Addi Gombolo, 5 km da Asmara,
dove gli aggressori, dopo aver tentato di uccidere il
fattore Domenico Fusaroli, rubarono 50 capi di be-
stiame.
Nella zona di Mai Habar, sulla camionale
Nefasit-Decameré, la sera del 16 dicembre una ban-
da di scifta assaliva la concessione di Gilda Cerrini
depredando ogni cosa. La proprietaria ed il perso-
nale si salvarono dal massacro asserragliandosi in
un locale appositamente predisposto per la difesa.
Il giorno di Natale del 1948, nella zona dell’Am-
ba Galliano, due nativi armati di pistola e pugnale
rapinarono per la strada Giovanni Castrignano e la
moglie.
Pochi giorni dopo, il 29 dicembre, sempre per
le vie di Asmara, altri due nativi aggredirono e feri-
rono con un pugnale il connazionale Giulio Della
Pozza che derubarono di ogni avere.
Il susseguirsi ininterrotto di aggressioni, razzie
ed assassinii che avvenivano senza soluzione di
continuità in tutto il territorio ai danni di persone,
aziende agricole, impianti minerari, ed ogni altra
attività di appartenenza italiana occupando quasi
giornalmente le cronache dei giornali, sollecitò una
ulteriore vibrante lettera di protesta da parte del
CRIE indirizzata al commissario di polizia colon-
nello Fitzpatrick nella quale, oltre a denunciare le
ultime aggressioni, si accusava come sempre e senza
mezzi termini la BMA di scarso impegno nel com-
battere e debellare il terrorismo.
ANNO 1949
All’imbrunire del 18 gennaio 1949 avvenne la
prima di una lunga serie di scorrerie terroristiche a
danno delle aziende agricole della Valle del Dorfu
ad opera dell’etiope Hailé Abbai, un ex dipendente
del concessionario Italo Rizzi, destinato a divenire
tristemente famoso come feroce assassino. Duran-
te l’assalto furono brutalmente malmenati la signora
Giuseppina Rizzi di 74 anni, il fattore Giuseppe
Coppola ed alcuni dipendenti. La banda si diede
quindi al saccheggio delle abitazioni.
Lasciata la concessione di Italo Rizzi il gruppo
rivolse le sue attenzioni ad un’altra azienda agrico-
la, quella di Orlando Rizzi, saccheggiandola di
quanto materialmente asportabile arrecando un dan-
ASMARA - I funerali di due italiani uccisi dagli scifta nel 1948. Le autorità inglesi non hanno permesso la
difusione di questa fotografia asserendo che essa poteva stimolare il nazionalismo e l’imperialismo italiano.
(sic) - (Candido)PDF page 23
View this page in original PDF
23
no economico rimarchevole.
Il saccheggio sistematico delle concessioni del-
la Valle del Dorfu divenne una consuetudine per le
bande di scifta di passaggio nella zona e nel corso
del 1949 si ebbero ben sette razzie.
Il 2 febbraio i banditi rapinarono di denaro ed
indumenti il concessionario Francesco Alfano nei
pressi della miniera di Gaala nella zona del Sahartì
mentre il giorno 13 una banda razziava 36 bovini
nella concessione di Antonio Cicoria in Hamezì.
Anche i Giardini Sperimentali Governativi di
Elabì e Filfil nella zona di Merara non furono esen-
ti da incursioni e razzie da parte degli scifta. A diri-
gere quell’importante settore dell’economia eritrea
era l’esperto agrario Silvio Nardi di 60 anni. Giun-
to in Eritrea nel 1921 si era dedicato con passione
all’agricoltura e nel 1923 era passato alle dipen-
denze del governo quale responsabile dei Giardini.
Dopo l’occupazione britannica venne riconfermato
nel suo ruolo che assolveva con immutata passio-
ne. Malgrado la pericolosità della zona volle rima-
nere al suo posto di lavoro.
Il 24 febbraio ricevette la prima visita degli
scifta, ormai dilaganti nelle Pendici Orientali, e subì
una prima rapina all’interno della sua abitazione.
Altre seguirono nel tempo risolvendosi però sem-
pre in maniera incruenta fino a quella fatale del 4
dicembre 1949.
Il susseguirsi delle razzie e degli assassinii, dive-
nuti ormai incontrollabili per le forze di polizia e per
i soldati del 2° Battaglione del Royal Berkshire
Regiment di stanza in Eritrea, consigliò la BMA ed il
commissario di polizia colonnello Fitzpatrick a richia-
mare in Eritrea anche il 1° Battaglione dello stesso
Reggimento, all’epoca di stanza in Germania, per dare
man forte agli uomini impegnati nei rastrellamenti di
repressione che fino allora avevano sortito ben pochi
risultati. Il ricongiungimento dei due Battaglioni av-
venne in Asmara il 5 marzo del 1949.
La sera di quello stesso 5 marzo la banda dei
fratelli Mosasghì effettuava una scorreria nell’abi-
tato di Senafé aggredendo con bombe a mano quat-
tro uomini della Guardie di Finanza che erano ap-
pena usciti dalla mensa dopo aver consumato la
cena: Antonio Di Stasi, Alfredo Greco, Giovanni
Sanchi e Alfredo Tramacere. Tutti rimasero leg-
germente feriti. Mentre Greco e Sanchi correvano
verso la caserma per armarsi, Tramacere, coraggio-
samente, cercò di bloccare uno degli aggressori ma
venne raggiunto da numerosi colpi di scimitarra che
lo ferirono gravemente e si accasciò esamine al suo-
lo. Di Stasi cercò scampo all’interno della piccola
centrale elettrica dove prestava servizio Lino
Marchetti che proprio in quel momento aveva aper-
to la porta per rendersi conto di cosa stesse succeden-
do. Sfortunatamente uno degli scifta riuscì ad intro-
dursi nel locale lanciando bombe a mano all’indiriz-
zo dei due italiani che feriti si ritirarono nel cortile
adiacente dove furono raggiunti da quattro colpi di
fucile 91 sparati a bruciapelo. Di Stasi rimase ucciso
ELABERET - Nella ridotta dell’Azienda Casciani. Una torretta è stata costruita sopra il corpo centrale del-
l’azienda, unita agli altri edifici con una galleria. Un ponte levatoio isola il fortino e lo rende pressochè
inespugnabile.(La Settimana Incom)PDF page 24
View this page in original PDF
24
sul colpo.
Al termine dell’aggressione la banda armata si
riunì all’esterno di un bar frequentato da italiani
sfidandoli ad uscire quindi, forse già sazi del ba-
gno di sangue, si avviava verso il quartiere nativo.
Tramacere e Marchetti, gravemente feriti, furo-
no trasferiti il giorno dopo prima a Decameré e quin-
di all’opsedale di Asmara dove decedevano entram-
bi.
Lino Marchetti di 38 anni ex dipendente della
S.A. Caproni dell’A.O.I. e rappresentante locale del
CRIE, era gestore della centrale elettrica di Senafé.
La Guardia di Finanza Antonio Di Stasi di 23
anni, giunto in Eritrea nel maggio del 1948, era stato
in forza alla stazione doganale di Tessenei. Il suo
trasferimento a Senafé era avvenuto la mattina stes-
sa del suo assassinio.
La Guardia di Finanza Alfredo Tramacere di 36
anni, in Eritrea da 11, aveva partecipato attivamen-
te al secondo conflitto mondiale nelle zone di
Tessenei e di Massaua.
Con una lettera datata 7 marzo 1949, indirizzata
al Comandante della Guardia di Finanza, il
brigadiere F.G. Drew, amministratore capo
dell’Eritrea, esprimeva “tutto il suo dispiacere” per
la morte dei due Finanzieri ed assicurava che sia la
BMA che la polizia
“stavano facendo del
loro meglio per
catturare o eliminare
i responsabili di
quegli ultimi delitti,
sulle cui identità non
vi erano dubbi”.
Malgrado le
attestazioni di
cordoglio ed i buoni
propositi ripresero sia
le aggressioni che gli
assassinii.
Il 19 marzo, al km
16 della camionale
Asmara-Cheren, una
banda di scifta assaliva
a fucilate l’autocorriera
della Ditta Fulli che
solo per la presenza di
spirito dell’autista
riusciva a sfuggire
all’agguato. La mattina
del 22 la banda
capeggiata da Techesté
Hailé bloccava sulla
strada Asmara-
Himbertì l’autobotte
della Ditta SABA
guidata da Primo
Castellani. L’autista venne depredato del denaro e
degli indumenti ed a stento ebbe salva la vita.
Il terrorismo politico dilagante, diretto
essenzialmente contro gli italiani indifesi, copriva
ormai tutto il territorio spingendosi da tempo
impunemente anche nei centri abitati tanto che la
sera del 24 marzo tre nativi fermarono nel centro
di Asmara il taxi contrassegnato dal nr. 69 guidato
da Angelo Cultrara, 38 anni coniugato e padre di
una bimba in tenera età, chiedendo di essere
condotti verso la zona periferica di Acria. L’auto
venne rinvenuta all’alba del giorno seguente ferma
alla periferia della città con a bordo il cadavere di
Cultrara, spogliato di ogni avere e degli indumenti,
ucciso da un colpo di pistola al posto di guida.
Presumibilmente fu fatto scendere, rapinato e
costretto a risalire in macchina per poi essere colpito
a sangue freddo.
Anche la aziende agricole e le altre attività
tornarono ben presto nel mirino degli scifta che
fecero la loro apparizione la notte del 25 marzo
alla concessione Cappellano nella zona del Sembel
vicino Asmara dove, in mancanza del titolare,
depredarono due operai nativi. Si spostarono quindi
nella vicina concessione Gianquinto con l’intento
di saccheggiarla ma questi, avvertito in tempo,
VALLE DEL DORFU - Fernanda Rizzi, figlia di un concessionario, aiuta la sorella
Rosanna ad indossare la cartucciera. Le ragazze italiane in Eritrea hanno dovuto
imparare a maneggiare le armi. La concessione è situata ad una trentina di chilo-
metri dall’Asmara. (La Settimana Incom)PDF page 25
View this page in original PDF
25
riusciva a respingere l’assalto a colpi di fucile.
La sera dopo, 26 marzo, in Dongollo Alto presso
Ghinda una banda di circa 25 scifta al comando di
Hagos Temnuò e Hailé Abbai assalì a fucilate il
ristorante di Angelo Valbonesi “Le tagliatelle
sempre pronte” che venne depredato della
biancheria, viveri, indumenti e denaro.
Il 27 marzo fu la volta dell’azienda del Conte
Stefano Marazzani situata presso Debaroa sulla
camionale Asmara-Addi Quala. Vennero asportati
circa 120 bovini di razza pregiata allevati in stalla.
Due rapine furono compiute sulla camionale
Massaua-Asmara ad opera di una ventina di scifta.
La prima il 2 aprile, poco fuori Massaua, ai danni
di un gruppo di italiani che viaggiavano su sei auto.
La seconda la mattina del 5 aprile nella Piana di
Saberguma, a circa 2 km dal bivio di Ailet, e ne fu
vittima Emilio Franchetti.
1949 - Due indigeni aggrediscono selvaggiamente in una via di Asmara un calzolaio italiano che, dopo aspra
lotta, uccide uno degli aggressori e mette in fuga l’altro. (La Domenica del Corriere) (Disegno di Walter Molino)PDF page 26
View this page in original PDF
26
Nelle prime ore della sera del 9 aprile riapparve
sulla scena del terrorismo la famigerata banda di
Uoldegabriel Mosasghì con un assalto al bar
ristorante “Gallo d’Oro” a pochi chilometri da
Asmara sulla camionale per Massaua. Devastarono
ed incendiarono l’edificio razziando denaro e
liquori.
Terminato il saccheggio i componenti della
banda, in preda all’alcol, si divisero in due gruppi.
Il primo, composto da sette elementi, si diresse
verso la zona periferica della città e, nel rione di
Ghezzabanda, assassinarono con tre fucilate a
bruciapelo dinanzi alla sua abitazione il 38enne
Gennaro Di Matteo, autista di piazza. Rimasero
illesi la figlia di 3 anni e la moglie Milena Barbini.
Il secondo gruppo tentava un’analoga aggressione
in una vicina abitazione ai danni del geometra
Bocchi senza fortunatamente riuscire nell’intento.
Questi feroci episodi destarono enorme impressione
in città ed ancora una volta il CRIE espresse la sua
ferma condanna alle autorità che apparivano sempre
più incapaci di arginare il dilagare del terrorismo e
garantire l’incolumità degli italiani.
Ai funerali di Gennaro Di Matteo, avvenuti il
17 aprile, prese parte una folla imponente di italiani
e nativi oltre ad una lunga colonna di vetture dei
compagni di lavoro della vittima. La bara, ricoperta
dal tricolore italiano, venne portata a spalle fino al
Cimitero.
In una lettera indirizzata ai massimi dirigenti
della British Administration of Eritrea che, dal 1
aprile era subentrata alla British Military
Administration, il CRIE riferiva tra le altre cose
che insistenti voci provenienti da fonte sicura
davano come plausibile il timore che un numero
considerevole di armi fosse custodito nei locali
delle chiese copte di Asmara e di Tzada Cristian,
che un impiegato nativo della BAE fosse un
sospetto organizzatore di aggressioni ai danni di
cittadini italiani e che contro gli stessi si stavano
preparando altri fatti di sangue.
Sempre la sera del 9 aprile ci fu un’ulteriore
aggressione a mano armata a scopo di rapina da
parte di tre banditi ai danni dell’italiano Dalloli
nella sua abitazione in Asmara.
L’autorità britannica, chiamata pesantemente in
causa per gli ultimi tragici avvenimenti impose,
quale misura cautelativa, il coprifuoco nella città
di Asmara dalle 19 alle 05. Un servizio di
pattugliamento con carabinieri italiani e poliziotti
eritrei al comando di un ispettore inglese fu istituito
in ognuno dei sei quartieri urbani con l’ausilio di
camionette armate ed autoblindate.
La polizia decise infine una improvvisa irruzione
DEBAROA - Dopo la razzia subita il conte Marazzani si è organizzato e compie frequenti perlustrazione
nella sua azienda a bordo della sua autoblinda della quale si mostra oltremodo orgoglioso.
(Epoca)PDF page 27
View this page in original PDF
27
nella sede dell’organizzazione “Andinnet ”, la
sezione giovanile di tendenza estremista del
“Partito Unionista”, dove sequestrò armi detenute
illegalmente, effettuò arresti e ne dispose lo
scioglimento dichiarandola fuorilegge.
Ad un momentaneo rallentamento delle azione
terroristiche ed aggressioni nell’ambito cittadino
fece riscontro l’intensificarsi del banditismo in altre
zone.
La mattina del 12 aprile sette scifta irruppero
nella concessione agricola di Eusebio Andrei in
località Addiscià vicino al Villaggio Toselli presso
Decameré. Oltre al proprietario vennero rapinati
anche alcuni dipendenti nativi.
Il 14 aprile, al km 17 della camionale Asmara-
Decameré, vennero bloccati e depredati di una
considerevole somma di denaro il geometra
Michele Pollera e l’ingegnere Paolo Raviglio che
si stavano recando nella miniera aurifera di Gaalà
nel Sahartì per pagare gli operai nativi.
Stessa sorte toccava all’industriale Luigi
Pacchetti intercettato il giorno dopo 15 aprile, da
un bandito armato che lo rapinava di denaro ed
indumenti al km 18 della camionale Asmara-
Decameré.
Pochi giorni dopo, nel pomeriggio del 22 aprile,
al km 66 della camionale Asmara-Massaua, tre
scifta spararono delle fucilate contro l’auto di
Araldo Vannini che riuscì fortunosamente a sfuggire
all’agguato. Peggiore sorte toccò invece ai
connazionali Silvio Alti e Walter Covani,
sopraggiunti sul luogo con altra vettura, che
vennero depredati di denaro, orologi ed indumenti
personali.
La sera dell’8 maggio in località Bet Mariam,
presso Addi Ugri, altra rapina da parte di cinque
scifta armati di fucile ai danni di Vincenzo Maggi
alleggerito del denaro, degli indumenti e del proprio
fucile.
Mentre proseguirono indisturbati gli atti di
terrorismo e le rapine, il 9 maggio 1949 dinanzi
alla Terza Sessione dell’Assemblea Generale
Camionale Asmara - Massaua - I ruderi del conosciutissimo ristorante-dancing “Gallo d’Oro” razziato e
dato alle fiamme dalla banda di Uoldegabriel Mosasghì. (Internet)
“Gallo d’Oro” - Una delle decorazioni interne scam-
pata alle fiamme (Internet)PDF page 28
View this page in original PDF
28
dell’ONU, venne dato l’annuncio di un raggiunto
possibile compromesso per la spartizione
dell’Eritrea tra Sudan Anglo-Egiziano ed Etiopia.
Dopo una breve insignificante pausa ripresero
le azioni terroristiche contro le aziende della
regione. Le prime di questa nuova serie, la sera del
17 maggio, avvennero a danno delle concessioni
agricole di Vittorio Nastasi ed Ivo De Biase,
entrambe nella zona di Tzada Cristian a 7 km da
Asmara. Furono razziate, del bestiame, del denaro
e di ogni oggetto di valore asportabile.
Il 24 maggio la concessione di Pietro Avveduto
di Tzom Sorat, nella Valle del Dorfu, subì la prima
di una serie di saccheggi e devastazioni.
Uguale sorte subirono altre due aziende nella
notte tra il 1 ed il 2 giugno. Una banda di sei scifta
assalì per prima la miniera aurifera di Vasco Ignesti
in Sciumagallé presso Asmara, rapinando gli operai
di denaro ed indumenti e, poche ore dopo la stessa
banda aggredì la concessione De Rossi in Addi
Concì presso Asmara, depredando il personale
nativo.
Un duplice agguato mortale avvenne il 4 giugno
a 9 km da Senafé sulla camionale per Addi Caieh.
La banda dei fratelli Mosnaghì tese un agguato ai
mezzi in transito erigendo uno sbarramento di pietre
che bloccava la carreggiata in entrambi i sensi di
marcia. Il primo a cadere nell’imboscata fu il
ASMARA - Hapton Araia vicepresidente del partito unionista terro-
rista Andinnet, dichiarato illegale dall’amministrazione inglese.
(Candido)PDF page 29
View this page in original PDF
29
carabiniere Quinto Alessi che a bordo della sua
moto viaggiava alla volta di Addi Caieh assieme
ad una nativa alla quale aveva concesso un
passaggio. Sfortunatamente vide l’ostacolo con
ritardo e non fece in tempo a fermare la moto che
finì contro la barriera. Prima ancora che riuscisse a
mettere i piedi a terra venne immobilizzato da
alcuni scifta e disarmato della pistola. Riuscito a
divincolarsi cercava scampo nella fuga ma venne
raggiunto da numerosi colpi di fucile che lo uccisero
sul colpo. Poco dopo sopraggiunse una Fiat
“Balilla” condotta da Gustavo Bica con a bordo
l’amico Guido Cipriani, la Guardia di Finanza
Mario Vassella ed un eritreo impiegato governativo
di Senafé. Il gruppo venne fatto segno da numerosi
colpi di fucile ai quali Vassella rispose con la pistola
d’ordinanza. Bica tentò di rifugiarsi dietro l’auto,
ma venne raggiunto da tre colpi che lo uccisero. Il
finanziere Vassella rimase ferito ad una gamba
mentre Cipriani, ancora illeso, tentò disperatamente
una inversione di marcia ma venne colpito da una
pallottola al polso sinistro e l’auto, mal governata,
finì la sua corsa in un fossato. Malgrado la ferita,
balzò fuori dalla vettura e riuscì ad allontanarsi dalla
zona. Il corpo di Gustavo Bica fu rinvenuto il giorno
dopo presso un cespuglio depredato dell’orologio
e delle scarpe.
Giuseppe Jovine era un cantoniere di 52 anni,
padre di otto figli, che curava la manutenzione di
alcuni tratti di strada del Seraé. Viveva con la
famiglia in Addi Ugri dove era amico e benvoluto
da tutti. L’ 8 giugno, in sella alla sua moto,
percorreva la strada di Arresa dopo aver ispezionato
i lavori in corso. Giunto al km 8 una banda di sei o
sette nativi, che si rivelarono subito degli scifta, lo
bloccava. Non ebbe neanche il tempo materiale di
fermare la moto e mettere i piedi a terra che, senza
una parola, gli spararono un colpo di fucile al volto
che lo uccise. Lo spogliarono del casco e del
giaccone che usava durante il lavoro.
Nei giorni 14 e 16 giugno altre aggressioni e
rapine.
Il 14 giugno, sulla camionale per Massaua, la
banda di Hailé Habbai bloccava e rapinava l’autista
Paolantonio Riva che ebbe salva la vita
esclusivamente perché, come gli disse il capobanda,
essendo sua madre eritrea, “nelle sue vene scorreva
anche sangue abissino”.
Il 16 giugno invece fu assalita la cartiera dei
fratelli Perrone in Medrizien presso Asmara. I
presenti furono spogliati di denaro ed indumenti.
L’agricoltore Arturo Revello di 38 anni
conduceva assieme al socio Ezechiele Ferrando la
concessione di Mai Ambetà, situata al km 13 della
rotabile Nefasit-Decameré. L’avevano rilevata da
Domenico Cuccaro che era rimpatriato all’inizio
ZONA DI ASMARA - Per anni il trasporto delle merci alle concessioni è stato effettuato con scorta armata.
(Candido)PDF page 30
View this page in original PDF
30
dell’anno. I locali adibiti ad abitazione erano stati
fortificati in maniera da poter resistere ad eventuali
attacchi degli scifta ormai incombenti nella zona
di Mai Habar.
La sera del 19 giugno, subito dopo la cena
consumata in compagnia del socio Ezechiele
Ferrando, di suo figlio Giovanni e dell’amico
Saverio Dell’Aquila, Arturo Revello si recava nella
cucina situata al piano terreno dove
inavvertitamente, malgrado le rigide disposizioni
date ai dipendenti, le imposte della finestra erano
state lasciate accostate. Mentre si avvicinava per
chiuderle, attraverso lo stretto spiraglio, veniva
sparato un colpo di fucile che lo colpiva in pieno
petto uccidendolo all’istante. Ezechiele Ferrando,
resosi subito conto che si trattava di un attacco dei
banditi, riusciva fulmineamente a chiudere il varco
evitando il sicuro massacro delle altre persone
presenti.
La mattina del 22 giugno la banda di
Uoldegrabriel Mosasghì assaliva la concessione
agricola dell’Avvocato Angelo Maiorani situata
nella Valle del Tabò nella zona di Ghinda. Gli scifta
saccheggiarono l’abitazione di stoviglie e masse-
rizie e si impadronirono anche di un fucile da cac-
cia. Il fattore Luigi Maggiulli ebbe salva la vita
“per rispetto alla sua tarda età”. Prima di ritirarsi
Uoldegrabriel Mosasghì gli lasciava un biglietto
da far pervenire alle autorità di polizia nel quale si
irrideva alla loro incapacità di catturarli.
Il 29 giugno la stessa banda ripeteva l’assalto
minacciando di morte Luigi Maggiulli se fosse stato
trovato nuovamente nella concessione. Seguì una
ulteriore razzia di quanto era rimasto la volta
precedente ed un tentativo di incendio delle
abitazioni.
Diramato l’allarme una pattuglia della polizia
eritrea guidata da un ufficiale britannico riusciva a
raggiungere la banda nei pressi di Nalbiò ed
ingaggiava un furioso combattimento. Gli scifta
riuscirono a sfuggire alla cattura ma lasciarono sul
terreno numerose armi ed una borsa di documenti
tra i quali una lettera indirizzata a Uoldegabriel
Mosasghì da due alti esponenti del Partito
Unionista , uno dei quali identificato in
Chidanemariam Lainé figlio di Ras Chidanemariam
Gheremeschel di Arresa, presidente onorario dello
stesso partito, nella quale si congratulavano per le
sue gesta in favore della causa per l’Unione.
Nuovamente in Asmara, la notte del 23 giugno,
due ladri riuscivano a penetrare in una stanza
dell’Albergo Italia occupata da Orlando Stupici.
Svegliato di soprassalto si opponeva tenacemente
alla rapina ma rimaneva ferito da diverse pugnalate.
Sempre nell’intento di costringere i
MAI HABAR - Sulla camionale Nefasit-Decameré - Questo non è un fortino ma l’abitazione di due conces-
sionari italiani a Mai Habar costretti a difendersi dagli scifta. Malgrado tutte le misure di sicurezza una sera
che una finestra fu lasciata inavvertitamente aperta gli scifta uccisero con una fucilata il concessionario
italiano Arturo Revello. (Candido)PDF page 31
View this page in original PDF
31
concessionari ad abbandonare le loro imprese
proseguirono
gli assalti e le devastazioni delle aziende agricole
e minerarie condotte da italiani.
Il 1 luglio una banda di cinque scifta assaliva la
concessione Eredi Di Pietra in Adi Cuscet-Sembel
presso Asmara, con l’intenzione di ucciderne il
proprietario. In sua mancanza rapinarono di misere
cose il custode eritreo.
La sera del 4 luglio vennnero assalite e depredate
le aziende agricole Fratelli Santini ed Enzo Santini
in Deddà nelle Pendici Orientali. Da entrambe
asportarono valori, masserizie ed indumenti.
Si rifece viva la banda di Hailé Abbai che la sera
del 5 luglio depredò la concessione di Giuseppina
Farina, situata nella Valle del Dorfu,
impadronendosi di danaro, oggetti di valore, armi
da caccia e munizioni.
Con una azione evidentemente concertata, il 10
luglio tre scifta armati di fucile bloccarono sulla
strada Asmara-Zazzega i tre concessionari minerari
Condomitti, Santini e Tringale depredandoli
dell’intera somma destinata alle paghe dei loro
dipendenti e di altri oggetti personali imponendo
poi a Tringale di recarsi alla miniera per prelevare
un fucile mentre, in attesa del suo ritorno, tenevano
in ostaggio gli altri due italiani sotto la minaccia
delle armi.
Nei mesi di luglio ed agosto si ebbe una lunga
serie di aggressioni e devastazioni:
Il 15 luglio, miniera aurifera S.A. Miniera del
Gaalà nel Sahartì.
Il 7 agosto, concessione mineraria Eredi Ing.
Gabriello Salvi in Addi Nefas a 6 km da Asmara.
L’ 8 agosto, concessione agricola Felice Barbui
in Hamezi.
Il 9 agosto, concessione agricola dell’INAIL
sulla camionale Asmara-Addi Ugri.
L’ 11 agosto, la banda capeggiata da Ogbansé
Iggigiù saccheggiò la concessione agricola dei
Fratelli Crispi nelle Pendici Orientali.
Il 13 agosto, concessione agricola del Comm.
Mario Torrini in Merara, Pendici Orientali, il cui
proprietario riuscì a stento a sottrarsi a morte certa
respingendo con la pistola alcuni assalitori e
dandosi quindi alla fuga.
Ecco un manifesto diffuso nelle case e nei locali pubblici nel quale si avverte chiaramente che saranno
perseguitati e uccisi tutti coloro che si propongono di opporsi, in qualsiasi modo, alla riunione dell’Eritrea
con L’Etiopia. (Candido)
PDF page 32
View this page in original PDF
32
Sempre il 13 agosto, nuovamente nella
concessione agricola Guido De Rossi in Addi Concì
che subì poi un’altra incursione il seguente 12
settembre quando ormai non restava più nulla da
depredare.
Il 14 agosto, razzia di bestiame nella fattoria di
Giovanni Pollera al Sembel presso Asmara.
Il 28 agosto 1949 al km 28 della camionale
Asmara-Addi Ugri, una banda di otto scifta tese
un’imboscata a tre automezzi in transito e rapinò
italiani e nativi di somme di denaro e vari oggetti
di valore per un considerevole importo.
Il pomeriggio del 31 agosto la concessione
dell’agricoltore Antonio Monticelli situata a Mai
Habar, sulla camionale Nefasit-Decameré, venne
assalita da una banda di 4 scifta armati di bombe a
mano e fucili. Fu depredata dei viveri ed altri oggetti
di valore.
Il primo assalto al “Bar Dorfu” fu sferrato la sera
del 31 agosto da parte di una banda di 14 scifta
capeggiati dall’etiopico Hailé Abbai. Il locale era
situato al 7 km della camionale Asmara-Massaua
al bivio della strada sterrata che scende alla Valle
del Dorfu. La proprietaria Giuseppina Pieggi-
Silvestri, Armando Morniroli ed altri presenti su-
birono violenze e rapina. Dal locale vennero aspor-
tate tutte le bevande ed i viveri e quindi venne
vandalicamente distrutto.
La sera del 1 settembre altra incursione di scifta,
questa volta ai danni della concessione Luigi Ertola
di Cheren, che depredarono di tutti i viveri e dove
furono uccisi due bovini per asportarne la maggior
parte della carne.
Il 2 settembre la banda capeggiata da
Uoldegabriel Mosasghì fermava l’autocarro con-
dotto da Dario Primerù a 9 km da Arresa sulla stra-
da Asmara-Addi Ugri. L’autista ed i passeggeri, la
maggior parte commercianti arabi, vennero rapi-
nati del denaro, degli indumenti e di ogni oggetto
di valore oltre che di tutte le merci trasportate. Dario
Primerù salvò miracolosamente la vita per inter-
cessione di un componente della banda, forse un
suo ex dipendente.
Ripresero con rinnovata frequenza gli assalti alle
concessioni.
Il 4 settembre toccò a quella agricola di Salvato-
re Filpi in Faghenà, Pendici Orientali, razziata da
tre scifta.
La stessa sera quattro scifta assalirono e saccheg-
giarono quella di Baldassarre Medaglia in Ona
Monassé presso Asmara.
Il 6 settembre ci fu un tentativo di assalto da par-
te di dodici scifta alla concessione di Giovanni
Lombardi situata in Dorotai sulla camionale
Cheren-Agordat. La banda fu coraggiosamente
messa in fuga dall’agricoltore che rispose con de-
terminazione e violenza al fuoco dei banditi.
Sempre il 6, di sera, alcuni scifta tentarono un
assalto all’abitazione dell’agricoltore Vincenzo
Jacovino a Mai Habar, sulla camionale Nefasit-
Decameré. Trinceratosi in casa Jacovino costrinse
gli assalitori a desistere.
Durante la notte dieci scifta assalirono la con-
CAMIONALE ASMARA-MASSAUA - Il bar del Dorfu, a 7 km da Asmara,depredato dalla banda di Hailé Abbai.
(Collezione Eros Chiasserini)PDF page 33
View this page in original PDF
33
cessione di Luigi Ziantona al Sembel, Asmara, de-
predandola di vari oggetti oltre che di un fucile da
caccia e relative munizioni.
Il 7 settembre la banda di Ogbansé Iggigiù assa-
liva e saccheggiava la concessione agricola di
Matteo Matteoda in Sciumbabatì nelle Pendici
Orientali.
Il 9 settembre, sulla strada Asmara-Medrizien,
due scifta rapinarono Emilio Fareri ed il suo com-
pagno di viaggio Agostini mentre erano diretti ad
Hametzì.
Il 13 settembre un’altra banda assaliva e deva-
stava l’abitazione di Paolo Springolo nella sua con-
cessione agricola di Merara, nelle Pendici Orienta-
li.
All’imbrunire del 14 settembre al km 8 della
camionale Asmara-Decameré quattro scifta tenta-
vano di fermare a colpi di fucile l’auto condotta dal
Dott. Ugo Mazzacurati che viaggiava in compagnia
di Flaminio Bortolai. Mentre l’auto accelerava per
sottrarsi all’aggressione Bortolai rispondeva al fuo-
co.
Il 16 settembre nuovo saccheggio alla conces-
sione agricola di Pietro Avveduto in Tzom Adorat,
Valle del Dorfu.
La sera del 26 settembre nella zona del Sembel,
Asmara, una banda di scifta aggrediva, bastonava
e rapinava del denaro l’agricoltore Stelio Isabettini.
Nella notte del 27 settembre in Via Baldi in Asma-
ra, due nativi armati aggredivano e rapinavano del
denaro l’italiano Pietro Bissi.
La sera del 3 ottobre una banda di scifta accer-
chiava l’abitazione dell’impresario edile Luigi Con-
te poco fuori l’abitato di Decameré sulla strada per
Nefasit. Alle intimazioni di aprire il cancello l’ita-
liano, per nulla intimorito, apriva il fuoco metten-
do in fuga gli aggressori. Pochi mesi dopo, per le
continue intimidazioni ed aggressioni che non con-
sentivano il proseguimento del lavoro, l’impresa-
rio decise di abbandonare la sua proprietà che de-
molì completamente, compreso l’adiacente vasto
vigneto, per non lasciarlo in mano ai nativi.
All’inizio di ottobre ripresero anche le aggres-
sioni finalizzate all’omicidio. Le prime vittime di
questa nuova ondata di terrore furono gli italiani
Salvatore Timonieri di anni 60 ed Otto
Kasseroler di 26, ambedue assassinati la sera del
5 ottobre presso la stazione ferroviaria di Tzada
Cristian a 15 km da Asmara.
Una banda di cinque scifta, capeggiati dal terro-
rista Hagos Temnuò, assaltò per prima l’abitazione
di Otto Kasseroler. Prelevato il proprietario lo tru-
cidarono nel tratto che conduceva verso la stazione
ferrovia distante poche centinaia di metri. Penetra-
ti nei locali tentavano di abbattere con il calcio dei
fucili la porta dell’alloggio dell’anziano caposqua-
dra pensionato delle Ferrovie Eritree, Salvatore Ti-
monieri, che in quel momento era in compagnia
della figlia Concetta e del nipote di appena un mese,
in visita al congiunto, di una giovane domestica e
di un altro giovane nativo. Un colpo di fucile spa-
rato attraverso la porta raggiungeva quest’ultimo
alla mano. In preda al panico la giovane domestica,
preso in braccio il piccolo e aperta una finestra del
retro, cercava la fuga nei campi seguita da Concetta
Timonieri. Attraverso la finestra, rimasta spalanca-
ta, vennero esplosi numerosi colpi di fucile uno dei
quali raggiunse l’anziano ferroviere al collo ucci-
dendolo all’istante.
Il giorno dopo, sul corpo di Otto Kasseroler, fu
trovato un biglietto scritto in tigrino firmato da
Hagos Temnuò che rivendicava il duplice assassi-
nio.
In conseguenza a questo ulteriore barbaro mas-
sacro il CRIE si riuniva d’urgenza ed indirizzava
una lettera al Rappresentante del Governo Italiano
in Eritrea, il Conte Adalberto di Gropello, solleci-
tandolo ad avviare una forte azione di protesta con-
tro le autorità britanniche sicuramente colpevoli di
non aver adottato i provvedimenti da tempo invo-
cati per ripristinare normali condizioni di vita e di
sicurezza nel territorio e ad eseguire un adeguato
controllo sulle organizzazioni politiche che sem-
pre più apparivano responsabili di intolleranza ed
aggressione nei confronti dei gruppi indipendentisti.
Con l’intensificarsi delle aggressioni e del terro-
rismo nei centri abitati, nelle campagne, nelle vie
di comunicazione e del banditismo volto a distrug-
gere ogni traffico, attività agricola e mineraria, e
l’abbandono di ogni attività produttiva seminando
disordine e paura, il numero degli italiani che ab-
bandonarono l’Eritrea aumentò di giorno in gior-
no.
Una stima effettuata agli inizi del 1949 indicava
in 20 mila il numero degli italiani residenti in Eri-
trea; di questi 17 mila in Asmara, circa 2 mila a
Massaua ed i rimanenti sparsi nei vari centri abitati
del paese.
Nello stesso periodo le bande di scifta operanti
nel territorio vennero stimate in circa 30 unità per
un totale di circa mille uomini la maggior parte dei
quali capeggiati dai fratelli Uoldegabriel e Berhé
Mosasghì, Hagos Temnuò, Haile Abbai, Techesté
Hailé, Brahané Nafur, Teclé Sereché, Asseressei
Embaié, Brahané Nafur, Hailé Cascì, Abrahà
Zemariam.
Malgrado le denunce e le vibranti proteste del
CRIE niente o quasi cambiò.
Il 20 ottobre una ben organizzata banda di scifta
assaltava la concessione agricola dell’Avv. Carlo
Matteoda in Filfil sulle Pendici Orientali. Asporta-
rono quanto possibile e, tramite il fattore Quarto,
invitarono il proprietario a corrispondere un tribu-
to mensile se voleva evitare la distruzione del-
l’azienda.
Il 2 novembre la banda di Techesté Hailé face
irruzione nell’azienda di allevamento di bovini di
Antonio Battaglia in località Marhanò, a circa 5PDF page 34
View this page in original PDF
34
km da Asmara ad un bivio della camionale Asma-
ra-Addi Ugri, depredandola di tutti i capi di bestia-
me. Fu la prima di una lunga serie di razzie che nel
successivo marzo 1950 sarebbero culminate con il
feroce assassinio di Antonio Battaglia e del suo fra-
terno amico Armando Pedulla.
La sera del 7 novembre il concessionario Pietro
Avveduto mentre stava risalendo in autocarro la
Valle del Dorfu diretto ad Asmara veniva bloccato
e rapinato da un gruppo di scifta capeggiati da Hailé
Abbai. Selvaggiamente percosso riportava nume-
rose ferite ma riusciva fortunatamente a placare l’ira
dei banditi ed a scampare a morte certa dialogando
nella loro lingua che conosceva perfettamente.
Nella stessa serata una ventina di scifta assaliro-
no e depredarono del bestiame bovino l’azienda
agricola di Artemio Maffi situata in Ona Menassé
presso Asmara.
Altre aggressioni e rapine furono portate a ter-
mine tra il 10 ed il 13 novembre.
Giovanni Saragozza assalito da un ladro all’in-
terno della propria abitazione in Asmara, nella zona
di Campo Polo, rimase ferito ad un braccio da una
pugnalata e riuscì fortunatamente ad evitare un
colpo di pistola esploso al suo indirizzo dallo stes-
so individuo.
Un gruppo di scifta tentò di razziare il bestiame
dell’allevatore Angelo Pacchiana nella sua azienda
del Sembel presso Asmara. Avvertito per tempo
della presenza dei banditi li accoglieva a colpi di
fucile e riusciva a respingerli.
La famiglia di Mario Audifredi mentre percor-
reva a bordo della propria auto la camionale Asma-
ra-Massaua venne bloccata al km 35 e rapinata di
tutti i loro averi.
La sera di domenica 13 novembre fu compiuto
nel centro della cittadina di Addi Ugri uno dei più
sanguinosi atti terroristici degli ultimi tempi. Una
numerosa banda di scifta, divisa in due gruppi, at-
taccava con il lancio di bombe a mano il Bar Formia
ed il Cinema Rex sparando contemporaneamente
numerosi colpi di fucile per la via principale e ver-
so il Bar Piazza dove si trovavano alcuni avventori.
Nell’incursione furono colpiti a morte l’italiano
Antonio Santangelo ed il cittadino greco Giorgio
Aktidis mentre un altro italiano, Gregorio Merodi
veniva ferito gravemente e decedeva all’Ospedale
Regina Elena di Asmara il successivo 16 novem-
bre. Quasi certamente l’attacco terroristico fu ope-
ra degli scifta guidati da Hagos Temnuò ed
Asseressei Embaié che nei giorni precedenti erano
stati segnalati nella zona del Seraé.
Sul luogo i banditi lasciarono alcuni biglietti di
intimidazione rivolti ad italiani ed eritrei invitan-
doli a dissociarsi dal “Blocco Eritreo per l’Indi-
pendenza” se volevano evitare ulteriori attacchi.
In un secondo biglietto, indirizzato all’amministra-
zione britannica, si leggeva testualmente: “Mante-
nete la vostra promessa e dateci l’ Indipendenza
con l’Unione alla Etiopia”.
LE CONCESSIONI si sono organizzate a caposaldi. Si monta la guardia ai posti di vedetta. Le case sono
state fortificate. I concessionari spesso si sono dovuti rifornire di armi al mercato clandestino.
(La Settimana Incom)PDF page 35
View this page in original PDF
35
La mattina del 17 novembre la banda dell’etiope
Hailé Habbai fermava presso Embatkalla, sulla
camionale Asmara-Massaua, il taxi di Placido
Guidara che trasportava quattro commercianti ara-
bi. L’autista ed i passeggeri venivano fatti scende-
re e l’italiano trucidato sul posto per ordine del
capobanda. Tutti subirono la rapina dei loro averi.
Placido Guidara, 40 anni, da pochi giorni si era
trasferito da Addi Ugri ad Asmara con la moglie e
la figlia di due anni e mezzo sperando in una esi-
stenza più sicura e nell’intento di migliorare le sue
modeste condizioni economiche.
Qualche ora prima, poco distante, la stessa ban-
da di assassini aveva ucciso con pari crudeltà il com-
merciante indiano Dulabhje Premjee.
Il duplice omicidio, che seguiva di pochi giorni
l’eccidio di Addi Ugri, suscitò estrema emozione
tra la popolazione italiana e nativa di Asmara ed
infiammò ulteriormente il risentimento nei confronti
dell’amministrazione britannica dimostratasi ancora
una volta incapace di mantenere l’ordine e garanti-
re la sicurezza della popolazione. Il CRIE faceva
sentire ancora una volta la propria voce e diffonde-
va un comunicato diretto alla popolazione che si
esprimeva in questi termini:
“A tutti gli abitanti dell’Eritrea”
“I dolorosi crimini che da molto tempo insan-
guinano le contrade dell’Eritrea e che, senza di-
stinzione di razza e di comunità, colpiscono inermi
cittadini, costituiscono una palese violazione di
ogni diritto umano, contro la quale si eleva spon-
taneo ed unanime il sentimento di esecrazione di
ogni uomo cresciuto al rispetto dell’umana digni-
tà.
Nonostante le ripetute proteste di questo Comi-
tato, si é manifestata l’assoluta mancanza di tutela
della sicurezza pubblica.
Contro i responsabili di questa insostenibile si-
tuazione non può e non deve mancare la protesta
di tutti gli abitanti dell’Eritrea i quali, per natu-
rale e indiscutibile aspirazione, intendono di poter
lavorare tranquillamente in serena attesa delle de-
cisioni che il supremo organo mondiale vorrà pren-
dere sulle sorti di questo territorio.
Questa protesta dovrà concretarsi, per deside-
rio concorde espresso dalla popolazione, nella so-
spensione di ogni attività dalle ore 00 alle ore 24
di sabato 19 corrente.
Il Comitato Rappresentativo degli Italiani in Eri-
trea (CRIE), invita la popolazione ad attuare tale
manifestazione in perfetta disciplina, volendo essa
manifestazione essere esclusivamente un monito
della Collettività contro i negatori di ogni vivere
civile e costituire un richiamo energico e risoluto a
chi ha il dovere di tutelare l’ordine pubblico di que-
sto territorio”.
Contemporaneamente venne inviato un tele-
gramma di protesta alla Segreteria delle Nazioni
Unite a Lake Success. Questo il testo:
“Il C.R.I.E. denunzia at opinione pubblica
internazionale inerzia freddamente mantenu-
ta Autorità britannica occupazione invocan-
do autorevole efficace intervento O.N.U. at tu-
tela et protezione vita ed averi abitanti Eri-
trea”.
I funerali di Placido Guidara furono seguiti da
una gran folla di italiani e nativi uniti nell’unanime
cordoglio mentre tutte le seracinesche dei negozi
rimasero abbassate. Alla cerimonia funebre in Cat-
tedrale era presente il Vicario Apostolico dell’Eri-
trea, Mons. Giancrisostomo Marinoni che al termi-
ne della Sacra Funzione prese la parola per espri-
mere tra le altre cose:
BASSOPIANO OCCIDENTALE - Come viaggiano i concessionari italiani nel Bassopiano Occidentale.
Un’autoblinda civile costruita dagli italiani con mezzi di fortuna. (Candido)PDF page 36
View this page in original PDF
36
“Non ho bisogno di parole per destare negli
animi vostri sensi di dolore e di deprecazione: ba-
sta uno sguardo a quella bara. Non ho bisogno
per dire il dolore che tutti portiamo scolpito sulla
fronte. Ciò che conta non è il dolore privato di una
famiglia, ma il dolore di un popolo.
Poco importa a quale nazione, a quale razza
appartengono le vittime: è il dolore di un popolo,
del mio popolo, del popolo che il Signore mi ha
affidato. Ecco perché sento più profondamente la
tragedia che viviamo.
. . . . .
Non spetta a me cercare le ragioni di questi de-
litti che turbano e sconvolgono la vita pubblica, né
è mio compito investigare chi, consciamente od
incosciamente, ha armato la mano di questi assas-
sini che hanno ucciso i nostri fratelli, né tocca a
me investigare per individuare chi va seminando
l’odio e la vendetta in mezzo a noi.
. . . . .
Protesto a nome delle famiglie che vengono di-
strutte, a nome dei focolari che vengono spenti, a
nome dei bambini che rimangono orfani. Protesto
a nome di tutta questa gente non protetta e domi-
nata dal terrore per quanto va succedendo e tutte
queste proteste le faccio dinanzi all’Altare, nel nome
di Dio, il quale ha comandato di non uccidere e
nell’Evangelo che dice: Chi usa le armi, di armi
perisce.
. . . . .
Invoco per voi la forza necessaria per perdona-
re, come invoco la cristiana rassegnazione alle fa-
miglie così colpite. Invoco fiducia per tutta la no-
stra gente e vorrei che potesse giungere l’eco del
mio appello a quelle Autorità che ci governano
perché sappiano e vogliano proteggerci e difender-
1949 - Una delle tante cronache di assalti degli scifta. (D.n.d.)PDF page 37
View this page in original PDF
37
ci.
Abbiamno diritto alla vita: tocca a loro custo-
dirci e riservarci questo diritto”.
Il sabato 19 novembre 1949 fu un giorno di lutto
che si manifestò anche con una sospensione del-
l’attività lavorativa degli italiani su tutto il territo-
rio eritreo ed in particolare ad Asmara.
In quello stesso giorno di così sentito dolore, sul
Quotidiano Eritreo veniva pubblicato un comuni-
cato dell’amministratore capo brigadiere Francis
Greville Drew nel quale rimarcava che il destino
dell’Eritrea era nelle mani dell’ONU ed era su-
bordinato ai giudizi ed alle decisioni della IV^ Ses-
sione che al momento non si era ancora espressa.
Criticava duramente le azioni di protesta del CRIE
che, dopo i fatti di Addi Ugri e gli altri assassinii,
aveva invitato la popolazione ad attuare una sospen-
sione delle attività lavorative per 24 ore.
“Questa azione - sottolineava il comunicato - è
chiaramente di natura politica e può solo aggra-
vare la situazione”. . . . “ si invita la popolazione
ad astenersi da malconcepite attività, come prote-
ste e scioperi che non possono che provocare ri-
sentimento presso gli avversari politici, esacerban-
do la presente situazione”.
Non si era ancora spenta l’eco dell’imponente
manifestazione di cordoglio per l’uccisione di Pla-
cido Guidara quando la sera del 26 novembre ven-
ne consumato l’ennesimo assassinio ai danni di un
lavoratore italiano.
Giovanni Peressini, 44 anni, proprietario di un
autrocarro FIAT 634 effettuava da tempo il trasporto
di legna da una concessione boschiva nella zona
del Mareb verso Decameré percorrendo la strada
di Mai Ainì. Completato il carico con qualche ri-
tardo, soltanto verso sera era in grado di riprendere
la strada del ritorno verso Decameré. Lo accompa-
gnava, come sempre, l’aiuto eritreo ed
occasionalmente alcuni taglialegna nativi. Ormai a
buio, percorrendo un tratto di strada impervia, uno
spostamento del carico obbligava ad una sosta per
rimediare all’inconveniente. Fu in quel frangente
che il gruppo venne circondato da una banda di
scifta rivelatasi poi per quella di Uoldegabriel
Mosasghì.
Peressini ed i nativi venivano fatti scendere ed
obbligati a cospargere l’autocarro di nafta ed
appiccare il fuoco. Mentre le fiamme si alzavano
violente l’italiano fu condotto a pochi metri di di-
stanza ed obbligato a spogliarsi poi il capobanda
ordinava ad un suo gregario di trucidarlo a pugna-
late. Colpito da dodici colpi in varie parti del cor-
po, l’autista italiano moriva dopo breve agonia.
Ai nativi terrorizzati, Uolde-gabriel Mosasghì,
ordinava di riferire al capodistretto del Tedrer, suo
acerrimo nemico, che presto si sarebbe fatto vivo
anche con lui.
Il giorno seguente, in Decameré, ebbero luogo i
solenni funerali del povero Peressini ai quali pre-
sero parte tutti i connazionali della cittadina, molti
arrivati da Asmara e le più alte autorità con alla
testa il Rappresentante del Governo Italiano in Eri-
trea, Conte Adalberto di Gropello.
Il 27 novembre 1949 si riuniva in seduta plena-
ria il CRIE che deliberava di richiedere un incon-
tro con l’amministratore capo F.G . Drew ed il con-
sigliere politico presso la BAE, Cook, al fine di tro-
vare una credibile soluzione al problema terroristmo
e ribadire la decisa protesta “per il perdurare della
insostenibile situazione che offendeva ogni legge
di civile convivenza”.
Durante un colloquio, avvenuto il 3 dicembre, la
delegazione italiana rinnovava l’accusa all’ala estre-
mista del Partito Unionista di fomentare il terrori-
smo a sfondo politico, come dimostravano i nume-
rosi processi a carico di dirigenti unionisti e lo scio-
glimento dell’organizzazione estremista
“Andinnet” ordinato mesi prima dalla BAE dopo
l’assassinio del capo della Lega Mussulmana, Abdel
Kader Kebiré, contraria alla federazione. Veniva
ribadito il concetto che la popolazione italiana non
accettava le inaudite affermazioni dell’amministra-
zione britannica che giustificava gli insuccessi del-
l’opera repressiva e di protezione della polizia per
insufficienza di mezzi finanziari perché “ciò equi-
varrebbe ad affermare che l’equilibrio della bilan-
cia finanziaria in Eritrea si debba raggiungere con
il sacrificio di vite umane e la depredazione di pa-
cifici cittadini”.
La delegazione rinnovava infine la richiesta, più
volte insistentemente espressa, che l’amministra-
zione applicasse i mezzi più idonei per porre fine
allo stato di pericolo esistente in Eritrea.
Le risposte dell’amministratore britannico, bri-
gadiere Francis Greville Drew furono quanto meno
sconcertanti ponendo subito in evidenza che la po-
polazione italiana e l’amministrazione britannica
parlavano due lingue diverse e che in sostanza male
si conciliavano ad un costruttivo colloquio e, con-
fermando le difficoltà nella lotta di repressione, af-
fermava che: “Non vi è dubbio che scifta e man-
danti si considerino dei patrioti e come tali riscuo-
tano simpatia tra la popolazione che evita di dare
informazioni sui loro movimenti”.
Sosteneva inoltre che a generare quello stato di
cose aveva influito l’ingerenza di due nazioni, l’Ita-
lia e l’Etiopia, poiché: “Vi sono gravi sospetti tra
le popolazioni locali che il Governo Italiano aiuti
il Blocco dell’Indipendenza e ciò accentuerà l’at-
tività terroristica”. Affermazione gravissima resa
dall’ amministore britannico poiché era da tempo
evidente che non soltanto l’Italia e l’Etiopia potes-
sero avere interesse alla questione eritrea ma prin-
cipalmente l’Inghilterra che, tra l’altro, appariva
estremamente tollerante verso il terrorismo che sta-
va assumendo proporzioni inquietanti e sempre più
speso faceva insorgere il sospetto che non si trat-
tasse soltanto di tolleranza.
Appena il tempo per leggere sui giornali i primiPDF page 38
View this page in original PDF
38
commenti al colloquio avvenuto il giorno prima ad
Asmara che nel pomeriggio di domenica 4 dicem-
bre veniva consumato l’ennesimo assassinio.
Una banda di 18 scifta capeggiata da Hailé Ab-
bai in compagnia di Ogbansé Igigiù, un eritreo na-
tivo dell’Hamasien, piombava nel Campo Speri-
mentale Governativo di Elabì, presso Merara, nel-
le Pendici Orientali dove il capo vivaista Silvio
Nardi di 60 anni prestava la sua opera dal lontano
1923. L’improvvisa irruzione sorprendeva i due
gregari armati di fucile, li distaccati dal Commis-
sariato di Asmara a difesa della fattoria governati-
va, che venivano disarmati.
Messi in allarme dall’abbaiare dei cani Silvio
Nardi ed il suo domestico uscivano dall’abitazione
poco distante dal modesto corpo di guardia. Il do-
mestico intuiva immediatamente le intenzioni del
capobanda ed in ginocchio supplica di risparmiare
il padrone. Hailé Abbai irritato lo percosse con il
“curbasc” e rivolgendosi verso l’italiano gli spa-
rava a bruciapelo un colpo di fucile al ventre. Qua-
si incredulo Silvio Nardi cadde a terra, dove venne
raggiunto quasi subito da un secondo colpo spara-
to dietro l’orecchio che lo fulminava. Ogbasé Igigiù,
che ben conosceva Silvio Nardi, assistette intimo-
rito alla scena e venne redarguito duramente
dall’etiopico Abbai che sbeffeggiandolo per il suo
pavido comportamento ed indicando il corpo gli
disse: “Hai visto come si fa ad ammazzare gli ita-
liani”?
Compiuto l’assassinio la banda si diresse verso
il villaggio di Ficcé dove, circa un’ora dopo, ag-
grediva il modesto posto di polizia nativa ferendo
gravemente due dei gregari e disarmando gli altri.
Si divisero quindi in più gruppi ed iniziarono a
rastrellare le numerose aziende agricole della zona
per devastarle ed alla ricerca dei proprietari italiani
da uccidere.
Il primo obbiettivo che raggiunsero fu la con-
cessione di Umberto Viganò a Merara dove, grazie
alla prontezza di spirito dei dipendenti nativi che
riuscirono a convincerli che l’azienda era passata
di loro proprietà, gli scifta si limitarono ad alcune
lievi devastazioni.
Il secondo assalto fu sferrato contro la conces-
sione del Dott. Granzotti che fortunatamente,
allertato in tempo, ebbe modo di rifugiarsi nella
boscaglia poco distante. L’azienda venne devasta-
ta, le abitazioni razziate e date alle fiamme. I grup-
pi si spostarono quindi nella zona di Filfil assalen-
do le concessioni di Vincenzo Pratò e Vincenzo
Marino dove operarono la totale distruzione delle
abitazioni e delle attrezzature agricole.
Infine non rimase che l’azienda di Matteo
Matteoda, situata in Sciumbabatì, verso la quale si
diresse Hailé Abbai con i suoi accoliti con la ferma
ASMARA - Manifestazione di aderenti al “Partito Nuova Eritrea per l’Indipendenza”. (Internet)PDF page 39
View this page in original PDF
39
intenzione di ucciderne il titolare che per puro caso
si era allontanato qualche ora prima per recarsi in
visita al padre a Savur. Profondamente deluso il
capobanda ed i suoi uomini cosparsero di petrolio
quanto vi era di potenzialmente combustibile ed
appiccarono il fuoco. Per evitare che i dipendenti
potessero spegnere l’incendio appena avviato, so-
starono nei pressi per essere certi che le fiamme
divorassero ogni cosa.
La zona delle Pendici Orientali, una tra le più
fiorenti del paese, bonificata e resa produttiva con
immensi sacrifici ed anni di duro lavoro da parte di
generazioni di italiani ed eritrei era ricca di pianta-
gioni di caffé e di agrumi ma in due anni le bande
di scifta, per la maggior parte etiopici, che opera-
vano quasi del tutto indisturbati avevano messo a
ferro e fuoco ogni attività costringendo in molti casi
gli agricoltori ad abbandonare le aziende. Solo al-
cuni, malgrado i pericoli e le difficoltà, rimasero
ostinatamente e coraggiosamente presenti a difen-
dere quello che restava del loro lavoro.
Il 5 dicembre una banda di terroristi fece la sua
apparizione nella fertile Piana di Mai Taclà presso
Godofelassi, zona di Addi Ugri, dove numerose
erano le aziende agricole condotte da italiani. In
una di queste cercarono il concessionario Renzo
Reffo con l’evidente scopo di ucciderlo. Non tro-
vandolo minacciarono di morte gli operai nativi se
non avessero abbandonato il lavoro alle dipenden-
ze degli italiani.
Le numerose ed insistenti richieste di un mag-
gior controllo della situazione e di una più incisiva
opera di contrasto alle azioni dei terroristi esposte
dal CRIE parvero cadere nel vuoto e fu oltremodo
ELABERET - Un posto di polizia tenuto da agenti nativi, per la difesa delle concessioni agricole. Purtroppo
non erano rari i casi in cui gli scifta erano addirittura d’accordo con i poliziotti. Comunque la polizia arrivava
sempre dopo. (Candido)PDF page 40
View this page in original PDF
40
chiaro che nessuna zona del paese poteva ormai ri-
tenersi esente dalle scorribande degli scifta che non
esitavano a portare le loro azioni omicide fino nel
centro della città di Asmara e degli altri abitati.
La sera del 12 dicembre 1949 una banda di ter-
ASMARA - L’angolo tra Corso Italia e Viale Lorenzini con il Cinema Impero ed il Bar Alitalia dove avvenne la
mortale aggressione nella quale perse la vita il Dottor Djalma Mutti. (Collezione Eros Chiasserini)
roristi sferrò una ben orchestrata incursione in una
delle zone centrali della città all’angolo tra Corso
Italia e Via Lorenzini, in prossimità del Cinema Im-
pero.
Un gruppo di tre banditi diede inizio all’azione
PDF page 41
View this page in original PDF
41
con il lancio di bombe a mano e lo sparo di colpi di
pistola indirizzati verso i passanti ed alcuni bar ge-
stiti e frequentati da italiani.
Le prime bombe non esplosero e, solo per tale
fortuita circostanza, due ispettori della polizia in-
glese in abiti borghesi che transitavano casualmen-
te in Via Lorenzini ebbero salva la vita.
Altri due banditi lanciarono delle bombe a mano
contro l’ufficio della British Information Services
e spararono alcuni colpi di pistola all’interno del
Bar Etna e del Bar Ragno dandosi quindi alla fuga
verso il Mercato Coperto di Largo Campania. A
completare l’azione dei primi gruppi altri terroristi
spararono sei colpi di pistola all’indirizzo delle per-
sone in sosta nei pressi del Cinema Impero ed uno
di questi raggiunse alla schiena il Dottor Djalma
Mutti ferendolo gravemente.
Compiuta l’incursione i terroristi si riunirono
dirigendosi verso Via Sardegna dove un complice
li attendeva a bordo di una Fiat Balilla. Si copriro-
no la fuga lanciando bombe a mano e sparando al-
cuni colpi di pistola uno dei quali contro Elvezio
Francesco Faranda nella sua casa di Piana d’Ala. E’ l’unico civile che sia riu-
scito ad uccidere degli scifta ed a riscuotere la taglia di 500 sterline posta
sulla testa di Hailé Abbai. (La Settimana Incom)PDF page 42
View this page in original PDF
42
Magnabosco, un meccanico italiano che si era rifu-
giato sotto i portici del Mercato Coperto, senza for-
tunatamente colpirlo.
Il Dottor Djalma venne soccorso da alcuni con-
nazionali usciti dal Bar Alitalia e condotto d’ur-
genza all’Ospedale Regina Elena dove il giorno
seguente, malgrado l’intervento chirurgico al qua-
le fu sottoposto per arrestare una emorragia inter-
na, decedeva.
Stimato professionista ed insegnante di ragio-
neria all’Istituto Tecnico di Asmara, compianto da
tutta la cittadinanza lasciava la moglie ed una bam-
bina di appena due anni.
Rinnovata vibrante lettera di protesta del CRIE
alla quale, alcuni giorni dopo rispondeva il segre-
tario capo dell’amministrazione britannica, sir
Charles F.B. Pearce, il quale confermava, in con-
nessione all’attentato del 12 dicembre, l’arresto di
alcuni membri del Partito Unionista ed altri ele-
menti vicini al banditismo e di avere disposto il
coprifuoco per la zona europea della città per tutti i
nativi ed un ulteriore inasprimento delle norme per
1950 - Esenzione dal coprifuoco rilasciata dalla BAE per ragioni di lavoro al titolare di un taxi.
1949 - 13 dicembre - Il proclama che decretava il coprifuoco. Molto spesso, proprio durante il
coprifuoco, i terroristi compirono aggressioni, rapine e saccheggi. (Candido)PDF page 43
View this page in original PDF
43
la salvaguardia dell’ordine pubblico.
Il documento concludeva assicurando che: “Il
vostro Comitato può essere sicuro che l’ammini-
strazione continuerà a mantenere tali provvedimen-
ti giudiziari ed amministrativi per garantire la si-
tuazione. Si é a piena conoscenza dei poteri a di-
sposizione, forniti dai proclami e dalla legge ita-
liana, e tali poteri saranno esercitati con rigore ed
imparzialità come si renderà necessario”.
Le indagini di polizia riuscirono ad individuare
e far arrestare tre dei terroristi che avevano parteci-
pato all’incursione di Via Lorenzini. Processati dalla
1949 - 14 Dicembre - In Eritrea, e precisamente nella Piana d’Ala, sette banditi attaccavano, di sera, la
concessione agricola del siciliano Francesco Faranda, che si trovava a letto malato, ma questo, levatosi a
sedere sul letto, li prendeva a fucilate uccidendone tre e mettendo in fuga gli altri quattro.
(La Tribuna Illustrata) (Disegno di Vittorio Pisani)PDF page 44
View this page in original PDF
44
Corte Generale Britannica vennero condannati alla
pena capitale commutata poi, dall’amministratore
capo della BMA, all’ergastolo.
A distanza di sole 24 ore, il 13 dicembre, an-
cora due attacchi degli scifta: nel primo una ban-
da assaliva la miniera aurifera della S.A. Minie-
ra Barattolo in Limat presso Zazzega, razziando
di indumenti gli operai ed attrezzi dell’impian-
to. Nel secondo tre scifta armati tentarono di
bloccare un’auto con tre italiani a bordo in tran-
sito sulla pista Barentù-Ducambia che riusciro-
no tuttavia a sottrarsi alla rapina malgrado il lan-
cio di una bomba.
Il 14 dicembre, verso il tramonto, la banda di
terroristi guidata dal famigerato capo etiopico Hailé
Abbai assaliva la concessione condotta da France-
sco Faranda situata nella Piana d’Ala al km 24 del-
la camionabile Nefasit-Decameré. Mentre alcuni
degli accoliti tenevano a bada il personale nativo,
tre dei banditi riuscivano ad introdursi nell’abita-
zione sparando svariati colpi di fucile a bruciapelo
e lanciando due bombe a mano contro Francesco
Faranda che non si fece cogliere di sorpresa e pur
febbricitante reagì con veemenza e sparando con il
suo fucile uccideva tre degli aggressori uno dei quali
risultò essere lo stesso capo dei briganti, il triste-
mente noto Hailé Abbai, responsabile di numerosi
omicidi ed incursioni terroristiche ai danni di ita-
liani e nativi.
Quasi a concludere l’anno appena trascorso, al-
l’imbrunire del 27 dicembre, nella Piazza Duca de-
gli Abruzzi di Decameré, due terroristi lanciarono
due bombe a mano contro alcuni passanti italiani
fortunatamente senza fare né vittime né feriti.PDF page 45
View this page in original PDF
45
Il nuovo anno iniziò all’insegna delle aggres-
sioni e delle razzie e purtroppo con nuovi contribu-
ti di sangue da parte di pacifici cittadini italiani.
In Asmara, la sera del 10 gennaio, due terroristi
in sella a biciclette transitavano nei pressi del Bar
Cavour e, giunti in prossimità del locale affollato
di italiani, lanciavano una bomba a mano ad alto
potenziale. Anche in questa occasione, per puro
caso, non si lamentarono vittime. In conseguenza
del notevole e comprensibile scompiglio i due riu-
scivano a dileguarsi indisturbati.
Tre giorno dopo, il 13 di gennaio, una banda
composta da sette scifta assaliva la concessione
Zanoni nella zona di Mai Habar, discosta di qual-
che chilometro dalla camionale Nefasit-Decameré.
Il titolare venne duramente percosso e poi rapi-
nato dagli aggressori che in quella maniera, a loro
dire, intendevano vendicare l’uccisione dei loro tre
compagni avvenuta durante l’incursione del 14 di-
cembre 1949 per mano di Francesco Faranda.
La sera del 14 gennaio in uno dei più popolosi
rioni di Asmara, il Bivio 78, abitato prevalentemente
da italiani, avvenne l’incursione da parte di una
banda di oltre venti scifta che seminarono il terrore
sparando con fucili e pistole e lanciando una venti-
na di bombe a mano contro le abitazioni di Via Mo-
gadiscio, Via Neghelli, Viale degli Arditi ed all’in-
terno del Bar Nazionale, situato alla convergenza
delle tre strade, ed affollato di avventori italiani. In
Via Neghelli, nella sparatoria iniziale, rimase ferito
all’interno della sua bottega, il falegname Antonio
Giarratano intento al suo lavoro.
L’azione terroristica, evidentemente ben piani-
ficata, causò anche il ferimento più o meno grave
di altri cinque italiani e di una donna eritrea.
Alcuni manifestini rinvenuti nella zona dell’in-
cursione riportavano la seguente scritta: “Questa è
opera del Mahaber (Partito Unionista). Italiani non
vi daremo più pace” . Portata a termine l’aggres-
sione i terroristi si diedero alla fuga facendo perde-
re le loro tracce nella vicina campagna.
Lo stesso giorno ed alla stessa ora, identico at-
tacco venne portato nella piazza principale di De-
cameré da parte di due terroristi in bicicletta che
lanciarono due bombe a mano contro i passanti.
Iniziava immediatamente una sparatoria furio-
sa ed incontrollata contro i due banditi in fuga che
riuscivano a dileguarsi mentre colpi vacanti rag-
giunsero un poliziotto eritreo, deceduto sul colpo,
e la signora Maria Alletti Curcio di 50 anni che,
ANNO 1950
1950 - La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite al lavoro, in una località degli Habab. Si ascoltano i
nativi per conoscere le loro preferenze circa l’assetto politico dell’Eritrea. (Candido)PDF page 46
View this page in original PDF
46
proprio in quegli attimi, apriva la porta della sua
abitazione nella adiacente Via Duca D’Aosta pre-
occupata per il figlio non ancora rientrato a casa.
Trafitta da un colpo di pistola all’addome veniva
soccorsa e trasferita d’urgenza all’ospedale di
Asmara dove poco dopo cessava di vivere per la
grave ferita riportata.
V oci insistenti attribuirono le due azioni terrori-
stiche alla volontà di costringere l’amministrazio-
ne britannica a liberare i tre imputati unionisti del-
l’attentato del 12 dicembre 1949 di Via Lorenzini,
sotto processo in quei giorni, e per i quali si pro-
spettava la condanna a morte.
Come unico deterrente alle azioni terroristiche,
nella cittadina di Decameré, fu introdotto il copri-
fuoco dalle 19 alle 05 del mattino.
Le rinnovate proteste del CRIE dopo gli ultimi
sanguinosi atti di terrorismo non riuscirono a scuo-
tere il torpore dell’autorità britannica anche se ap-
parve sempre più evidente che il comportamento
ambiguo assunto nei confronti degli scifta agevo-
lava l’intensificarsi delle loro azioni mentre inde-
boliva ogni giorno di più la posizione degli italiani
costringedoli all’abbandono sia delle proprietà che
delle loro attività.
In un articolo pubblicato su “Eritrea Nuova” il
giornalista Mario Fanano sottolineava in tutta la sua
drammatica evidenza l’incapacità delle autorità bri-
tanniche dell’Eritrea di “non essere in grado di
stroncare l’attività criminosa degli scifta” e di “non
essere idonei a ricondurre alla normalità la vita
del territorio”.
Le forze di Polizia, destinate alla sicurezza di
tutto il paese, apparivano assolutamente inadegua-
te essendo formate da 70 tra ispettori ed ufficiali
britannici, da 200 tra agenti di Pubblica Sicurezza
e Carabinieri italiani, adibiti quasi totalmente a com-
piti giudiziari e d’ufficio, e da circa 2.500 ausiliari
eritrei. Erano inoltre presenti due battaglioni della
Royal Berkshire Regiment, per un totale di 1600
uomini, che costituivano le truppe di occupazione
e che solo saltuariamente vennero impiegati in azio-
ni di repressione del terrorismo.
Più volte il CRIE aveva suggerito al segretario
politico della BAE, Mr. B.C.A. Cook, di dislocare
parte del contingente delle truppe di occupazione
nella cittadina di Decameré al fine di garantire alla
popolazione un sufficiente livello di sicurezza. Pur-
troppo tale richiesta non fu mai presa in considera-
zione dalle competenti autorità con i risultati che
inevitabilmente si ebbero a soffrire.
La sera del 23 gennaio, in Addi Ugri, altro ten-
tativo di assassinio nei confronti di un’italiano. Da
una delle finestre della sede del Partito Unionista
due estremisti eritrei, Araià Uoldeselassé ed Ischia
Hailemariam lanciarono tre bombe a mano contro
Vittorio Baldassarre che stava transitando nella piaz-
za sottostante. Per fortunate circostanze il connazio-
nale riportava solo ferite guaribili in pochi giorni.
Il 24 gennaio altra incursione di una numerosa
banda di scifta contro la Missione Cattolica di
Mehlab, nelle Pendici Orientali, con il preciso ob-
biettivo di uccidere il Superiore, Padre Serafino.
Non avendolo trovato in Missione decidevano
sul momento di uccidere in sua vece Fra Donato
che fu salvato dai pianti e dalle preghiere degli
orfanelli eritrei presenti nel ricovero. I banditi, dopo
aver consumato i pochi viveri trovati nella mensa
distrussero tutto il materiale dell’ambulatorio sani-
tario e gli arredi dei locali minacciando di morte i
religiosi se avessero continuato a risiedere in
Mehlab.
Nuove aggressioni avvennero intanto ai danni
degli impotenti concessionari.
Il 6 febbraio in località Mai Hinzì,
nell’Hamasien, gli scifta asportarono dalla fattoria
di Antonietta Pieggi Silvestri numeroso materiale
ed attrezzi per un considerevole importo.
Il 9 febbraio 1950 giunse ad Asmara la Com-
missione d’Inchiesta delle Nazioni Unite con il com-
pito specifico di preparare un rapporto sulla situa-
zione nel territorio della ex colonia ed esprimere il
suggerimento più opportuno per la soluzione fina-
le del problema Eritrea.
La presenza della Commissione parve dare nuo-
vo impulso agli attentati ed alle azioni terroristiche
quasi a voler influenzare i giudizi e le decisioni dei
delegati.
L’11 febbraio, in località Valle Gnecchi presso
Asmara, sconosciuti lanciavano una bomba a mano
contro il concessionario minerario Nino Garbini
mentre si recava al suo posto di lavoro. Per sua for-
tuna l’ordigno non esplose e non subì conseguenze
se si esclude un comprensibile spavento.
All’alba del 13 febbraio nuova incursione da
parte di una nutrita banda di scifta nella concessio-
ne di Mario Farina e Pellegrino Causarano in Mai
Taclì, Pendici Orientali. A nulla servirono i 15 gre-
gari nativi li dislocati dal Commissariato di Asma-
ra che furono istantaneamente disarmati e tutti gli
impianti, le abitazioni e gli edifici dell’azienda furo-
no dati alle fiamme.
Nel pomeriggio del 18 febbraio altro attenta-
to contro un’auto in transito sulla camionale Asma-
ra-Massaua. Era alla guida del mezzo Lorenzo
Manti, che viaggiava in compagnia della moglie e
della figlia. Vennero fatti segno da vari colpi di fu-
cile, uno dei quali infrangeva il parabrezza senza
fortunatamente causare danni alle persone.
La mattina del 19 febbraio al km 86 della
camionale Asmara-Senafé, in prossimità della cit-
tadina di Addi Caieh, fu barbaramente assassinato
l’autista Sesto Cardenà di 42 anni. Partito da Asma-
ra era diretto ad Addis Abeba alla guida del suo
autocarro quando in località Enda Esc veniva invi-
tato a fermarsi da un poliziotto eritreo in divisa. Il
militare, salito sul predellino dell’autocarro, estra-
eva la pistola e sparava a bruciapelo cinque colpiPDF page 47
View this page in original PDF
47
contro Cardenà e lo stesso faceva un complice, sem-
pre in uniforme, attraverso il finestrino dal lato op-
posto della guida. I due assassini depredarono la
vittima e quanto di asportabile trovarono sull’auto-
carro. Compiuto l’omicidio obbligarono l’aiutante
nativo dell’autista a seguirli sotto la minaccia delle
armi.
Venne appurato che i due complici erano po-
liziotti disertati dalla Stazione Mercato Polizia di
Asmara. Furono diramati comunicati per la loro
cattura che avvenne alcuni giorni dopo al termine
di una nutrita sparatoria. Giudicati dalla Corte
Generale Britannica di Asmara furono dichiarati
colpevoli e condannati alla pena capitale, pena che
venne poi commutata in 27 e 29 anni di reclusione.
Il giorno dopo, 20 febbraio, verso l’imbruni-
re, una banda di oltre trenta scifta assaliva la picco-
la stazione ferroviaria di Amba Derhò, sulla linea
Asmara-Cheren, ed assassinava il capostazione
Nasser El Din di 45 anni, esponente della Lega
Musulmana noto per le sue idee indipendentiste.
Fu un delitto di stampo prettamente politico, quasi
un messaggio alla Commissione d’Inchiesta pre-
sente nel paese.
Nel pomeriggio del 21 febbraio 1950, mentre
nel quartiere europeo si svolgevano i funerali di
Sesto Cardenà, seguiti dal cordoglio dei connazio-
nali, analoga mesta cerimonia avveniva in altra zona
per le esequie del musulmano Nasser El Din con la
partecipazione di diverse migliaia di correligionari
ed altri nativi di orientamento indipendentista.
Quando il corteo si trovò a transitare in Viale
Manzoni venne accolto da un nutrito lancio di pie-
tre da parte di gruppi di fanatici unionisti in sosta
sul marciapiede. La reazione dei partecipanti al cor-
teo funebre fu immediata nel tentativo di isolare gli
aggressori ma, il successivo lancio sul corteo di
bombe a mano e lo sparo di alcuni colpi di pistola,
diedero inizio ad una mischia furibonda che si estese
ben presto ad altri quartieri della città.
Nel giro di un’ora i disordini degenerarono in
una vera guerriglia urbana tra aderenti al Partito
Unionista e nativi musulmani con intenso uso di
armi da fuoco e bombe a mano che nemmeno il
massiccio intervento della polizia e dei militari delle
forze di occupazione britanniche riuscirono ad ar-
ginare. Già il primo giorno si registrarono 12 morti
ed oltre 60 feriti.
I disordini si protrassero per circa una setti-
mana, ed il bilancio finale delle vittime tra la popo-
lazione musulmana fu di 35 morti e di 81 feriti, 11
dei quali rimasero invalidi permanenti; 16 i morti e
124 i feriti tra i cristiano copti, la maggior parte dei
quali per l’azione repressiva da parte della polizia
eritrea e delle truppe britanniche che tentarono di
arrestare incendi e saccheggi diretti quasi esclusi-
vamente a danno delle proprietà musulmane.
Contemporaneamente a questi fatti, la sera del
26 febbraio, alcuni scifta assalivano la concessione
dell’Avv. Giuseppe Latilla nei pressi di Scicchetti,
sulla camionale Asmara-Addi Quala, raziando nu-
merosi capi di bestiame.
Il 4 marzo ancora un attentato contro un’ au-
tovettura con quattro italiani a bordo. Furono fatti
segno da una fucilata mentre transitavano nei pres-
si di Nefasit sulla camionale Asmara-Massaua.
Una nuova duplice tragedia accadde invece
la domenica 5 marzo nei pressi di Ghinda. Orazio
Onori, 47 anni, titolare della fabbrica di laterizi
“Prometal”, abitava con la moglie Elena
Mariangeli, 48 anni, ed il figlio Germano in alcu-
ni locali adiacenti all’azienda. Terminato di cenare
avevano progettato di recarsi al cinema nella vici-
na cittadina. Mentre i due coniugi si preparavano il
ASMARA - Un ngeozio gestito da un musulmano saccheggiato durante i disordini del 21 febbraio 1950. Molti
sostengono che furono gli inglesi ad istigare i saccheggiatori (Candido)PDF page 48
View this page in original PDF
48
figlio si recava nei locali adibiti ad officina per pre-
levare un attrezzo. Improvvisamente due colpi di
fucile squrciarono il silenzio. Germano ritornava
velocemente verso l’abitazione dove sorprendeva
il guardiano notturno dell’azienda, Hailé Zomò, che
imbracciava il fucile da caccia del padre ed era pron-
to a far fuoco su di lui. Dopo una violenta
collutazione riuciva a disarmarlo e colpirlo a sua
volta con un tiro mortale. Entrato in casa rinveniva
i corpi dei genitori, vilmente assassinati, immersi
nel sangue.
Il giovane nativo, alle dipendenze della ditta
da svariati anni, pur essendo noto per le sue idee
estremiste e militante nell’ambito del Partito
Unionista, era stato mantenuto in servizio da Ora-
zio Onori che lo gratificava della propria fiducia.
Secondo le ipotesi della polizia britannica il
triplice omicidio era opera del giovane Germano
che avrebbe ucciso i genitori, troppo severi nei suoi
confronti, ed il guardiano perché testimone di quan-
to avvenuto. Questa tesi venne facilmente smantel-
lata dagli avvocati di Germano Onori che non po-
terono comunque evitare che il giovane fosse con-
dannato dalla Corte Britannica a sei mesi di reclu-
sione per eccesso di legittima difesa.
Rifacendosi ai disordini avvenuti in Asmara
il 21 febbraio 1950 durante i funerali di Sesto
Cardenà e di Nasser El Din, la polizia britannica
vietò che il rito per i due italiani fosse officiato nel-
la Cattedrale di Asmara ma ne impose lo svolgi-
mento all’interno della camera mortuaria dell’Ospe-
dale Regina Elena per muovere poi direttamente
verso il vicino Cimitero Cattolico sulla collina del
Forte Baldissera. Tale restrizione venne imposta
come una necessaria e giustificata misura di sicu-
rezza al fine di “evitare atti terroristici contro il
ASMARA - L’azione dei pompieri per domare gli incendi appiccati dai terroristi ai magazzi durante i disordini
del 21 febbraio 1950. (Candido)PDF page 49
View this page in original PDF
49
corteo durante l’attraversamento della città”.
Il 7 marzo, dieci scifta bloccarono nei pressi
di Scicchetti l’autocorriera della Ditta S.A.A.N.A.
in servizio tra Addi Ugri ed Asmara. Tutti i passeg-
geri vennero fatti scendere e quindi suddivisi in vari
gruppi, uno di questi era composto da tre italiani:
la signora Antonietta Frungillo Esposito, un briga-
diere dei carabinieri e l’autista che i banditi dichia-
ravano apertamente di voler uccidere. Ebbero sal-
va la vita per la coraggiosa ed insistente interces-
sione di alcune donne eritree che in ginocchio in-
vocarono pietà per i nostri connazionali.
L’8 marzo nuova incursione di una banda di
scifta nelle Pendici Orientali, questa volta a danno
della concessione agricola di Matteo Matteoda in
Sciumbabatì che già aveva subito devastazioni ed
incendi nel passato dicembre. Questa volta venne-
ro abbattute numerose piante di caffé.
Il 10 marzo, al km 57 della camionale Asma-
ra-Cheren, due scifta bloccarono l’auto condotta da
Ermenegildo Bozzi che fu ferito da colpi di arma
da fuoco. Ebbe salva la vita per l’accorata preghie-
ra del suo aiutante eritreo, anche lui rimasto ferito
nella sparatoria.
Lo stesso 10 marzo un nuovo barbaro assas-
sinio veniva compiuto sulla camionale Massaua-
Asmara. Ne rimase vittima Giulio Cesare
Nacamuli, 19 anni, residente con i genitori a Mas-
saua, impiegato come interprete presso il Port Office
del Comando Marina di Massaua ed appassionato
giocatore di pallanuoto della società “Marisport”.
Incaricato dal suo ufficio di effettuare alcuni
acquisti presso la “NAAFI” di Asmara, nelle prime
ore del pomeriggio lasciava Massaua a bordo di un
autocarro guidato da un collega nativo. Giunto in
prossimità della capitale il veicolo veniva bloccato
da una banda di circa venti scifta. Fatto scendere
dalla cabina non ebbe neanche il tempo di pronun-
ziare una parola che venne raggiunto da una fucila-
ta alla testa che lo uccise all’istante. Spogliato de-
gli indumenti e di ogni suo avere il corpo fu ab-
bandonato presso l’autocarro mentre l’autista ven-
ne costretto a seguire la banda che si allontanò im-
mediatamente dal luogo del delitto.
Il cadavere dal volto sfigurato, irriconoscibile,
venne trasportato all’obitorio dell’Ospedale Regi-
na Elena di Asmara e soltanto qualche ora dopo fu
possibile identificarlo grazie alla testimonianza di
un agente della polizia italiana già residente a Mas-
saua e conoscente della famiglia.
La notizia del terribile attentato giunse
fulminea a Massaua dove in segno di partecipazio-
ne al grave lutto venne sospeso ogni spettacolo e
trattenimento di quel sabato sera. I funerali del gio-
vane si svolsero domenica 12. La bara avvolta nel
tricolore venne portata a spalla fino al Cimitero dai
ASMARA - Altre scene di distruzione avvenute al mercato indigeno nel corso dei disordini del 21 febbraio
1950 (Candido)PDF page 50
View this page in original PDF
50
numerosi amici e sportivi della “Marisport”, se-
guita da tutta la popolazione di Massaua, dalle rap-
presentanze militari italiane e dai colleghi, italiani
e nativi, del “Port Office”.
Il CRIE, facendosi come sempre responsabil-
mente partecipe dei sentimenti della comunità, in-
viava alla Commissione delle Nazioni Unite per
l’Eritrea, insediatasi qualche giorno prima in Asma-
ra, una lettera che sollecitava un intervento urgente
e fattivo degli organi delle Nazioni Unite per muta-
re definitivamente la situazione di quotidiano pe-
ricolo in cui viveva la comunità italiana e restaura-
re la pacifica convivenza della popolazione tutta.
Alla lettera veniva allegata per conoscenza copia
del telegramma inviato dal CRIE al Governo Ita-
liano in data 11 marzo 1950:
“Questo Comitato denunzia intensificarsi atti
terroristici politici con nuove vittime italiane, no-
nostante appello Commissione Inchiesta sulla tran-
quillità. Terrorismo ha costretto concessionari ad
abbandono loro zone di lavoro ed impedisce nor-
mali spostamenti tra i vari centri del territorio. Ri-
petute pubbliche minacce, attuate anche mezzo
manifesti, et mancata repressione determinano ge-
nerale allarme. Questo Comitato invoca efficace
interessamento Eccellenza Vostra per definire una
volta per sempre con Potenza Occupante provvi-
denze atte a far cessare insostenibile attuale situa-
zione”.
La sera dell’11 marzo, sempre sulla camionale
Asmara-Massaua nei pressi di Arbaroba, quindi
molto vicino al luogo del precedente attentato, una
banda di scifta bloccava un autocarro della Ditta
Pellizzari che venne dato alle fiamme.
Nei giorni 17 e 18 marzo numerosi terroristi
assalirono due miniere aurifere.
Nella prima, situata in Adi Nefas a 9 km da
Asmara, di proprietà di Nino Garbini, vennero de-
vastati e dati alle fiamme gli impianti ed i capanno-
ni da tempo abbandonati per l’insicurezza della
zona.
Nella seconda, alla Conca dei Maldi nelle Pen-
dici Orientali, stesse devastazioni ed incendi da
parte degli scifta, con finale saccheggio di quanto
scampato, da parte dei nativi della zona. Tra i mag-
giori azionisti di quest’ultima concessione figura-
va anche il Comm. Guido De Rossi, esponente po-
litico, uno tra i principali fondatori dell’ “Asso-
ciazione Italo-Eritrei” della quale fu anche Presi-
dente.
La sera del 27 marzo la banda di Techesté
Hailé, composta da sei terroristi, faceva irruzione
nella concessione agricola di Salvatore Battaglia
in Marhanò, a circa 10 km da Asmara in direzione
Addi Ugri. Macellata una mucca si facevano pre-
parare la cena dalla moglie del fattore nativo che in
seguito rinchiudevano assieme ai figli nella loro
abitazione perché non potesse dare l’allarme. Sazi
disponevano di passare la notte nell’azienda per
poter tendere un agguato al proprietario alle luci
del nuovo giorno.
Il seguente 28 marzo Antonio Battaglia, 32
anni, e l’amico fraterno Armando Pedulla, 31 anni,
ciascuno a bordo del proprio camioncino, lasciata
la camionale per Addi Ugri, si inoltrarono sulla pi-
sta che conduceva alla concessione dove giunsero
intorno alle ore 9.
Gli scifta, avvertito il rumore dei motori delle
auto in avvicinamento, disponevano l’agguato na-
scondendosi dietro il muro di cinta della fattoria.
PDF page 51
View this page in original PDF
51
Terminato l’ultimo tratto della pista che correva tra
due filari di fichidindia, i due camioncini giunsero
nella raduna antistante i fabbricati e mentre i con-
ducenti terminavano di posteggiare i loro mezzi par-
tirono i primi colpi di fucile uno dei quali colpiva
mortalmente Armando Pedulla.
Antonio Battaglia afferrata la pistola ed ab-
bandonata velocemente l’auto trovava riparo die-
tro il tronco di un albero ed iniziava a sparare in
direzione del muretto che proteggeva gli scifta. Ter-
minati i proiettili e lasciata cadere l’arma, correva
verso il proprio mezzo con l’intenzione di prende-
re il fucile ma, durante il breve tragitto, venne col-
pito a morte. Compiuto il duplice assassinio la banda
lasciava l’azienda e solo allora la domestica nativa
riusciva ad aprire la porta dell’abitazione e chiede-
re aiuto.
Il duplice assassinio, commesso proprio quan-
do la Commissione delle Nazioni Unite era riunita
in Asmara per condurre la sua inchiesta, dimostra-
va ancora una volta, se pur ce ne fosse stato biso-
gno, a quale livello di intraprendenza e barbarie
erano giunti i terroristi che per la lunga inerzia ed
incapacità dell’autorità costituita, potevano
impunemente svolgere le loro criminali attività por-
tandole sempre più nei pressi della città per rientra-
re poi tranquillamente nei loro sicuri rifugi in zone
da tutti ben conosciute e dove in tutta calma pote-
vano concertare nuove distruttive operazioni.
Ancora una volta il CRIE si fece portavoce
del dolore e dello sdegno degli italiani e dei nativi
inviando una lettera informativa e di denuncia al
Presidente della Commissione delle Nazioni Uni-
te, il norvegese Erling Qvale, nella quale senza
mezzi termini, come aveva sempre fatto per il pas-
sato, richiamava la diretta responsabilità dell’am-
ministrazione britannica palesemente incapace di
controllare il territorio ed il lassismo nel contrasta-
re l’azione delle sempre più numerose ed audaci
bande di terroristi consentendo una intensificazione
delle loro scorrerie dirette principalmente ad atten-
tare alla vita degli italiani ed alla distruzione dei
loro beni.
Una seconda lettera venne indirizzata al Rap-
presentante del Governo Italiano in Eritrea, Conte
Adalberto di Gropello, affinché si facesse portavo-
ce del rinnovato timore della comunità italiana che
giorno dopo giorno si sentiva sempre più abbando-
nata e dimenticata. Nel documento si diceva tra l’al-
tro:
“. . . vi sono state violente proteste contro il
Governo Italiano, il quale è accusato di svolgere
una politica ambigua e di tradire le nostre aspetta-
tive; ciò rappresenta una amara premessa di tempi
peggiori, in quanto, se oggi gli italiani dell’Eritrea
debbono temere e temono il ripetersi di rappresa-
glie e di stragi da parte di elementi terroristi ma-
novrati dal Partito Unionista, in un non lontano
futuro gli italiani potranno subire peggiori conse-
guenze da parte delle altre popolazioni native, lu-
singate e deluse dall’atteggiamento del nostro Go-
verno non coerente a quanto aveva precedentemente
promesso”.
La Commissione delle N.U. riunitasi la mat-
tina del 29 marzo deliberava di far pervenire un
messaggio di simpatia e condoglianze alle famiglie
delle vittime ed esprimeva una dura condanna con-
tro tali delitti. Una copia del messaggio veniva in-
viata, per opportuna conoscenza, all’amministra-
zione britannica.
Le esequie dei due giovani vennero annun-
ciate per il pomeriggio del giorno 29 nella Catte-
drale ma, poche ore prima della cerimonia, l’auto-
rizzazione da parte delle autorità venne revocata
con la pretestuosa motivazione di ragioni di ordine
pubblico e venne imposto che le funzioni funebri
si svolgessero ancora una volta nella cappella in-
terna dell’Ospedale Regina Elena ed il conseguen-
te corteo fosse limitato al tratto che conduceva al
sovrastante Cimitero.
Un avviso in tal senso, diretto alla folla dei
connazionali, venne affisso sul portale della Catte-
drale a cura del CRIE che contemporaneamente
inviava una sentita lettera di reclamo all’ Eritrea
Police Force Commissioner nella quale si comuni-
cava di accettare se pur a malincuore la nuova im-
posizione biasimando nel contempo le autorità che
con tale atteggiamento dichiaravano apertamente
di essere incapaci a svolgere un adeguato servizio
di polizia nell’ambito del centro cittadino.
Terminata la mesta cerimonia e nella convin-
zione che le restrizioni imposte dall’autorità bri-
tanniche fossero una immotivata limitazione al di-
ritto di onorare convenientemente le vittime del tra-
gico evento, la folla esasperata e compatta, forma-
va un corteo che si dirigeva verso il Palazzo
Governatoriale per esprimere il proprio dissenso
alla Commissione delle Nazioni Unite che li tene-
va le sue riunioni.
Il corteo iniziò a percorrere Viale Nino Bixio
ed attraversò Piazza Finocchiaro Aprile proseguen-
do quindi lungo Viale Roma, ma già nel primo trat-
to, la polizia britannica tentò a più riprese di di-
sperdere i partecipanti che, dopo un breve
sbandamento, si ricompattarono proseguendo ver-
so la Croce del Sud. Si ebbero ancora numerosi taf-
ferugli ma infine il corteo giunse davanti ai cancel-
li del Palazzo Governatoriale dove a gran voce in-
vocò i rappresentanti della Commissione.
La determinazione mostrata dagli italiani ot-
tenne infine il suo effetto ed una rappresentanza
guidata dal Presidente del CRIE, Dott. Vincenzo
Di Meglio, venne ricevuta ed ammessa ad una se-
duta plenaria della Commissione decisa sul mo-
mento e nel corso della quale ebbe la possibilità di
esporre le rimostranze e le richieste della popola-
zione italiana.
Al termine delI’ accorato appello il Presiden-PDF page 52
View this page in original PDF
52
te Erling Qvale assicurò ai partecipanti di aver ben
compreso la situazione corrente e le loro giuste ri-
chieste che avrebbe doverosamente fatto pervenire
alle Nazioni Unite mentre chiarì che nessuna deci-
sione poteva essere presa dalla Commissione pre-
sente ad Asmara poiché ciò esulava dalle sue com-
petenze che erano quelle di investigare e riferire
all’Assemblea dell’ONU.
Non erano trascorsi due giorni dagli ultimi
tragici avvenimenti che una nuova azione terrori-
stica veniva compiuta il 30 di marzo.
Nel pomeriggio di quel giorno una banda di
sette scifta fece irruzione nella piccola stazione fer-
roviaria di Zazzega, 16 km prima della capitale,
sulla linea Cheren-Asmara. Immobilizzati i ferro-
vieri eritrei in servizio, tagliarono le linee telefoni-
che per impedire qualsiasi richiesta di aiuto ed at-
tesero l’arrivo del treno misto proveniente da
Cheren e prossimo a transitare. Appena il convo-
glio giunse alla fermata salirono sulla vettura pas-
seggeri dove prestava servizio il controllore italia-
no Giovanni Reforgiato di 44 anni. Senza una pa-
rola veniva fatto segno da una fucilata che lo ful-
minava e subito il corpo razziato dei vestiti e dei
pochi averi. L’unica passeggera italiana, in compa-
gnia del proprio bambino, fu ugualmente depredata e
salvò la vita perché, tra le lacrime, disse di recarsi ad
Asmara e quindi a Massaua per rimpatriare.
Il CRIE si faceva nuovamente carico di trasmet-
tere alle Autorità ed al Governo Italiano l’allarme e
le lagnanze della comunità per la immutata e grave
situazione chiedendo il fattivo intervento di chi
poteva e doveva risolvere i problemi del territorio.
L’unico segno di riscontro si ebbe il giorno dopo
quando sul “Quotidiano Eritreo” l’amministrazio-
ne britannica ritenne di far pubblicare il seguente
avviso:
“In vista del recente aumento del terrorismo
politico in Eritrea, S.E. l’Amministratore Capo ha
deciso che da ogni villaggio nel cui distretto ha
luogo un attentato, dieci degli abitanti più impor-
tanti verranno presi ed inviati immediatamente in
esilio a Tessenei.
Nei casi particolarmente gravi, forti multe col-
lettive verranno imposte sui villaggi.
D’altra parte, quelle persone che aiuteranno le
Autorità nell’impedire gli attentati o nella cattura
dei criminali responsabili, saranno immediatamen-
te e generosamente ricompensate”.
Le vibranti, accorate e giustificate proteste del
CRIE e di tutti gli italiani erano sempre più fonte di
malcelato fastidio per le autorità britanniche e nubi
minacciose si addensarono sul capo del Presidente
Dott. Vincenzo Di Meglio che avrebbero ben vo-
lentieri espulso dall’Eritrea. Questa intenzione ven-
ne chiaramente manifestata all’ambasciata italiana
MASSAUA - Domenica 12 Marzo 1950 - I funerali del giovane italiano Giulio Cesare Nacamuli.
( Foto collezione Amelia Mimmina Bancalari)PDF page 53
View this page in original PDF
53
a Londra da parte del Foreign Office ma fu scarta-
ta sul nascere dopo l’intervento dello stesso mini-
stro Sforza che reputava tale soluzione estremamen-
te controproducente poiché, come ebbe a dire: “. . .
verrebbe infatti inevitabilmente commentata nel
senso che, mentre non riesce a colpire i terroristi
che operano a danno degli italiani, la BAE non
esiterebbe ad infierire con i rigori della legge con-
tro questi ultimi, colpevoli soltanto di manifestare,
in forma un po’ troppo irruenta, ma ben compren-
sibile, il loro esacerbato stato d’animo”.
Malgrado i comunicati e le assicurazioni della
BAE gli assalti e le devastazioni ripresero senza
soluzione di continuità.
Sempre il 30 marzo un gruppo di otto scifta as-
salivano e devastavano la concessione agricola di
Alfonso Amanzio presso Nefasit, distruggevano il
sistema di irrigazione e prima di allontanarsi spa-
ravano svariati colpi di fucile contro le abitazioni.
La mattina del giorno dopo, 31 marzo, la banda
di Gebré Tesfazien, composta da dieci elementi,
bloccava la corriera della Ditta Piazzardi al km 26
della strada Asmara-Himbertì. I passeggeri tutti
nativi, venivano percossi e depredati ed il mezzo
dato alle fiamme. La stessa banda si portò quindi
verso le Fonti del Mareb, presso gli impianti ter-
mali di Addi Calcaltì della Ditta SABA, dove un’au-
to cisterna stava completando il carico da traspor-
tare ad Asmara. Il mezzo venne cosparso di benzi-
na e dato alle fiamme ed i terroristi, prima di la-
sciare la zona, distrussero le pompe di sollevamen-
to dell’acqua dell’impianto di irrigazione.
Nella stessa giornata e presumibilmente ad ope-
ra della stessa banda, venne compiuto l’ennesimo
assalto al molino ed all’attigua azienda agricola del
Dott. Guido Picca di Addi Ché, a 7 km da Asmara
in direzione Addi Ugri. I terroristi cosparsero di
nafta i macchinari e lo stabile che diedero alle fiam-
me. Nel corso della notte una più consistente ban-
da di scifta razziava venti capi di bovini stanziati
nella vicina azienda agricola.
Una più vasta ed organizzata incursione avven-
ne nel pomeriggio del giorno 3 aprile ai danni della
concessione agricola del Cav. Vincenzo Acquisto
in Elaberet, al km 64 della camionabile Asmara-
Cheren. Un gruppo di 27 scifta, in divisa caki con
distintivi dai colori etiopici, perfettamente armati
di fucili e bombe a mano sferrava un veemente as-
salto contro le abitazioni dell’azienda con la ferma
determinazione di trucidare tutti gli italiani presen-
ti e quindi devastare le floridissime piantagioni di
frutta.
Consapevoli dei rischi che correvano giornal-
mente, gli italiani avevano strutturato le abitazioni
a due piani della concessione come un vero e pro-
prio fortino e sulla sommità del corpo centrale del-
I coloni italiani in Eritrea devono spesso guadagnarsi la terra con molto sudore. Ecco un concessionario di
Mai Habar mentre prepara lo scasso sul terreno che entrerà in fase produttiva. Per anni gli scifta, con ogni
mezzo brigantesco, hanno tentato, ma inutilmente, di scoraggiare questi tenaci lavoratori. (Candido)PDF page 54
View this page in original PDF
54
la villa avevano costruito una apposita ridotta dalla
quale furono in grado di rispondere al fuoco degli
assalitori respingendo validamente. In un’ora di nu-
trita scarica di fucileria l’aggressione venne respinta
e gli scifta furono costretti ad abbandonare l’azio-
ne lasciando sul terreno due morti.
Ai primi di aprile la Commissione dell’ONU,
dopo aver visitato 37 centri abitati e indetto 64
udienze pubbliche al fine di conoscere ed interpre-
tare le aspettative ed i desideri della popolazione
nativa, lasciava l’Eritrea. Un dettagliato rapporto
delle investigazioni venne presentato nel seguente
mese di giugno al segretario generale dell’ONU,
Trygve Liem, per un accurato esame ed una conse-
guente decisione sulle sorti dell’ex colonia.
Ancora il 6 aprile una banda di terroristi tentava
di devastare gli impianti della miniera aurifera dei
fratelli Tringali di Zazzega e di una vicina conces-
sione agricola a 16 km da Asmara. In questo fran-
gente le forze di polizia tempestivamente avvisate
ed intervenute misero in fuga gli scifta.
La notte del 19 aprile altro assalto, questa volta
ai danni della concessione di Lorenzo Pezzopane
situata a 12 km da Addi Ugri. Una banda di scifta
tentava inutilmente di entrare nell’abitazione del
proprietario sparando numerose fucilate contro la
porta d’ingresso con l’intento di demolirla. Il con-
cessionario, benché ferito ad una spalla, ebbe la
forza di resistere al tentativo di intrusione sparan-
do a sua volta qualche fucilata. Fallito l’abbatti-
mento della porta i banditi razziarono alcuni bovi-
ni ed un cavallo e, prima di eclissarsi, diedero alle
fiamme i fabbricati dell’azienda.
Il 23 aprile altri scifta razziarono 5 bovini dalla
fattoria di Artemio Maffi nella zona del Villaggio
Paradiso in Asmara distante solo 200 metri dalla
camionale per Cheren.
Oltre al perdurare degli assalti alle concessioni
ripresero anche le aggressioni ai cittadini italiani.
La mattina del 2 maggio in località Addi Nefas,
a 6 km da Asmara, caddero in una imboscata tesa
da una banda di scifta i due operai Giuseppe San-
tomaso ed Amedeo Furioni, rispettivamente di 46
e 54 anni, che in bicicletta si stavano recando al
lavoro nella miniera aurifera degli Eredi Ing. Ga-
briello Salvi in Doop. Furioni, lasciata la biciclet-
ta, tentò di raggiungere il cantiere per dare l’allar-
me ma venne raggiunto da una fucilata che lo feri-
va gravemente. A fatica riusciva comunque a giun-
gere nei pressi degli impianti dove veniva soccorso
dagli operai nativi. Santomaso oppose una accani-
ta resistenza ma sopraffatto venne trafitto più volte
con una scimitarra e barbaramente trucidato.
Anche Furioni non sopravvisse alle ferite e morì
poco dopo. Altri operai italiani in arrivo da Asma-
ra furono allertati in tempo e riuscirono a sottrarsi
alla stessa sorte mentre la banda di assassini si riti-
ALCUNI TITOLI APPARSI
ALL’ EPOCA SUI
GIORNALI DI ASMARA
30 scifta visitano per la seconda volta la
concessione del Conte Marazzani e razziano
120 capi di bestiame. I paesani collaborano
con il proprietario e con la polizia nell’in-
seguimento dei fuorilegge.
Fermata la corriera per Decameré, i
passeggeri depredati e brutalmente percos-
si. Due, colpiti da sciabolate, versano in
gravi condizioni.
Barbaro assassinio di un cantoniere
italiano nei pressi di Arresa.
Fucilate contro la corriera di Cheren.
Un morto e tre feriti gravi tra i passeggeri,
ma l’autista riesce a superare il blocco
stradale.
Vandalica distruzione degli impianti di
due miniere. I guardiani condotti via come
ostaggi.
Assalita la concessione Latilla. Il raccolto
dato alle fiamme.
Due motociclisti italiani cadono in una
imboscata e vengono barbaramente truci-
dati
Il presidente ed il vice presidente dell’
ANDINNET arrestati per possesso illegale
d’armi.
Nuovamente assalita la concessione Rizzi.
Vandalica distruzione dei raccolti.
Gli scifta cascano male. Il concessiona-
rio Francesco Faranda, assalito nella pro-
pria abitazione si difende validamente uc-
cidendo tre fuorilegge e mettendo in fuga
gli altri.PDF page 55
View this page in original PDF
55
rava indisturbata per i declivi delle Pendici Orien-
tali notoriamente rifugio di svariate bande di terro-
risti.
Un’altra zona ormai infestata dalle bande di scifta
e considerata ad alto rischio era quella compresa
tra il 6 ed il 13 km della camionale Nefasit-Deca-
meré in prossimità del torrente Mai Habar dove da
sempre erano numerose le aziende agricole o col-
legate all’agricoltura di proprietà di concessionari
italiani. Per le numerose incursioni dei banditi ed i
casi sempre più inquietanti di danni alle persone si
era verificato un lento ma inesorabile abbandono
delle aziende e solo alcuni, non avendo altre alter-
native di sostentamento, rimasero tenacemente le-
gati a quelle terre. Fino dal dicembre del 1949 le
autorità di polizia, avendo perduto il controllo del-
la situazione e non potendo garantire la sicurezza
dei residenti, avevano ordinato agli agricoltori l’eva-
cuazione della zona imponendo di rifugiarsi a Ne-
fasit o al Campo Alloggio di Mai Habar. A coloro
che malgrado tutto vollero continuare le loro atti-
vità chiesero di firmare una dichiarazione che sol-
levava l’amministrazione da ogni responsabilità.
Stefano Monda, un agricoltore di 50 anni, era
stato suo malgrado costretto a portare avanti l’atti-
vità della sua piccola azienda situata in prossimità
del km 12 della camionale per Decameré. Anche la
mattina dell’8 maggio aveva lasciato l’alloggio for-
tificato situato nella fattoria Ferrando dove abitual-
mente da tempo trascorreva la notte per maggior
sicurezza, e si era diretto verso i terreni di lavoro.
La strada si presentava deserta e tranquilla ma, sfor-
tunatamente, era una calma solo apparente perché
improvvisamente da dietro il parapetto di un ponte
fu sparata una fucilata che lo colpì mortalmente.
Dal provvisorio nascondiglio uscirono i suoi assas-
sini che con altri colpi di fucile fecero scempio del
corpo del povero Stefano Monda.
Quando i miseri resti furono raccolti e si volle
pietosamente prepararli per la cerimonia funebre,
tra le sue poche cose non si trovò di che vestirlo.
Il 13 maggio gli scifta agli ordini di Techesté
Hailé sferrarono un assalto a quanto restava della
miniera S.A. Longhi e Premjee di Cellomanin con
l’intento di assassinare Vittorio Longhi ed altri ita-
liani giunti sul posto per valutare i danni di una
precedente scorreria. Ai primi colpi di fucile gli
assaliti risposero con tutte le armi da fuoco dispo-
nibili costringendo i banditi ad una frettolosa riti-
rata.
La sera di quello stesso giorno, alla periferia di
Asmara nella zona di Ghezzabanda, una volta ri-
ELABERET - Le aziende agricole hanno dovuto provvedere alla difesa contro gli scifta. Una ragazza racco-
glie patate nell’orto protetta da un indigeno armato. (Candido)PDF page 56
View this page in original PDF
56
dente zona di linde case e giardini fioriti, si consu-
mava l’ennesima tragedia che vide incolpevole pro-
tagonista Giuseppe Nassisi di 49 anni ridotto, dal-
le traversie della guerra, al poco remunerativo me-
stiere di calessinaio di piazza. Aveva appena termi-
nato di accudire il cavallo ed era rientrato nell’abi-
tazione per cenare quando udiva vicinissimo un col-
po di fucile. Preoccupato per la sorte dell’animale
correva verso la stalla ma, appena fuori dalla porta
venne colpito quasi a bruciapelo da un secondo
colpo di fucile che lo fulminò. Sulla vittima, ormai
senza vita, furono sparati altri due colpi.
Sul corpo di Giuseppe Nassisi venne rinvenuto
un biglietto scritto in lingua tigrina che diceva:
“Adesso sapete perché uccidiamo”.
Niente e nessuno poteva giustificare quell’onda
inarrestabile di assassinii e devastazioni che stava-
no mettendo in ginocchio il paese che fino al 1941
aveva goduto di una tranquillità e di un benessere
sconosciute in altre zone dell’Africa. Benessere co-
struito in quasi cinquant’anni di duro e tenace la-
voro e che in poco tempo veniva vanificato e di-
strutto accompagnato da un bagno di sangue di in-
difesi ed incolpevoli italiani ed eritrei.
Il 14 maggio l’Assemblea Generale del CRIE
approvò il testo di un comunicato da consegnare
alla stampa che esprimeva ancora una volta il dolo-
re e la condanna della comunità italiana dichiaran-
do che: “Malgrado l’assicurata adozione di ade-
guate misure protettive, un’altra vittima è stata, in
data 13 corrente, immolata alle insaziate esigenze
del terrorismo politico in Eritrea, alimentato e pro-
tetto dalle fonti ormai a tutti note”.
Anche nel Bassopiano Occidentale le cose non
andavano molto meglio ed il 14 maggio fu assassi-
nato Lorenzo Negri, 47 anni, residente da anni a
Ducambia nei pressi di Barentù. Il suo corpo venne
rinvenuto dopo due giorni dalla presunta data del-
l’omicidio da alcuni pastori in transito sulla pista
Ducambia-Barentù a 22 km circa da quest’ultima
località. L’autopsia stabilì che era stato ucciso da
alcuni colpi di arma da fuoco. L’ italiano, di mode-
stissime condizioni, sopravviveva con quanto rica-
vava dalla vendita di una limitata produzione di
formaggio e da quanto riusciva a racimolare da pic-
cole prestazioni a favore dei concessionari della
zona.
Ai funerali che si svolsero ad Agordat il seguen-
te 18 maggio parteciparono addolorati tutti gli ita-
liani del luogo ed una foltissima rappresentanza di
nativi in particolare quelli di origine Cunama tra i
quali praticamente viveva da anni.
Ancora il 16 maggio una banda di quattro scifta
tentò di bloccare in prossimità di Aicotà un auto-
carro in transito sulla strada tra Barentù e Tessenei.
Il mezzo guidato da Angelo Gasparini che viaggia-
va insieme alla signora Trevisan, veniva fatto se-
gno da quattro colpi di fucile che pur perforando la
cabina di guida, fortunatamente non causarono dan-
ni ai due italiani.
L’audacia, dettata dalla quasi certezza dell’im-
punità, consentiva ai terroristi anche azioni di estre-
mo cinismo tanto che la mattina del 18 maggio
1950 i concessionari italiani che operavano nella
zona di Mai Habar, sulla camionale Nefasit-Deca-
meré, rinvennero dei manifestini in lingua italiana
e tigrina dal seguente tenore:
“Italiani, udite bene. Noi dobbiamo vendicare i
morti di Piana d’Ala. Adesso abbiamo ucciso Ste-
fano (Monda) , poi abbiamo ucciso Giuseppe
(Nassisi) a Ghezzabanda. Per i nostri tre morti dob-
biamo uccidere 10 italiani. Io ne ho uccisi 5".
Firmato Abrahà Zeremariam
I riferimenti erano ben precisi: i morti di cui si
parlava erano i tre assassini, tra cui il famigerato
capobanda etiopico Hailé Abbai, uccisi dall’italia-
no Francesco Faranda il 14 dicembre 1949.
A completare l’opera di distruzione delle con-
cessioni delle Pendici Orientali, iniziata nel 1948
dalla banda comandata da Ogbansé con frequenti
saccheggi, distruzioni, incendi e taglio delle piante
da frutta, nei giorni 21 e 22 maggio 1950 un gruppo
di trenta banditi agli ordini di Techesté Hailé,
assaliva l’azienda di Vincenzo Marino in Uina e
quindi quelle di Mario Farina e Pellegrino Causara-
no in Mai Taclì, finendo di distruggere le attrezza-
ture agricole e dando alle fiamme quanto restava
dei fabbricati poi, con l’aiuto di alcuni nativi del
posto, tagliarono i tronchi di oltre 3000 piante di
agrumi e l’annesso vasto bananeto cancellando in
poche ore il frutto di un’esistenza dedicata al lavo-
ro.
Una più consistente razzia avvenne il 23 mag-
gio ai danni della fattoria del Comm. Luigi Ertola
nella zona di Scescilembì, a 12 km da Cheren
sulla via per Agordat, da dove dodici scifta aspor-
tarono 78 capi di bestiame bovino.
Le azioni banditesche si spostarono nuovamente
verso il bassopiano occidentale dove, il 24 maggio
nella zona fra Gogne e Aicotà, sulla strada Barentù-
Tessenei, gli autocarri condotti da Dante Berrettera
e Achille Ughetta trovarono la strada sbarrata da
alcuni tronchi e massi ad opera degli scifta che con
il lancio di bombe a mano e colpi di fucile tentarono
di fermarli. Dante Berrettera riuscì a forzare il
blocco e ad allontanarsi mentre Achille Ughetta
non ebbe uguale fortuna e venne rapinato assieme
ad un passeggero nativo.
Qualche giorno dopo, la sera del 2 giugno, un
altro autocarro condotto da un italiano, fermo per
un guasto nei pressi di Mai Adarté sulla camiona-
le Cheren-Agordat, venne razziato da una banda
di scifta che si impadronirono di tutte le merci
che trasportava.
La concessione agricola di Sebastiano Chiarle,
un italo-uruguayano trasferitosi in Eritrea nel 1936,PDF page 57
View this page in original PDF
57
situata nella zona di Met Calabet presso Ghinda
subì devastazioni e razzie da parte di bande di scifta
fin dal 1949 e fu abbandonata per l’impossibilità
materiale di proseguirne la conduzione. Una secon-
da azienda, nella zona di Acquar presso le fonti di
Ailet ed a solo 6 km da quella di Met Calabet, fu
assalita dalla banda di Techesté Hailé nel pomerig-
gio del 15 giugno. Anche in questa le abitazioni,
magazzini ed attrezzature agricole vennero distrut-
te e date alle fiamme mentre tutti gli alberi da frutto
sistematicamente tranciati. Sebastiano Chiarle riu-
scì a porsi in salvo ma dopo la brutta avventura
decise di abbandonare l’azienda al suo destino.
Terminata l’incursione di Acquar la stessa banda
si spostava ad Ailet dove in serata completava la
distruzione del rinomato albergo termale già preso
di mira da precedenti incursioni.
Il giorno dopo, 16 giugno, alle 4 del mattino, la
banda di Techesté Hailé prese d’assalto la conces-
sione agricola Zuco-Ziino nella Piana di Fegret
presso Ailet. L’azienda era un modello nel suo
genere per l’innovativo metodo di irrigazione posto
in opera dai proprietari deviando in galleria le acque
di un vicino torrente e per la sperimentazione delle
culture di tabacco e piante officinali. I terroristi
devastarono i caseggiati e le attrezzature dandoli
alle fiamme insieme ai raccolti in fase di essiccazio-
ne e tagliarono tutte le piante in cultura. Il terrorista
Techesté Hailé rivendicò le distruzioni a mezzo di
un biglietto lasciato sulle rovine dell’azienda.
Altro incendio del co-
pioso raccolto venne ap-
piccato nella notte fra il 21
ed il 22 giugno nell’azien-
da agricola del Conte Ste-
fano Marazzani, nei pres-
si di Debaroa sulla camio-
nale Asmara-Addi Ugri.
Anche quella concessione
subì, nel corso degli anni,
numerosi saccheggi e di-
struzioni.
Nella terza decade di
giugno la banda di Teche-
sté Hailé fu protagonista di
altri atti terroristici: il 22
si presentò nell’azienda
degli Eredi Pratò in Alga-
tà Malek nelle Pendici
Orientali, aggredì a basto-
nate gli operai nativi e
quindi distrusse e diede
fuoco alle abitazioni. An-
che in questo caso il fio-
rente agrumeto venne to-
talmente reciso. L’atto ter-
roristico fu rivendicato con
un biglietto che portava la
scritta: “Techesté Hailé
uccisore degli italiani Bat-
taglia e Pedulla”.
La mattina del 25 giu-
gno la stessa banda bloc-
cava nella zona presso Be-
lesa l’autocorriera della
Ditta Fratelli Piazzardi
che svolgeva servizio da
Asmara a Coazien. I pas-
seggeri, tutti nativi, venne-
ro fatti scendere e rapinati
mentre il mezzo fu dato
alle fiamme.
Analogo assalto subì
la sera del 3 luglio
ELABERET -L’Azienda Casciani presso Cheren una delle più vecchie e produt-
tive dell’Eritrea. Cavalli di frisia e sentinelle vigilano gli accessi.
(La Settimana Incom)PDF page 58
View this page in original PDF
58
l’autocorriera della Ditta Stefanelli in servizio fra
Massaua ed Archico. Tre scifta bloccarono il mez-
zo a circa un chilometro dall’abitato di Archico e
depredarono l’autista nativo e l’unico passeggero
italiano.
Il 14 luglio una banda di cinque scifta tentò di
fermare, sparando alcuni colpi di fucile, la corriera
in servizio tra Nefasit a Decameré. L’agguato av-
venne nei pressi del km 14 e non ebbe successo per
la prontezza di spirito dell’autista che riuscì a su-
perare in velocità lo sbarramento.
Dopo circa due mesi di apparente calma e le
rinnovate assicurazioni dell’amministrazione bri-
tannica che aveva garantito una maggiore sicurez-
za con un adeguato aumento delle forze di polizia,
il 20 luglio avvenne, in Asmara, il brutale assassi-
nio di Vittorio Longhi.
Industriale, 54 anni, figlio di padre italiano e
madre eritrea, coniugato e sette figli, titolare della
miniera aurifera di Cellomanin più volte assalita e
distrutta. Era uno dei fondatori e consigliere del-
l’Associazione Italo-Eritrei aderente al Blocco
Eritreo per l’Indipendenza e come tale aveva spes-
so ricevuto lettere di avvertimento e di minaccia
per farlo desistere dalla sua attività politica. L’ulti-
mo biglietto anonimo diceva: “Mio caro meticcio.
Io te lo scongiuro sulla tomba di Mussolini, che tu
vivrai soltanto per 36 ore non di più. Il tuo nemi-
co”.
Il vile agguato avvenne nei pressi della sua
abitazione. In compagnia del figlio quindicenne
Pietro, stava rincasando al termine di una riu-
nione del Consiglio dell’Associazione quando,
attraversata Via Badoglio ed iniziata la breve
salita di Via Brescia , fu raggiunto alla testa da
uno dei due colpi di pistola sparategli da tergo
da un gruppo di tre o quattro nativi che furono
visti fuggire velocemente dopo gli spari.
Il figlio Pietro, rimasto fortunatamente ille-
so, corse verso casa per dare l’allarme mentre,
come colta da un triste presentimento, uditi gli spari,
la figlia si affacciava alla finestra chiamando ad alta
voce il padre che si era accasciato rantolante sul
terreno. L’agonia di Vittorio Longhi si prolungò per
venti ore e cessava di soffrire alle 16 del giorno 21.
La cerimonia ed il corteo funebre si svolsero
nel pomeriggio del giorno 22 con una partecipa-
zione imponente di italiani e nativi riuniti nel tri-
UINA - 21 maggio 1950 - Ecco un aspetto tragico dei vandalismi degli scifta: tremila piante di agrumi del-
l’azienda agricola di Vincenzo Marino tagliate. Il lavoro di anni annientato in poche ore. (Candido)PDF page 59
View this page in original PDF
59
butare l’estremo saluto all’ennesima vittima del ter-
rorismo.
Il 25 luglio una nutrita banda di scifta assaliva
la concessione del Cav. Mario Mazzetti situata nei
pressi di Amba Derhò, 12 km a nord di Asmara sulla
camionale per Cheren, che venne razziata e subì
l’incendio di un autocarro. Compiuta l’impresa i
terroristi obbligarono alcuni dipendenti nativi a se-
guirli per punirli di lavorare alle dipendenze di ita-
liani.
Nel mese di luglio 1950 iniziarono a Lake
Success i lavori dell’ “Interim Committee” delle
Nazioni Unite che prese ad esaminare il rapporto
della Commissione dell’ONU rientrata in aprile
dall’Eritrea. I lavori proseguirono fino a settembre
ma per conoscere la risoluzione definitiva adottata
dalle N.U. fu necessario attendere il 2 dicembre
1950.
Mentre procedevano i lavori di Lake Success,
in Eritrea, di pari passo, continuarono le aggres-
sioni e gli assassinii che aggravarono ulteriormen-
te la situazione costringendo al forzato abbandono
di molte aziende, sia agricole che industriali, da
parte degli italiani. L’esodo divenne particolarmente
evidente e massiccio nella zona delle Pendici Orien-
tali e della Valle del Dorfu.
Il 9 agosto il terrorista Abrahà Gheresghier alla
testa della sua banda assalì l’azienda agricola di
Ercole Capozzi a Mai Habar, sulla camionale
Nefasit-Decameré, distante un solo km dal posto di
polizia messo a difesa delle concessioni del luogo.
I danni si limitaro al furto del fucile da caccia del
proprietario.
La mattina del 21 ottobre, sulla camionale
Agordat-Cheren, transitavano per servizio, a bor-
do di un autocarro, il maresciallo dei Carabinieri
Pio Semproni, Comandante della Stazione di Po-
lizia di Agordat, un sergente della “Eritrean Police
Force” e due subalterni addetti alla scorta di tre
detenuti eritrei da condurre ad Asmara. Giunti al
km 164 cadevano in una imboscata tesa da un grup-
po di sei scifta che li facevano segno di numerosi
colpi di fucile. L’autista rimasto ferito dai primi
colpi, fu costretto ad arrestare il mezzo mentre il
maresciallo Semproni rispose energicamente al
fuoco. Per meglio difendersi lasciò la cabina in
cerca di un riparo più sicuro ma venne raggiunto
da una bomba a mano e subito dopo da una fucila-
ta. Pur gravemente ferito continuò a sparare fino a
che le forze non lo abbandonarono. Anche il ser-
gente eritreo rimase ferito gravemente e spirò poco
dopo. Il secondo constabile, riparatosi ai lati della
strada, continuò a far fuoco fino a quando anche
lui venne colpito e ferito gravemente. Cessata la
resistenza i banditi si impossessarono delle armi e
delle rimanenti munizioni e depredarono dei vesti-
ti le vittime dell’agguato ad eccezione del mare-
sciallo al quale tolsero la camicia ed il cinturone
con la pistola. L’autista, benché in gravi condizio-
ni, riuscì a caricare sull’autocarro il morto ed i due
feriti e ritornare verso Agordat.
Il maresciallo Semproni, a causa delle gravi
ferite, decedeva nelle prime ore del pomeriggio
all’ospedale di Agordat.
I funerali, in forma solenne e con gli onori
militari, si svolsero ad Asmara nel pomeriggio del
22 ottobre presenti le autorità italiane, inglesi,
americane ed una moltitudine di cittadini italiani
ed eritrei.
Un sanguinoso assalto portato da un notevole
gruppo di scifta guidati da Abrahà Zemariam e da
Hailé Cascì, ebbe luogo la sera del 2 novembre alla
stazione ferroviaria di Ghinda. Erano presenti per
servizio il capostazione Giuseppe Mozio
Compagnoni, il vice capostazione Michele Romeo
ed il caposquadra Giovanni Armeni, appena arri-
vato con la “Littorina” proveniente da Asmara. Al
posto di ristoro della piccola stazione vi era la
moglie di Compagnoni, che lo gestiva, e la madre
84enne di quest’ultimo.
Un treno merci proveniente da Massaua aveva
appena terminato la sua corsa, che gli scifta irrom-
pevano in massa circondando l’edificio della sta-
zione. Per evitare che si potesse chiedere aiuto ta-
gliarono i cavi del telefono di servizio e mentre un
gruppo teneva sotto il tiro delle armi il capostazio-
ne ed il caposquadra, altri entrarono nell’ufficio ob-
bligando il vice capostazione Romeo ad aprire la
cassaforte che svuotarono. Si fecero quindi accom-
pagnare nel suo alloggio, situato al piano superio-
re, dove raziarono il vestiario, i pochi averi ed un
fucile da caccia.
Al piano terreno intanto l’anziana madre di
Compagnoni si era gettata in ginocchio imploran-
do i capi dei banditi di risparmiare il figlio ed il
collega e questi la rassicurarono con aria infastidi-
ta.
Terminata la razzia, che non aveva risparmiato
nemmeno la bottiglieria del bar, uno dei capi diede
l’ordine di ritirata e mentre la banda si allontavana
dai locali, dal gruppo dei banditi che circondavano
l’edificio partì un’intensa scarica di fucileria.
Compagnoni fu raggiunto da un unico colpo che
lo uccise all’istante, Armeni ferito gravemente
si accasciò al suolo e venne creduto morto mentre
Romeo ricevette il maggio numero di colpi, circa
una trentina, che lo crivellarono e decedeva subito
dopo.
Compiuta la carneficina e sazi del bottino gli
scifta si allontanarono in tutta calma. Il personale
ferroviario nativo, attraverso il telefono pubblico
sfuggito all’attenzione dei banditi, riuscì a dare l’al-PDF page 60
View this page in original PDF
60
Egregio Sig.
H. V . Stranger Ford
ASMARA
La Sua lettera-commemorazione sul Quotidiano
di oggi, è onesta e coraggiosa. Sono di quei tratti
di gentilezza che vanno diritti al cuore degli Italia-
ni. Specialmente di quelli che sanno leggere tra le
righe. Permetta allora che ai suoi ricordi ne aggiun-
ga uno mio personale. La situazione di insicurezza
nelle Pendici Orientali non data da oggi. E il pove-
ro Marino ne sapeva qualcosa per diretta esperien-
za. Uomo di vecchie idee pensò che una appropria-
ta segnalazione del problema sulla stampa locale
avrebbe richiamato su di esso l’attenzione delle
Autorità e fu così che avvicinò il giornalista Puglisi
al quale fornì dati ed informazioni che ispirarono
un articolo apparso poi nel luglio 1948 su “Eritrea
Nuova”. L’effetto fu sorprendente giacché una sola
attenzione venne risvegliata e cioè quella della Po-
lizia che, suscettibilissima in queste cose, fece met-
tere sotto processo il Puglisi ed il suo Direttore ac-
cusandoli. . . di allarmismo. E si celebrò così un
bizzarro dibattito dinanzi alla Corte Sommaria, nel
quale a decine i concessionari venivano a giurare
che quanto aveva scritto il Puglisi era sacrosanta
verità, urtando però queste loro deposizioni contro
un’accusa che scetticamente ne ascoltava i pietosi
racconti ed in qualche momento non esitò addirit-
tura a tacciarli di . . . viltà.
Coclusione: il Puglisi ed il suo correo vennero con-
dannati quali visionari ed i concessionari ebbero il
piacere di vedere scritto su un autorevole documen-
to che le loro paure erano incomprensibilmente
ingiustificate ed il loro atteggiamento assurdamen-
te allarmista.
Almeno sulla carta la situazione era riportata alla
normalità.
Oggi il povero Marino, sui tronchi mozzati del suo
agrumeto può assidersi serenamente e - perché no -
filosofeggiando, rileggersi pian piano le ardue me-
ditazioni di quella dotta sentenza.
Perchè la storia sia completa - storia spicciola ma
pur sempre storia - aggiungerò che il Giudice che
ebbe a pronunciarla si chiamava J. Stahr: e sembra
eserciti oggi proficuamente il commercio nel Cana-
da: che l’appello proposto venne respinto e che tra
i difensori sconfitti dell’imputato sedeva indegna-
mente il sottoscritto suo fedelissimo estimatore.
avv. Giovanni Urbani
Asmara li 25-5-1950
ASMARA - Da “Il Lavoro degli italiani in Eritrea” - Anno IV - N. 21 - 25 maggio 1950PDF page 61
View this page in original PDF
61
larme alle stazioni vicine ma solo molte ore dopo
giunse la polizia della non lontana postazione di
Ghinda e, da Asmara, un’autoambulanza che tra-
sportò Giovanni Armeni all’Ospedale Regina Ele-
na dove gli furono prestate le prime cure. Bisogno-
so di una più specialistica assistenza in seguito fu
trasferito in Italia dove, malgrado le cure ricevute,
cessava di vivere il successivo 12 febbraio 1951.
Dopo questa ennesima aggressione anche dalla
la stazione ferroviaria di Ghinda fu ritirato tutto il
personale italiano ed il servizio affidato esclusiva-
mente ai dipendenti nativi.
L’indomani, 3 novembre, il CRIE si riuniva in
seduta straordinaria e deliberava di esprimere alle
varie autorità la rinnovata preoccupazione e la vi-
brante protesta della comunità per l’ennesimo ec-
cidio di cittadini italiani.
Telegrammi furono inviati alla Segreteria Ge-
nerale dell’ONU ed al Capo della Delegazione Ita-
liana a Lake Success, ai Presidenti del Senato e della
Camera, al Senatore Menghi ed una lettera di pro-
testa all’amministratore capo dell’Eritrea, brigadiere
F.G . Drew, tutti firmati dal Presidente Dott. Vin-
cenzo Di Meglio, dove tra l’altro si diceva: . . .”in
seguito al tragico avvenimento di Ghinda, che è
costato la vita a cittadini italiani, sono costretto a
denunciare, ancora una volta, la insufficiente tute-
la della popolazione ad opera delle forze dell’or-
dine. Il tragico avvenimento della Stazione di Ghin-
da mette in evidenza che l’Amministrazione locale
non provvede neanche alla efficace tutela dei pub-
blici servizi, specie in quei luoghi, come la Stazio-
ne di Ghinda, che dovrebbe essere permanentemen-
te ed efficacemente presidiato”.
In un avviso alla cittadinanza il CRIE informò
di aver espresso alle famiglie il cordoglio dell’in-
tera comunità mentre la popolazione italiana veni-
va invitata a sospendere ogni attività dalle ore 13
alle ore 18 del giorno 4 novembre in segno di lutto,
ed a partecipare ai funerali che, secondo le ancora
vigenti restrizioni emanate dall’amministrazione
britannica, avrebbero avuto luogo alle ore 16 par-
tendo dalla Camera Mortuaria dell’Ospedale Regi-
na Elena senza passare per la Cattedrale.
Il 2 dicembre 1950 la V^ Sessione dell’Assem-
blea Generale dell’ONU riunita a Lake Success,
dopo oltre quattro anni di inchieste, ispezioni di-
battiti ma soprattutto rinvii, optò per la soluzione
secondo la quale l’Eritrea avrebbe assunto lo stato
autonomo federato con l’Etiopia, sotto la sovranità
della corona negusita.
In attesa che un’apposita Commissione delle
Nazioni Unite redigesse la bozza della costituzio-
ne e che elezioni popolari eleggessero i Membri
dell’Assemblea Rappresentativa per l’approvazio-
ne della costituzione, fu deciso che il paese sareb-
be rimasto sotto l’amministrazione britannica fino
al 15 settembre 1952.
Tale decisione venne accettata serenamente da
tutte le componenti politiche anche se ognuna
avrebbe voluto eccepire su alcuni punti che sog-
gettivamente reputava non corrispondenti alle pro-
prie aspettative ma, la speranza e l’augurio che la
risoluzione segnasse la fine del tragico sanguinoso
periodo di incertezza e terrorismo ebbero il
sopravvento su ogni altra considerazione.
Tutte le forze politiche sollecitarono ed
auspicarono un veloce ritorno alla normalità invi-
tando “quanti hanno le armi in pugno di cessare
immediatamente la loro azione e tornare sulla via
della legge e della giustizia”.
Purtroppo questi accorati appelli di
pacificazione non ebbero molto successo ed a far-
ne le spese furono ancora una volta anche gli italia-
ni.
La sera del 17 dicembre, alla periferia di
Decameré, una tempo fiorente e dinamica cittadi-
na, una banda di scifta capitanati dall’etiopico
Brahané Nafur, irruppe improvvisamente nella fat-
toria di Gerolamo Benesti, un puntiglioso 45enne
toscano che, nonostante il pericolo, non volle mai
abbandonare il suo onesto lavoro. Sorpreso assie-
me a quattro suoi dipendenti all’interno della stalla
durante la mungitura, armi alla mano gli venne ri-
chiesta una notevole somma di denaro della quale
al momento non poteva disporre. Malgrado le insi-
stenti intercessioni dei suoi dipendenti uno degli
scifta gli sparò improvvisamente un colpo di fucile
che l’uccise all’istante. Caduto al suolo fu colpito
nuovamente da altri colpi che ne straziarono il cor-
po e quindi gli assassini, senza asportare nulla, si
diedero alla fuga.
Dopo meno di 24 ore dall’assassinio di
Gerolamo Benesti un altro italiano venne trucida-
to. Giovanni Zunino , dipendente della Ditta L.
V arnero, era partito di buon mattino alla guida di
un autocarro, con altri dipendenti nativi, diretto a
Mai Cabuna dove doveva effettuare un carico in
una delle concessioni della Ditta. Stavano percor-
rendo la strada Massaua-Zula quando giunti in lo-
calità Arat, 10 km circa oltre Archico, caddero in
una imboscata tesa dagli scifta che da ambo i lati
della strada colpirono la cabina del mezzo con una
trentina di fucilate. Zunino, raggiunto da due pro-
iettili decedeva sul colpo mentre i due nativi, sedu-
ti all’interno della cabina, rimasero gravemente
feriti.
L’autocarro ormai senza controllo proseguiva
per un breve tratto la marcia che si arrestava dopo
alcuni metri contro un masso. Gli scifta, usciti allo
scoperto, razziarono un fucile, la borsa dell’italia-
no e si allontanarono velocemente dal luogo del-PDF page 62
View this page in original PDF
62
l’agguato.
I due feriti nativi vennnero condotti all’Ospe-
dale Umberto I di Massaua; uno morì poco dopo il
ricovero, il secondo riuscì fortunatamente a soprav-
vivere.
Malgrado questi ulteriori atroci assassinii parve
che un nuovo clima potesse prendere il posto del pe-
riodo di terrore fino ad allora dominante ed in tale
ASMARA - 22 luglio 1950 - I funerali di Vittorio Longhi. Tutta la colonia italiana e moltissimi indigeni hanno
segui to il feretro. (Candido)
1950 - Camionale Asmara - Cheren - L’incendio di un’ autobotte daparte degli scifta. (Internet)PDF page 63
View this page in original PDF
63
prospettiva il 31 dicembre si tenne al Cinema Impero
in Asmara il Congresso del Popolo Eritreo (Riunione
per la Pace) durante il quale tutti i partiti dichiararono
di accettare le decisioni dell’ONU.
Alla solenne cerimonia erano presenti anche i
rappresentanti del Governo d’Italia, d’ Etiopia, di
Francia e degli Usa mentre brillarono per la loro
assenza quelli della Gran Bretagna. Ciò malgrado
tutti espressero soddisfazione e speranza auspicando
un immediato ritorno alla normalità condannando
ogni forma di violenza ribadendo la ferma volontà
di restaurare la pubblica sicurezza sul territorio
quale premessa fondamentale alla pace fra tutta la
popolazione.
In nome del “Fronte Democratico” , Ibrahim
Sultan dichiarava tra l’altro: “. . . è assolutamente
necessario che cessino le violenze e le vendette.
Troppo sangue è stato versato, e troppe distruzioni
sono avvenute. Rendiamoci conto che è sangue dei
nostri fratelli e che è ricchezza del nostro paese
che è andata distrutta. Tutto questo deve finire”.
L’Azmac Zerom Chiflé, del Partito Unionista,
da parte sua affermava: “. . . siamo unanimi nel
condannare ogni forma di violenza e di soprusi.
Ogni ulteriore atto del genere, risolvendosi in ul-
teriori ed inutili sofferenze per tutto il nostro popo-
lo, chi lo compie è nemico dell’Eritrea e degli
eritrei”.
Con queste dichiarazioni, rese durante una cosi
unanime e sentita cerimonia, i rappresentanti dei
partiti condannarono pubblicamente ed in modo
definitvo il banditismo ed il terrorismo anche quel-
lo camuffato dietro uno pseudo risvolto politico.
Nel suo discorso di capodanno l’amministrato-
re capo della BAE dichiarava che . . . “le popola-
zioni dell’Eritrea devono comprendere che gli scifta
non sono dei patrioti che agiscono per amore del
loro paese, ma dei fuorilegge, dei comuni crimina-
li, ed in molti casi dei brutali assassini”. ed ancora
. . . ”se le forze dell’attuale Amministrazione non
riusciranno a sradicare le attività dei fuorilegge
prima di lasciare il territorio il 15 settembre 1952,
sarà molto difficile istituire uno stabile Governo
Eritreo”.
Erano occorsi tre anni, centinaia di morti e di
feriti, tante lacrime, dolore e risentimenti, attività e
proprietà distrutte, economia in ginocchio per po-
ter finalmente ascoltare la confessione di un’am-
ministrazione che ammetteva di non aver combat-
tuto efficacemente il banditismo ed il terrorismo e
di non aver saputo difendere la libertà e la sicurez-
za della popolazione in Eritrea.PDF page 64
View this page in original PDF
64
Le buone parole e le intenzioni furono subito vani-
ficate. Il 5 gennaio 1951, malgrado le evidenti avvi-
saglie di un prossimo attacco da parte degli scifta e la
mancata efficace protezione richiesta invano alla po-
lizia britannica pochi giorni prima, l’agricoltore ita-
liano Gabriele Ciaglia veniva barbaramente trucida-
to.
Gabriele Ciaglia conduceva in affitto una parte
della concessione agricola di proprietà di Paolo
Marazzani situata a circa 5 km da Debaroa in loca-
lità Gabré Calai. Per timore degli scifta aveva la
consuetudine di pernottare nella fattoria padronale
di Mai Zubò poco distante dal suo terreno. Nei mesi
di novembre e dicembre aveva subito alcune razzie
e, sotto la minaccia di morte, aveva acconsentito a
versare ai banditi venti sterline. Il ricatto ed il ti-
more di ulteriori aggressioni vennero denunciati al
posto di polizia di Adi Ugri.
Verso la fine di dicembre, mentre Ciaglia e la
famiglia erano in Asmara per trascorrervi il capo-
danno, la stessa banda di fuorilegge, avanzava una
nuova richiesta di denaro tramite il capo operaio
nativo. Rientrato a Gabré Calai il 2 gennaio, Ga-
briele Ciaglia apprendeva della richiesta ma impos-
sibilitato a reperire la somma ripeteva la denuncia
del ricatto e richiedeva nuovamente la protezione
alla polizia di Adi Ugri che gli assicurava l’invio di
alcuni soldati inglesi.
All’alba circa 50 scifta invasero la fattoria di
Gabriele Ciaglia. Immobilizzati i dipendenti nativi
organizzarono l’agguato nascondendosi al lato della
pista che l’italiano avrebbe dovuto percorrere per
raggiungere la concessione. In prossimità di Gabré
Calai l’agricoltore cadde nell’imboscata e da pochi
metri di distanza gli spararono una fucilata che lo
colse in pieno petto uccidendolo. Non sazi del
brutale assassinio, prima di depredarlo, lo colpiro-
no con un secondo proiettile.
Dalla vicina concessione di Mai Zubò, intesi i
colpi ed intuito il pericolo, accorse l’agricoltore
Achille Beltramo con alcuni dipendenti nativi ma
vennero fermati da
un intenso fuoco
di fucileria da par-
te degli scifta che
li costrinse a ritor-
nare sui loro passi
e trincerarsi in
casa. Anche alcu-
ni constabili dislo-
cati a difesa della
vicina Conceria
Carini udirono gli
spari ed accorsero
sul posto aprendo
immeditamente il fuoco contro i banditi costringen-
doli ad abbandonare il terreno.
Questo ulteriore inutile criminale assassinio, av-
venuto a pochi giorni dalla cerimonia di pacifica-
zione e dal discorso dell’amministratore capo, suo-
nava come pesante atto di accusa contro il lassismo
e l’inefficenza delle autorità che avevano fatto pre-
cipitare, anno dopo anno, l’operosa e pacifica Eri-
trea nel baratro del disordine e della barbarie.
Il 9 febbraio 1951 giunse in Asmara il Rappre-
sentante dell’ONU, E.A.Matienzo, a capo di una
Commissione incaricata di stabilire gli opportuni
contatti con l’amministrazione britannica, le auto-
rità, i rappresentanti dei Partiti Politici e delle varie
Comunità.
Durante il periodo dei lavori, che proseguirono
ininterrottamente da febbraio a tutto marzo, venne-
ro visitati i maggiori centri abitati dell’Eritrea dove
furono ascoltati i pareri dei responsabili delle co-
munità ed interrogati gli abitanti per conoscerne i
pareri, rispondendo ai loro interrogativi sul futuro
del paese, commentando e illustrando i punti fon-
damentali ed i principi sui quali si intendeva basa-
re la progettata federazione.
La presenza della Commissione parve, come per
il passato, stimolare ancor più le attività terroristi-
che che ripresero con vigore in tutto il territorio
malgrado le scelte federative fossero ormai decise.
Anche le forze USA di stanza in Eritrea ebbero
di che criticare l’amministrazione britannica tanto
che, in una corrispondenza da Asmara datata 20 feb-
braio, apparve sul quotidiano americano “Chicago
Tribune” una decisa condanna intitolata:
“L’Amministrazione Britannica non è
in grado di proteggere i cittadini americani”
Le forze americane in Eritrea hanno subito tra-
gici avvenimenti a causa della inadeguatezza della
protezione da parte della polizia dell’Amministra-
zione Britannica nella ex colonia italiana.
Uccisioni ed aggressioni di americani sono ri-
“GIs in Eritrea Told to Shot if Attacked”
Chicago Daily News - May 1st, 1951
“Local Army Man Wounded By Bandits”
The Butler Eagle - May 1st, 1951
“GI Hurt, Aflame, Robbed by Eritrea Bandits”
Associated Press Washington - May 1951
ANNO 1951PDF page 65
View this page in original PDF
65
maste impunite mentre le forze inglesi ammettono
di non essere in grado di controllare l’attività de-
gli scifta, i terroristi nativi. Originariamente gli
scifta iniziarono la loro attività nascondendosi die-
tro motivazioni politiche e patriottiche ma è evi-
dente che si tratta di volgari banditi al di fuori di
ogni legge”. . . .”Lo scorso 13 novembre un solda-
to americano è stato ucciso da un colpo di arma da
fuoco durante un attacco di scifta ad un treno pas-
seggeri tra Massaua ed Asmara” . . . “il 10 dicem-
bre un treno di approvvigionamenti proveniente da
Massaua è stato bloccato e razziato in un punto in
cui la strada ferrata si discosta dalla camionale
che corre parallela per un lungo tratto. Il posto è
ben conosciuto anche dalle forze dell’ordine ed è
uno dei favoriti dagli scifta per i loro attacchi”. .
.”Alla fine dello scorso anno un gruppo di soldati
americani, durante una battuta di caccia, è stato
circondato dagli scifta e derubato dei loro fucili,
dei soldi ed altri oggetti di valore”. . .”Le truppe
americane di stanza in Eritrea sono convinte che
tali ripetuti attacchi sono dovuti alla negligenza
dell’Amministrazione Britannica che dovrebbe in-
vece garantire la sicurezza su tutto il territorio con
adeguato impiego delle forze di polizia”...“In casi
analoghi di banditismo sul loro territorio, perfino
i greci ed i cinesi hanno un minimo di buon senso
nel gestire simili emergenze. I britannici non rie-
scono a fare neppure questo”. . .”gli inglesi li la-
sciano fare probabilmente perchè consapevoli del-
la loro totale inefficienza oppure perché politica-
mente favorevoli agli scifta che originariamente
avrebbero operato in supporto alla tesi del Partito
Unionista Eritreo in favore dell’Etiopia le cui idee
anti italiane collimano perfettamente con i fini po-
litici dei britannici”.
Altri articoli apparvero su numerosi quotidiani
americani dell’epoca ed al loro interno, oltre alla
cronaca degli avvenimenti, ripetevano gli stessi giu-
dizi sull’inefficienza dell’amministrazione britan-
nica a proposito delle norme di sicurezza del pae-
se:
Il 19 febbraio il maggiore generale D.C. Cum-
ming subentrò, quale amministratore capo dell’Eri-
trea, al brigadiere generale F.G.Drew. Il nuovo Di-
rigente BAE, esperto di questioni coloniali e di men-
talità più aperta e lungimirante del suo predecesso-
re, sembrò deciso ad affrontare il problema del bri-
gantaggio e del terrorismo con maggioredecisione
incrementando in primo luogo le forze di repres-
sione ma, all’atto pratico, nulla intervenne a porre
termine alle azioni degli scifta.
Il 25 aprile l’industriale Rodolfo Melotti cadde
in una imboscata tesa da alcuni scifta lungo la pista
che da Gullui conduce a Om Hager, nel Bassopia-
no Occidentale. Raggiunto da alcuni colpi di arma
da fuoco rimase al suolo per alcune ore prima di
essere soccorso e trasportato all’ospedale di Tesse-
nei dove, malgrado le cure, non riuscì a sopravvi-
vere. Al solenne funerale che si tenne in Asmara vi
fu la totale partecipazione della comunità italiana,
di migliaia di eritrei e, tra le autorità, il Commissa-
rio delle Nazioni Unite, un rappresentante dell’am-
ministrazione britannica, il Console americano ed
il rappresentante del Governo italiano. La morte di
Rodolfo Melotti, una delle personalità più in vista
della comunità italiana, rinnovò in modo grave ed
inequivocabile la condanna dell’amministrazione
britannica ancora una volta incapace di combattere
e debellare il banditismo.
PDF page 66
View this page in original PDF
66
ASMARA - 1951 - Un gruppo di scifta che si sono arresi alle autorità. Essi percepiscono un compenso
quotidiano in attesa di una sistemazione definitiva. (Candido)
L’immediata conseguenza di quest’ultimo bar-
baro assassinio furono le aperte rimostranze che il
Commissario delle Nazioni Unite, A.E. Matienzo,
espresse all’amministrazione britannica accusata,
come ormai avveniva da anni, di essere incapace di
sanare la situazione eritrea e l’avvertiva inoltre che,
qualora nessun positivo cambiamento fosse inter-
venuto, avrebbe potuto prendere in considerazione
un eventuale intervento delle truppe delle Nazioni
Unite chiedendo contemporaneamente l’instaura-
zione in Eritrea di un’amministrazione provvisoria
dell’ONU.
Il Commissario Matienzo non arrivò a mettere
in atto quelle misure estreme ma il 1 maggio 1951,
nel corso di una conferenza stampa, concretizzò le
sue rimostranze annunciando la sospensione dei
lavori della Commissione motivandole in questi
termini: “Io non credo sia consigliabile, dal punto
di vista psicologico, iniziare queste consultazioni
proprio nel momento in cui la popolazione, la qua-
le desidera pace e sicurezza prima di tutto, è in
pericolo. Inoltre, non ritengo opportuno che io deb-
ba viaggiare, sventolando la bandiera delle NU,
su strade macchiate dal sangue di persone attac-
cate dai terroristi”.
Se l’amministrazione britannica desiderava che
le proteste per la sua inefficienza e per l’assenza di
sicurezza del paese necessitassero di una condanna
ufficiale, questa era puntualmente arrivata!
Nel tentativo di porre fine alla spirale del terro-
rismo si era intanto fatta strada la convinzione che
la soluzione del problema potesse risiedere nella
promulgazione di una amnistia che, pur non gradi-
ta da chi aveva subito tanti danni ed atroci delitti,
poteva essere accettata come una ineluttabile ne-
cessità per ritornare finalmente ad una norma di vitaPDF page 67
View this page in original PDF
67
ASMARA - Marzo 1952 - Cavalli di frisia sistemati per le vie di Asmara in occasione delle elezioni, per
reprimere eventuali disordini. Contro i banditi non fu però mai adottato un sistema di difesa tale da proteg-
gere la vita degli italiani. (Candido)
civile e pacifica.
Ma il tributo di sangue pagato fino allora dagli
italiani non doveva ritenersi ancora esaurito per-
ché la sera del 9 giugno, in Asmara, due giovani
nativi pugnalarono selvaggiamente il vetraio Olao
Trevisan mentre rientrava a casa al termine della
giornata di lavoro nel suo laboratorio. Raggiunto
da dodici colpi e ridotto in fin di vita venne imme-
diatamente ricoverato all’Ospedale Regina Elena.
Malgrado le sue gravi condizioni fu in grado di in-
formare gli inquirenti di aver riconosciuto, senza
ombra di dubbio, i suoi aggressori che ben presto
vennero individuati ed arrestati. Gli autori erano
due giovani ex dipendenti della ditta che il titolare
era stato costretto a licenziare in seguito ad un fur-
to di denaro avvenuto tempo prima.
Il desiderio di vendetta e la convinzione di po-
tersi appropriare dei beni del datore di lavoro, se-
condo quanto promesso dalla velenosa propagan-
da ampiamente diffusa in quel periodo, ossia che al
momento del trapasso dei poteri dall’amministra-
zione britannica al futuro governo eritreo ogni pro-
prietà degli italiani sarebbe automaticamente pas-
sata nelle mani dei nativi, li aveva persuasi ad ag-
gredire Olao Trevisan. Il malcapitato, dopo una lun-
ga e straziante agonia, cessò di vivere il successivo
15 giugno.
Il nuovo amministratore generale dell’Eritrea,
D.C. Cumming, nel tentativo di accelerare la re-
pressione del terrorismo incrementò le forze di po-
lizia e contemporaneamente, il 16 giugno 1951,
emise il proclama nr. 104 che annunciava per gli
scifta un’amnistia generale con la quale si sperava
di assottigliare considerevolmente i gruppi di bri-
gantaggio che ebbero tempo fino al 18 luglio per
consegnarsi alle autorità.
Il Commissario dell’ONU Matienzo, consideran-
do positivamente il nuovo atteggiamento assunto
dall’amministrazione britannica riprese le consul-
tazioni ed il 29 giugno 1951 fu in grado di presen-
tare una bozza della costituzione eritrea che di li a
poco avrebbe discusso anche con il ministro degli
esteri etiopico.
Purtroppo, in più occasioni, Matienzo dimostrò
di subire notevoli condizionamenti da parte del
ministro di Addis Abeba che riuscì facilmente ad
imporre l’adozione della bandiera etiopica come
simbolo della nascente federazione tra i due paesi e
consentì la presenza nel futuro governo di Asmara
di un rappresentante del governo dell’imperatore.
In pratica si poteva già intravvedere una vera e
propria annessione dell’Eritrea all’Etiopia e non
quell’indipendenza federata come era nelle inten-
zioni originarie dell’Assemblea Generale delle N.U.
Intanto, per effetto dell’amnistia generale decre-
tata dall’amministrazione britannica, la sicurezza
interna del paese assunse un nuovo deciso indiriz-
zo positivo mostrando finalmente dei benefici ri-
sultati tanto che, alla scadenza del termine stabilito
per la resa, il numero degli scifta che si consegna-
rono alle autorità fu di 903, fra cui 41 capi.PDF page 68
View this page in original PDF
68
ASMARA - 1952 - Una seduta dell’assemblea legislativa eritrea. (Candido)
ASMARA - Marzo 1952 - Le elezioni in un seggio di Ghezzabanda, quartiere dell’Asmara. Il controllo inglese
non ha impedito i brogli. Dietro le spalle di un “compare” un indigeno fa un segno convenzionale per
segnalare la lista da votare. (Candido)PDF page 69
View this page in original PDF
69
Altri 32, che rifiutarono di consegnarsi, venne-
ro catturati e giustiziati mentre 10 tra i più irriduci-
bili come Uoldegabriel Mosasghì, Hagos Temnuò,
Asseressei Embaié, Techesté Hailé ed altri, ebbero
probabilmente la possibilità di passare impunemen-
te il confine rifugiandosi in Etiopia.
Mentre il Commissario dell’ONU proseguiva
l’elaborazione e la stesura della costituzione eri-
trea, sia per l’effetto delle ormai definitive decisio-
ni delle NU decisamente favorevoli alla soluzione
federativa che per le nuove regole sulla sicurezza
adottate dall’Amministratore Cumming, le attività
economiche mostrarono un accenno di ripresa ed
anche la vita quotidiana dei molti italiani ancora
residenti nel paese parve finalmente avviarsi sui
binari della normalità.
Il 21 dicembre 1951, intanto, il Presidente Dott.
Vincenzo Di Meglio ed i Membri del CRIE, consi-
derando esaurite le loro funzioni decidesero lo scio-
glimento del Comitato.
Alla fine di marzo del 1952 vennero eletti i mem-
bri dell’Assemblea Rappresentativa Eritrea che pre-
sero in esame la costituzione preparata dal Com-
missario dell’ONU che riscosse l’unanime consen-
so e fu approvata il 10 luglio. Il giorno seguente
venne ratificata anche dal governo di Addis Abeba.
Il 28 agosto Tedla Bairu assunse l’incarico di
capo del governo eritreo.
Il 12 settembre arrivò in Asmara e prese posses-
so del suo nuovo ufficio il rappresentante dell’im-
peratore Hailé Selassié.
Tre giorni dopo, il 15 settembre 1952, la bandie-
ra inglese venne ammainata per l’ultima volta e
sostituita dal tricolore etiopico
L’indomani, 16 settembre, amministratori e trup-
pe inglesi abbandonarono il paese senza suscitare
alcuna ombra di rimpianto. Dopo oltre 11 anni di
permanenza in territorio eritreo lasciarono alle loro
spalle un paese in ginocchio, la desolazione e, quello
che più addolora, i nostri 61 evitabili Morti.
ANNO 1952PDF page 70
View this page in original PDF
70
1941
LAURITI Fernando -- Tenente P.A.I. Actur 5 aprile
SANGUE Edoardo -- Tenente P.A.I. Actur 5 aprile
FAENZI Giuseppe -- V. Brig. P.A.I. Actur 5 apirle
FAVRO Luigi 43 autista Asmara 23 aprile
DI GIOACCHINO Raul 48 concessionario Addì Gombolò 6 maggio
1943
SORRENTO Francesco 17 studente Asmara 10 ottobre
DE MONTE Luigi 41 autotrasportatore Km. 29 Asmara-Decameré 19 ottobre
PRATI Orlando 28 autotrasportatore Km. 29 Asmara-Decameré 19 ottobre
1944
VITRO’ Umberto 31 gestore Bar kh. 132 Senafè-Addi Caieh 11 marzo
DISCARDI Ernesto 47 mezzadro Addi Finin (Debaroà) 17 giugno
TARTAGLIONE Gabriele 35 fornaio Decameré 7 luglio
ZINO Pietro 40 agricoltore Mai Ghindi (Addi Ugri) 28 agosto
CUTURI Gianfranco 46 meccanico Mai Ghindi (Addi Ugri) 28 agosto
ARENA Emanuele 43 dipendente BMA pressi Dongollo 4 novembre
1945
PAVONE Biagio 43 artigiano Zolot (Mai Cioet-Asmara) 1 giungo
ROMANO Luigi 41 contabile Mai Cioet (Asmara) 14 novembre
1946
CHIAPPARONE Carmine 44 fornaciaio Amba Galliano (Asmara) 6 gennaio
GUARISCO Pietro 42 - - Asmara 23 giugno
1948
CONDAZA Silvio 39 - - presso Mai Habar 8 marzo
CATENA Giuseppe 50 concessionario Mai Gura 25 marzo
BACCHETTA Giuseppe 47 concessionario prosso Abfutat 12 aprile
MICELI Mario 37 dipendente FF.EE km. 30 Asmara-Cheren 5 agosto
CURRELI Giovanni 57 dipendente FF.EE km. 30 Asmara-Cheren 5 agosto
BARBIERI Emilio 33 autista km. 55,2 Asmara-Cheren 27 agosto
1949
MARCHETTI Lino 38 elettricista Senafé 5 marzo
DI STASI Antonio 23 guardia di Finanza Senafé 5 marzo
TRAMACERE Alfredo 36 guardia di Finanza Senafé 5 marzo
CULTRARA Angelo 39 tassista Asmara 24 marzo
DI MATTEO Gennaro 38 tassista Asmara 9 aprile
BICA Gustavo 33 impiegato di Dogana km. 9 Senafé-Addi Caieh 4 giugno
ALESSI Quinto 36 carabiniere km. 9 Senafé-Addi Caieh 4 giugno
JOVINE Giuseppe 52 carabiniere km. 8 Arresà-Addi Ugri 8 giugno
RAVELLO Arturo 38 agricoltore Mai Ambetà 19 giugno
TIMONIERI Salvatore 70 pensionato FF.EE Tzada Cristian 5 ottobre
KASSEROLER Otto 36 - - Tzada Cristian 5 ottobre
SANTANGELO Antonio 53 muratore Addi Ugri 13 novembre
MERODI Gregorio 63 cameriere Addi Ugri 13 novembre
GUIDARA Placido 40 tassista km. 87 Asmara-Massaua 17 novembre
PERESSINI Giovanni 41 padroncino Grat Zellam 26 novembre
NARDI Silvio 60 perito agrario Elabi (Merara) 4 dicembre
MUTTI Djalma 46 commercialista Asmara 12 dicembre
1950
ALLETTI CURCIO Maria 50 casalinga Decameré 14 gennaio
CARDENA’ Sesto 42 autista Enda Esc 19 febbraio
ONORI MARIANGELI Elena 48 casalinga Ghinda 5 marzo
ONORI Orazio 47 imprenditore Ghinda 5 marzo
MACAMULI Giulio Cesare 19 impiegato km. 8 Asmara-Massaua 10 marzo
PEDULLA’ Armando 31 - - Marhanò 28 marzo
BATTAGLIA Antonio 32 concessionario Marhanò 28 marzo
REFORGIATO Giovanni 45 controllore FF.EE Zazzega 30 marzo
LE VITTIME ITALIANE IN ERITREA NEL PERIODO 1941-1951PDF page 71
View this page in original PDF
71
FURIONI Amedeo 54 fabbro Doop (Addi Nefas) 2 maggio
SANTOMASO Giuseppe 46 capo minatore Doop (Addi Nefas) 2 maggio
MONDA Stefano 50 agricoltore km.12 Nefasit-Decameré 8 maggio
NASSISI Giuseppe 50 calessinaio Asmara 13 maggio
NEGRI Lorenzo 47 coltivatore Ducambia (Barentù) 14 maggio
SEMPRONI Pio 35 carabiniere km. 167 Agordat-Cheren 21 ottobre
MOZIO COMPAGNONI Giuseppe 52 capostazione FF.EE Ghinda 2 novembre
ROMEO Michele 47 capostazione FF.EE Ghinda 2 novembre
BENESTI Gerolamo 45 allevatore Decameré 17 dicembre
ZUNINO Giovanni 39 impiegato Arat (Zula) 18 dicembre
1951
CIAGLIA Gabriele 38 agricoltore Mai Zubò (Debaroò) 5 gennaio
ARMENI Giovanni -- caposquadra FF.EE Ghida 12 febbraio
MELOTTI Rodolfo 47 industriale Chichi (Om Hager) 25 aprile
TREVISAN Olao 47 vetraio Asmara 9 giugno
BIBLIOGRAFIA
Un particolare e sentito ringraziamento al Sig. Raffaele BOZZI, di Serravalle P .se, che con inusitata apprezzata
generosità e fiducia mi ha concesso in prestito gli originali di tutti i numeri del settimanale “Candido”, prele-
vandoli dalla sua inestimabile collezione, rendendo così possibile la stesura di queste ricerche sulle vicende
eritree.
(Eros Chiasserini)
Giuseppe Puglisi - Chi è? dell’Eritrea 1952 -Dizionario biografico - Agenzia Regina Asma
ra - 1952
Massimo Rendina - Inchiesta in Eritrea.In “Candido” a puntate dal nr 25 al nr 27 A. 1952 -
Milano
Giuseppe Puglisi - Eritrea 1941 - 1951. Italiani assassinati per procura. In “Candido” a
puntate dal nr 33 al nr 49 (esclusi i nr 45 e 46) A. 1952 - Milano
Giacinto Fiore - 200 Pagine sull’Eritrea - Asmara 1952
Corriere Eritreo - Anno XIX nr 52 - 1 Marzo 1941
Corriere della Sera - 16 Novembre 1949
La Domenica del Corriere - Anno 51 nr 51 - 18 Dicembre 1949
La Domenica del Corriere - Anno 52 nr 5 - 29 Gennaio 1950
La Tribuna Illustrata - Anno LVIII nr 1 - 1 Gennaio 1950
La Settimana Incom - Anno III nr 5 - 4 Febbraio 1950
Il Lavoro degli Italiani in Eritrea - Anno IV nr 21 - 25 Maggio 1950
Epoca - Anno I nr 6 - 18 Novembre 1950
Chicago Tribune - February 20th, 1951PDF page 72
View this page in original PDF
72